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In 3 sorsi – Nuove rotte del narcotraffico fanno capolino in Ecuador e Repubblica Dominicana, per sopperire alle carenze logistiche del Venezuela nel trasporto di stupefacenti.

1. NARCOTRAFICO A GUAYAQUIL, ECUADOR

Il crescente ruolo di Guayaquil, in Ecuador, soprattutto per il traffico di cocaina, riflette le mutevoli dinamiche del commercio di droga tra Colombia e Ecuador e mostra come le politiche di contrasto al traffico di droga siano fallite. El Comercio ha pubblicato un rapporto sul ruolo di Guayaquil nel commercio della cocaina. Le autorità attribuiscono questo sviluppo a una combinazione della recente militarizzazione della città ecuadoriana di Esmeraldas al confine con la Colombia, nonché ai massimi storici della produzione di cocaina di eccezionale qualità e quantità in Colombia, oltre 1500 tonnellate nel 2017. Gruppi criminali e narcotrafficanti colombiani stanno reclutando bande ecuadoriane per trasportare la droga a Guayaquil. Il capo dell’ente nazionale anti-narcotici dell’Ecuador, Carlos Alulema, ha dichiarato che “ora le droghe vengono raccolte in altre province all’interno dell’Ecuador, come Napo, Orellana, Santo Domingo e Chimborazoe. Una volta che hanno accumulato abbastanza cocaina nelle province interne, la spediscono a poco a poco ai magazzini e ai laboratori a Guayaquil“.  

Da Guayaquil, le droghe vengono inviate in Europa in navi e container. La cocaina viene spedita via terra ad altre province costiere dell’Ecuador come Manabí, da dove parte in piccole imbarcazioni da spiagge remote incluse le isole Galapagos. Quest’anno, il paese ha condotto quasi 2.000 sequestri di cocaina e 373 a Guayaquil. Gruppi armati sono anche stati responsabili di sequestri e uccisioni di civili, tra cui il caso di tre impiegati di El Comercio uccisi a giugno e la scoperta più recente dei corpi di una coppia ecuadoriana che era stata rapita in aprile. Gran parte del traffico di droga e della violenza lungo il confine è stato attribuito al Frente Olíver Sinisterra, un gruppo di dissidenti delle FARC presieduto da Walter Artízala, alias “Guacho“.

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Fig.1 – Un’immagine della Repubblica Dominicana

2. REPUBBLICA DOMINICANA, NARCOTRAFFICO E RICICLAGGIO DI DENARO 

La ragione della rinascita del narcotraffico nei Caraibi è spiegata da due fattori: l’aumento degli investimenti statunitensi nella guerra al narcotraffico in America centrale e in Messico e la crescente importanza del Venezuela come centro regionale per la cocaina colombiana. Gli Stati Uniti hanno dedicato risorse attraverso l’Iniziativa Mérida in Messico, iniziata nel 2008, e l’Iniziativa di sicurezza regionale dell’America Centrale (CARSI), che ha pompato denaro nelle nazioni del Triangolo Settentrionale di El Salvador, Honduras e Guatemala. Ciò ha avuto effetto sul ponte aereo della cocaina dal Venezuela all’Honduras, quasi eliminandolo, spingendo verso il mar dei Caraibi le spedizioni. La Repubblica Dominicana ha parecchi percorsi da offrire. Per il mercato statunitense, c’è Puerto Rico, a soli 381 chilometri di distanza. Dinamiche simili si applicano ai territori francesi della Martinica e della Guadalupa per le spedizioni nell’Europa continentale.Territori britannici d’oltremare come Anguilla, Bermuda, le Isole Vergini britanniche sono trampolini di lancio verso il Regno Unito. Tuttavia, grazie ai vantaggi linguistici e alla significativa diaspora domenicana, la Spagna è ancora il principale punto di ingresso in Europa per le droghe che lasciano la Repubblica Dominicana. E la Repubblica Dominicana è una nazione di transito per la cocaina per il fatto che i DTO, drug traffic organizations, dominicani sono entrati tra i grandi, prendendo il controllo anche dei carichi venezuelani. I domenicani, lavorando con i cartelli colombiani e messicani, fungono anche da intermediari per le grandi mafie internazionali che cercano di assicurare grandi quantità di cocaina sulla piazza mondiale. 

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Fig. 2 – Il presidente Maduro 

3. L’ELITE GOVERNATIVA VENEZUELANA E IL NARCOTRAFFICO DELLA REPUBBLICA DOMINICANA

La Repubblica Dominicana è sempre stata attraente per i venezuelani. Ma da alcuni anni chi investe è legato al governo venezuelano in carica. Fonti statunitensi hanno dichiarato che le strutture criminali venezuelane sono ora presenti nella Repubblica Dominicana, in affari con le loro controparti dominicana, messicana e colombiana. Alla fine del 2016, 10 trafficanti di droga sono stati catturati su un jet che arrivava nella Repubblica Dominicana trasportando 450 chili di cocaina. L’aeromobile era di Aeroquest, una compagnia di proprietà di José Gregorio Vielma Mora, governatore dello stato venezuelano di Táchira. A metà 2016, un capitano dell’esercito venezuelano, Lamas Rondón, legato alla First Lady Cilia Flores, è stato accusato di aver condotto un centinaio di voli negli ultimi dieci anni, molti nella Repubblica Dominicana. Lamas è stato estradato negli Stati Uniti nel luglio 2017. Il direttore del Venezuela dell’Interpol, Eliecer García Torrealba, è stato arrestato dalle autorità venezuelane e incaricato, nell’aprile 2016, di organizzare il una spedizione di cocaina nella Repubblica Dominicana. García Torrealba avrebbe usato il suo incarico per coordinare il caricamento e il decollo di un aereo dall’aeroporto nella città di Barquisimeto, la capitale dello stato di Lara. Cinque agenti di polizia e tre guardie di sicurezza dell’aeroporto furono anche coinvolti nel preparare il Cessna a partire con la cocaina a bordo. I cittadini venezuelani Juan Lanz Díaz e Pablo Cárdenas, sono stati accusati di aver finanziato l’operazione. Cárdenas è stato anche collegato a un’altra spedizione di 349 chilogrammi di cocaina sequestrata all’aeroporto di La Romana, nella Repubblica Dominicana, nel marzo 2016. 

Ivan Memmolo

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