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In 3 sorsi – In quanto ad omicidi il Messico è il più violento Stato latino in compagnia di Venezuela, Nicaragua e Colombia.

1. OMICIDI, IL CONTINENTE PIÙ PERICOLOSO

L’America Latina è da sempre l’area geografica più violenta e pericolosa del pianeta. Qualsiasi sia lo stato latino americano preso in esame, risulta sempre avere le statistiche più allarmanti di qualsiasi altra area al di fuori del contesto latino. Ma vediamo nel dettaglio. Venezuela89/90 morti ammazzati ogni 100mila abitanti, in questo caso frutto di rapine, sequestri, estorsioni, e infine la criminalità organizzata. In Venezuela la morte è dietro l’angolo e si accompagna alla povertà estrema e abbondanza di armi in ogni dove. Caracas vanta il primato mondiale di oltre 130 morti ammazzati ogni 100mila abitanti, una guerra a cielo aperto, rendendola di fatto la città più violenta al mondo.El Salvador, con oltre 60 morti ammazzati ogni 100mila abitanti seguita da Jamaica 56 morti ammazzati ogni 100mila, Honduras 43, Brasile 30, Guatemala e Messico 26 ammazzati ogni 100mila abitanti.Numeri che sono volutamente bassi perchè ufficiali e non tengono conto delle centinaia di morti non denunciate e non catalogate.

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Fig.1 – Grande manifestazione popolare ad Oaxaca

2. MESSICO, VIOLENZA IN ASCESA, IL NARCOTRAFFICO SI SPINGE NELLE AREE TURISTICHE

Tra tutti spicca il Messico non tanto per il numero, quanto per la velocità di acutizzazione del problema nel solo anno 2018.I casi di omicidio in Messico nel 2017 sono stati 31.174, includendo quelli contro i politici ammazzati il che equivale a un tasso di oltre 25 vittime fatali ogni 100.000 abitanti. Il 2018 fa molto meglio.La Riviera Maya Messicana, di cui Cancun e Playa del Carmen insieme a Tulum, sono i centri balneari più famosi, hanno ottenuto una recrudescenza degli omicidi del 134% in solo 6 mesi. Incalcolabili i morti ammazzati in strada o locali, vendette, duelli in pubblico o feroci mattanze tra organizzazioni criminali e autorità. Il Messico da sempre annoverato per essere il più crudele e sanguinario, e il più machista, vede la sua statistica di omicidi salire in fretta in quelle aree che ancora si reputavano parzialmente protette dal narcotraffico e crimine organizzato. Un record di 11.241 esecuzioni legate a gruppi di criminalità organizzata in Messico sono state registrate durante i primi sei mesi del 2018.Una media di oltre 60 al giorno e un aumento del 28% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, secondo un nuovo rapporto dell’agenzia di vigilanza Semáforo Delictivo e Lantia Consultores, un’organizzazione senza scopo di lucro che tiene traccia delle uccisioni connesse al crimine organizzato.La violenza porta a una militarizzazione delle strade, per cui occorre abituarsi, anche in zone turistiche ad accettare la presenza di numerosi Federales.Ma il problema rimane irrisolto alla radice.Corruzione, cattiva gestione delle risorse dedicate alla sicurezza, il Plan Merida che ha portato ad una vera guerra di stato contro i cartelli, acutizzando il problema dei danni collaterali, ovvero civili morti negli scontri, o intere cittadine rase al suolo (da cui poi origina il triste problema dell’immigrazione verso gli Stati Uniti). L’omertà e lo scarso senso civico di molti operatori in Messico crea un problema insormontabile per le autorità e le pubbliche amministrazioni che in prima linea tentano di arginare, spesso con insuccesso il crescente disagio che si tramuta spesso in violenza pura e cieca. Violenza  che porta a danni sociali pesanti, come una impennata dei suicidi per vivere in zone troppo violente.

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Fig.2 – Una pattuglia della polizia messicana

 3. ANDRES MANUEL LOPEZ OBRADOR E IL SUO PIANO DI SICUREZZA NAZIONALE

C’è da attendersi un cambio radicale delle dinamiche con il prossimo appena eletto presidente della Repubblica del Messico, AMLO, che ritiene che il problema violenza debba essere affrontato eliminando il Plan Merida, legalizzando marijuana e derivati dell’hashish, lavorando in sintonia con la DEA Americana e rendendo più severi anche i requisiti di migrazione in Messico da parte di altre nazionalità, ridurre la militarizzazione e la spesa eccessiva in armamenti militari per le forze dell’ ordine. Un mix la cui efficacia in un paese che non conosce le mezze misure e le mezze parole e dove in certi posti anche uno sguardo di troppo si tramuta in una morte certa, rimane ancora avvolta nel dubbio. Da quando ha vinto le elezioni, López Obrador ha fatto un’inversione di marcia su una proposta di campagna per creare una guardia nazionale composta da circa 200.000 soldati e 50.000 marines che svolgessero essenzialmente le stesse mansioni di quelli ora dispiegati nelle strade. Invece, López Obrador ha detto che la proposta non si concretizzerà nel breve periodo e che saranno fatti sforzi per nominare un nuovo Segretario della sicurezza pubblica e rimuovere i militari dalle strade. Tuttavia, la proposta della guardia nazionale del Messico, è quasi una copia carbone dei tentativi dei passati presidenti, in particolare quelli di Peña Nieto, di segnare il loro arrivo con nuove forze di sicurezza che seguono modelli antichi. Nel frattempo Lopez Obrador annuncia che inizierà il suo piano di sicurezza nazionale in Ciudad Juarez, che chiude solo il mese di luglio con 200 omicidi e oltre 715 da inizio anno.

Ivan Memmolo