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In 3 sorsi – Il 29 marzo 2019, data ufficiale dell’uscita dall’Unione Europea del Regno Unito, si avvicina. Proseguono le trattative fra Londra e Bruxelles per arrivare ad un accordo condiviso.

1. LA CRISI DEL GOVERNO MAY

Dopo alcuni mesi in cui l’immigrazione ha costituito il tema principale del dibattito politico europeo, ritorna in auge la questione Brexit.
In seguito al vertice del 6 luglio, e alla linea soft adottata dal premier Theresa May, il partito conservatore appare sempre più diviso. Gestire una fase complicata dei negoziati dopo aver “perso” due importanti pedine del governo come il Ministro degli Esteri Boris Johnson e il Ministro per la Brexit David Davis, rischia di mettere in pericolo la stabilità dell’esecutivo.
Il premier deve, da un lato, fronteggiare gli umori del suo partito che preme per una Brexit più “rigida” e dall’altra deve tener conto degli interessi di aziende e banche della City che spingono per una normalizzazione della situazione (o addirittura di un nuovo referendum).
L’inquilina di Downing Street deve inoltre gestire l’ingarbugliata situazione con la Repubblica d’Irlanda (che fa parte dell’UE e adotta l’euro), l’Irlanda del Nord (fedele alla Regina) e la Scozia (che non vorrebbe abbandonare l’Unione Europea).

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Fig. 1 – L’ex Ministro degli Esteri britannico Boris Johnson

2. LE PROSSIME FASI DELLA BREXIT

Al netto della situazione di crisi all’interno del partito conservatore, quali saranno le prossime tappe che Londra dovrà affrontare fino alla data del Leave (uscita dall’UE)?
Innanzitutto bisognerà comprendere se l’Unione Europea tramite Michel Barnier, la persona designata da Bruxelles per gestire i negoziati, accetterà i contenuti del “White Paper” il Libro Bianco prodotto dal governo britannico e contenente le linee guida della Brexit  Tra i punti chiave l’idea di una relazione commerciale fra Regno Unito e Unione che assicuri un mutuo accesso per le merci britanniche ed europee con una sostanziale zona di libero scambio.
In questo senso il Consiglio Europeo di ottobre sarà fondamentale per capire la posizione adottata dai 27 stati membri. L’UE vorrebbe arrivare ad un accordo definitivo ad ottobre per far sì che vi siano i tempi tecnici per discutere delle nuove regole e farlo ratificare dal Parlamento europeo.

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Fig. 2 – Theresa May sta per affrontare il periodo più difficile del suo mandato da Premier

3. BREXIT: TRA UNIONE EUROPEA E USA

Gli sviluppi della Brexit sono seguiti con particolare interesse anche dai Paesi extra europei. Alcuni giorni fa il presidente statunitense Donald Trump ha incontrato Theresa May manifestandole l’intenzione di concludere un accordo di libero scambio non appena l’uscita del Regno Unito sarà ufficiale. L’obiettivo, non troppo nascosto, del Tycoon americano è quello di incoraggiare tutti i movimenti euro scettici per dividere l’Unione Europea e stringere singoli accordi commerciali con i diversi Paesi.
Theresa May si trova invece nella situazione più difficile da quando è subentrata a David Cameron. La perdita di due esponenti di spicco rischia di mettere fine anticipatamente al suo esecutivo con i sondaggi interni che danno in ascesa le quotazioni dei Laburisti. Addirittura alcuni esponenti dell’opposizione ipotizzano la possibilità di un nuovo referendum, anche se in queste ore il premier si è affrettato a smentire questa ipotesi.
Dal canto suo Bruxelles ha dichiarato che non sottoscriverà nessun accordo che metta in discussione le basi del Mercato Unico.
L’Unione Europea vuole arrivare ad un compromesso il più presto possibile per ribadire la sua centralità. La questione Brexit rischia inoltre di influenzare le elezioni europee del maggio 2019 e dare ancora più slancio ai partiti di stampo “sovranista”.

Luca Rosati