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Mentre continua il dibattito pubblico sulla questione migrazioni, cosa serve per affrontarla davvero? Conoscere le dinamiche e fare proposte concrete.

Anche in questo 2018 il dibattito pubblico sul tema migrazioni rimane acceso e generalmente costituito da visioni diametralmente opposte e non dialoganti. Semplificazioni eccessive e sfruttamento di rabbia e risentimento popolare generalizzato a fini elettorali (siamo in una sorta di campagna elettorale permanente) dominano sia sui media tradizionali che sui social.
Nonostante ciò la questione rimane aperta e irrisolta, anzi, proprio tale livello di polarizzazione all’interno della nostra società rende più difficile discutere, individuare e implementare soluzioni efficaci.
Eppure, non è impossibile.

Cosa sapere prima di affrontare il problema

È bene partire da una considerazione base. Per capire come risolvere un problema o affrontare una certa situazione di portata così ampia (non solo nazionali ma addirittura continentale) serve:

  • Conoscere in maniera approfondita quali cause lo abbiano creato e quali siano le sue principali caratteristiche e dinamiche. Quali aspetti lo influenzino e quali dati illustrino tutti questi aspetti. L’impiego di dati e studi approfonditi risulta particolarmente importante per avere una visione dell’intera questione quanto più possibile aderente alla realtà e non distorta da eventuali preconcetti.
  • Conoscere cosa sia già stato fatto o tentato in passato e quali siano stati i risultati, cosa che permette di comprendere quali lezioni ne siano scaturite (sia positive che negative) e quali eventuali correttivi siano necessari. Questo permette di non ripetere gli errori passati, ma anzi di evolvere il pensiero e le scelte verso forme più appropriate (il successo viene anche dall’imparare dagli insuccessi).
  • Comprendere quali limiti reali esistano per l’operato di un Paese che ne limitino la capacità di operare sul problema in oggetto.
  • Formulare soluzioni e politiche (in gergo “Policy Options”) che siano realmente implementabili. Questo dipende dall’aver fatto un lavoro adeguato circa i 3 punti precedenti, perché sarà solo a partire da quelli che verranno create Policy Options realistiche, applicabili e con qualche speranza di successo.

Così com’è, il dibattito in Italia non va molto bene

In Italia molto spesso – e indipendentemente dall’orientamento politico – quando c’è un problema da affrontare si passa subito alla definizione di possibili soluzioni senza però aver prima verificato di conoscere bene dati, dinamiche, tentativi precedenti, limiti. Il rischio, molto spesso verificato, è che le soluzioni proposte siano inapplicabili e/o inefficaci proprio perché ignorano (coscientemente o involontariamente) la realtà della situazione e cosa essa implichi. Lo stesso vale infatti per la questione migratoria, dove il desiderio di “fermare i migranti” senza conoscere le caratteristiche del fenomeno, del funzionamento dei flussi e della realtà in Africa continua a volgere l’attenzione agli aspetti meno rilevanti.
Il Caffè Geopolitico ha in questi anni affrontato a fondo le dinamiche di origine e le caratteristiche delle migrazioni, andando a osservare i principali aspetti che le caratterizzano, le rotte e in alcuni casi specifici, come la Nigeria, andando ad approfondire come vari fattori all’interno di un singolo Paese si combinino in maniera non banale e, pertanto, rendano ogni semplificazione (“fuggono dalla guerrra”, “sono migranti economici”…) ben poco rappresentativa della realtà.
Abbiamo riunito i nostri articoli qui, a disposizione per tutti, includendo anche un video di una nostra conferenza sul tema a Bologna nel 2016.

Se il contenuto sopra non si visualizza correttamente, potete trovarlo anche qui

Per chi però avesse già letto tali articoli, possiamo consigliare un breve (davvero breve, appena 6 minuti!) video creato dalla Caritas Italiana e dall’artista senegalese (da 20 anni in Italia) Mohamed Ba, che riassume in maniera semplice, eppure molto efficace e al netto di accenti retorici e di semplificazioni a volte eccessivi, ma inevitabili, le principali dinamiche in gioco e anche alcuni aspetti “contro-intuitivi” (ovvero smentisce alcuni falsi miti). Quello che ci interessa notare è che i nostri lavori sul tema, sopra riportati, sono basati su studi approfonditi i cui risultati vengono presentati anche nel video, a testimonianza di come una comunicazione efficace non debba essere superficiale, ma possa anzi avere solide basi accademiche e di ricerca circa ciò di cui parla.

Il video, a dispetto della precisione nei dati e nelle dinamiche che descrive, offre però una soluzione espressa in termini più vaghi e potenzialmente altrettanto problematica. E’ per questo che qui che facciamo un’altra riflessione: come abbiamo puntualizzato più volte sempre negli articoli sopra presentati, bisogna rifuggire da una visione polarizzata che vede contrapposte le due posizioni estreme “blocchiamo tutto” o “apriamo tutto”, perché sono entrambe espressioni di un identico problema: non proporre alcuna politica che permetta di affrontare efficacemente la situazione. Aprire tutto senza regole apre anche alla mancanza di progetti efficaci di accoglienza, di integrazione e anche a un necessario screening di sicurezza. Bloccare tutto significa non costruire nessuno di questi progetti perché tanto “basta non volerli e non vengono (sottinteso: e se non vengono, che bisogno c’è di programmi di accoglienza e integrazione?)”
Risulta invece fondamentale gestire, per quanto possibile, tali aspetti con politiche attive (il che significa: senza aspettarsi che le cose avvengano da sole, ma creando, finanziando e sviluppando progetti adeguati).

Non esistono soluzioni a breve termine

Lo sviluppo dei Paesi di origine e di partenza è fondamentale, e deve impegnare la comunità internazionale poiché richiede fondi superiori alle capacità dei singoli Paesi. Ma come sopra espresso è anche importante rendersi conto che prima che tale sviluppo rallenti l’emigrazione serve uno sviluppo molto consistente che richiede realisticamente decenni. Nel frattempo, nell’impossibilità di fermare i flussi (ne abbiamo parlato qui), serve approntare politiche che vadano al cuore del problema e non semplicemente ai sintomi.
Molte sono le proposte illustrate negli ultimi anni, generalmente poco seguite dai media e considerate elettoralmente poco interessanti (se non “controproducenti” in quanto potrebbero far perdere voti in certe fasce dell’elettorato) e dunque ignorate da gran parte del mondo politico italiano ed europeo.
L’apertura di flussi legali dai Paesi di origine, unita alla cessata criminalizzazione della migrazione economica e all’implementazione di percorsi guidati di integrazione (come ad esempio opera la Comunità di Sant’Egidio) sono solo alcune di queste. Questo lavoro di Valigia Blu riassume queste ed altre proposte, in uno dei pochi compendi di gran parte di quanto pubblicato in questi anni sul tema:

Come fermare le morti in mare. Proposte per una gestione diversa dei flussi migratori 

Se davvero vogliamo affrontare la questione migratoria, partiamo da qui. Da dati, dinamiche, conoscenza di cosa è già stato tentato (e cosa questo ci ha insegnato), dai limiti e quindi dalle Policy Options che da questo scaturiscono.

Lorenzo Nannetti – Redazione

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Lorenzo Nannetti

Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.

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