Puoi leggerlo in 3 min.

In 3 sorsi – Alla Colombia il primato per la produzione di cocaina e marijuana, al Venezuela quello nella logistica e nel trasporto di materie prime. Il narcotraffico ha imparato a sfruttare le economie di scala. 

1. NARCOTRAFFICO E POLITICA

La Colombia batte ogni record: con oltre 1.500 tonnellate di cocaina prodotta, il 2017 è stato l’anno più redditizio. Ma anche per quanto riguarda l’abbattimento dei costi di produzione, dovuto alla simbiotica relazione tra le economie di Colombia e Venezuela. Il Venezuela da anni è ormai la vera patria dei ribelli delle FARC, e soprattuto dell’ELN , il gruppo di guerriglieri ancora in attività in Colombia.
Il Venezuela ha dato loro una patria dove sentirsi al sicuro, trafficando in accordo con l’intelligence e i militari. La corruzione nel Paese, combinata con la proliferazione delle economie illegali, ha trasformato gli Stati venezuelani di confine in autentiche riserve criminali. Mentre i gruppi organizzati del Venezuela si sono rafforzati solo negli ultimi dieci anni, quelli colombiani hanno tradizionalmente esercitato grande influenza nella regione di frontiera. Con la smobilitazione del 2017 delle FARC c’è stato un importante cambiamento nel panorama criminale lungo il confine. La tolleranza verso i gruppi ribelli marxisti colombiani è iniziata sotto Chavez, che li considerava alleati ideologici: sebbene il suo atteggiamento nei loro confronti fosse complesso, li assecondava e appoggiava in base alle esigenze politiche del momento. 

Embed from Getty Images

Fig. 1 – Mappa dell’area 

2. FARC IN VENEZUELA, TRA NARCOTRAFFICO E CRISI SOCIALE

Sotto Maduro il Venezuela ha svolto un ruolo importante nel processo di pace con le FARC e non ci sono prove che sostengano la presenza dei ribelli nel Paese. Tuttavia la lotta per la sopravvivenza politica ha assorbito tutta la sua attenzione, quindi i colombiani hanno potuto prosperare impunemente sul suolo venezuelano. Esiste una perfetta simbiosi imprenditoriale tra i due Stati: da un lato le formazioni colombiane della ribellione armata (dissidenti FARC ed ELN), dall’altro le forze dell’ordine, le forze governative e i semplici cittadini venezuelani, portati allo stremo dalla fame e dalla crisi economica, sanitaria e sociale. Dalla smobilitazione del 2006 dell’esercito paramilitare delle FARC si è sviluppata una pletora di gruppi criminali colombiani, i (Grupos Armados Organizados – GAOs). Di questi, due hanno una presenza significativa in Venezuela: i Rastrojos e gli Urabeños.
Ci sono stati combattimenti tra le due formazioni nel territorio venezuelano per il controllo dei corridoi di contrabbando. La frammentazione per loro ha significato ritirarsi all’ombra del confine venezuelano, ove operano i dissidenti ELN, EPL e FARC, e in molti casi lavorare con i gruppi ribelli. Tra i principali attori irregolari venezuelani lungo la frontiera sono le Forze di Liberazione Bolivariane (Fuerzas Bolivarianas de Liberación – FBL), lo strano fenomeno di un gruppo ribelle filo-governativo, modellato sull’esempio colombiano. Mentre inizialmente le FBL operavano a stretto contatto con l’ELN, ora lo considerano come un competitor, dal momento che l’ELN ha una presenza forte sul lato del confine con il Venezuela. Negli ultimi anni, le FBL hanno avuto molti più contatti con le FARC.

Embed from Getty Images

Fig. 2 – Forze armate in un laboratorio di produzione 

3. LA RAFFINAZIONE DELLA PASTA DI COCA IN VENEZUELA

La regione di confine colombiana di Catatumbo, nel dipartimento di Norte de Santander, è il posto più economico al mondo per produrre cocaina. Oggi è anche una delle aree di coltivazione e produzione di droga più prolifiche della Colombia. I pendii montani delle Ande presentano alcuni dei più alti raccolti di cocaina per ettaro, oltre sette chilogrammi all’anno secondo fonti della polizia anti-narcotici della Colombia. La principale sostanza chimica precorritrice nella lavorazione della cocaina è la benzina, e grazie ai sussidi per il carburante del Venezuela, questa è poco costosa. Altri fattori favorevoli sono la vicinanza a un punto di partenza – in questo caso lo stesso Venezuela – e una forza lavoro a basso costo per raccogliere, trattare e spostare le spedizioni di cocaina. I venezuelani forniscono sempre più forza lavoro, e ora sono pronti ad assumere rischi molto maggiori, con molto meno denaro, rispetto ai loro colleghi colombiani. Non mancano nemmeno disperati venezuelani che chiedono di lavorare per i narcos.
La cocaina colombiana sta attraversando il confine con il Venezuela lungo tre assi principali: dal centro di produzione di Catatumbo, negli Stati venezuelani di Táchira e Zulia; attraverso le pianure orientali della Colombia verso lo Stato di Apure; lungo i fiumi della giungla nello Stato di Amazonas. In un’intervista del 2018 il presidente colombiano Juan Manuel Santos ha accusato il Governo venezuelano di usare bande criminali per «perpetuarsi al potere». Il presidente Maduro ha risposto descrivendo la Colombia come uno «Stato fallito». C’è poca speranza di cooperazione contro il crimine. Per il futuro possiamo attenderci un aumento del flusso di cocaina in Venezuela, mentre in Colombia cresceranno le coltivazioni, con il rafforzamento di tutti i gruppi illegali colombiani sul suolo venezuelano e un incremento dei disperati venezuelani reclutati dal crimine organizzato colombiano. 

Ivan Memmolo

Print Friendly, PDF & Email