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Siamo tutti consapevoli che è un onore immenso giocare la Coppa del mondo in casa, sulla nostra terra; non sono molti i giocatori che hanno goduto di un tale privilegio. Siamo anche consapevoli del compito che abbiamo davanti a noi. La Coppa del Mondo è la nostra priorità, il nostro più grande obiettivo. Dobbiamo rappresentare il nostro Paese con orgoglio”. Si vola in Sudafrica, con la terza puntata del “Caffè mondiale”. E le parole di Aaron Mokoena, capitano dei bafana bafana, descrivono bene lo stato d'animo di un Paese che si avvicina a un evento storico: il primo Mondiale africano. Ecco come

IL PAESE

Il segno di Z…uma. È passato un anno da quel 9 maggio 2009 in cui Jacob Zuma ha giurato come Capo di Stato in Sudafrica. Da Mandela in avanti, il Sudafrica ha visto garantita la propria stabilità politica dal continuo successo dell’African National Congress, il maggior partito politico del Paese. Zuma, dopo essere divenuto Presidente del partito a fine 2007, sostituendo l’ex Presidente della Repubblica Thabo Mbeki, è ora il leader di un Paese che, dopo il lungo periodo dell’Apartheid, si trova ad affrontare sfide e contraddizioni varie. Quasi il 40% della popolazione rimane al di sotto della soglia di povertà, il livello di criminalità violenta è elevatissimo, il livello di disoccupazione si aggira attorno al 24%, e più dell’11% della popolazione è positivo all’HIV. Tali criticità si registrano proprio tra quelle fasce di popolazione da cui l’ANC è maggiormente sostenuto. Il piano di spesa a medio termine di Zuma, pur nel mantenimento di un rigore fiscale e monetario, prevede un deciso sostegno alla crescita. Nel dettaglio, è previsto un'aumento degli investimenti in infrastrutture, con particolare attenzione ai settori dell’educazione, della sanità e dei trasporti, oltre ad uno sviluppo industriale e all’accelerazione del BEE (Black Economic Empowerment), iniziativa diretta ad una maggiore occupazione della popolazione nera: il divario del tenore di vita tra minoranza bianca e maggioranza nera è infatti ancora decisamente elevato, con una distribuzione di reddito interna tra le più squilibrate al mondo. Qualcosa si muove, seppur lentamente: la popolazione bianca controlla ancora la maggior parte delle risorse del Paese, ma sono in ascesa i posti di potere occupati da businessman neri, mentre sta crescendo una middle class nera.

IN PILLOLE:

  • Una delle grandi sfide del Sudafrica è rappresentata dal tema della sicurezza. Lo è anche in ottica Mondiale, un evento storico che potrà essere sfruttato anche come traino per l’economia, a beneficio del Pil del Paese (negativo nel 2009) in particolare grazie ai riscontri positivi attesi nel settore del turismo e dei servizi.

  • L’economia del Sudafrica è tradizionalmente legata all’agricoltura e all’estrazione di metalli preziosi. Il Paese è il maggior produttore mondiale di metalli del gruppo del platino e di cromo, manganese e vanadio, ed è tra i principali esportatori di oro (un terzo dell’export totale), carbone e diamanti. Negli ultimi anni l’economia si è comunque evoluta grazie all’industria manifatturiera ed i servizi finanziari, che contribuiscono per una quota sempre maggiore del Pil (20% solo per il manifatturiero). In crescita anche metallurgia e industria ingegneristica. Sono i servizi però a rappresentare la quota maggiore di Pil, grazie al settore finanziario e all’espansione del settore del turismo, sempre più fondamentale come bacino di occupazione.

  • Il Sudafrica occupi un ruolo sempre più rilevante negli affari continentali e internazionali, in particolare attraverso il G20, ed è sempre più segnalato come uno tra i Paese emergenti a cui prestare maggiore attenzione, anche se non ancora al livello dei cosiddetti BRICs (Brasile-Russia-India-Cina).

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GEOPALLONE

"Il rugby è uno sport per selvaggi giocato da gentiluomini, il calcio uno sport per gentiluomini giocato da selvaggi". Si potrebbe racchiudere in questa frase del film “Invictus” di Clint Eastwood (ovviamente pronunciata da un bianco) lo snodo centrale della storia della nazionale sudafricana: il rapporto con l’apartheid. Nel 1962 la SAFA (South African Football Association) impone il primo standard razziale: in nazionale possono giocare solo i bianchi. La Fifa sospende la Safa per un anno. In seguito, dopo la decisione di formare una squadra di soli bianchi nel mondiale del 1966 e di soli neri per il mondiale del 1970, porterà prima ad una nuova sospensione (1974), poi all’espulsione definitiva dalla Fifa nel 1976.

Nel 1991, con la fine dell’apartheid, nasce una nuova Safa, formata sia da bianchi che da neri: così, il 7 luglio 1992 la nazionale sudafricana rivede la luce, dopo quasi vent’anni, battendo 1-0 il Camerun.

I BAFANA BAFANA

Appuntamento con la storia. Primo mondiale africano, da padroni di casa. I bafana bafana (“i nostri ragazzi” in lingua zulu) sanno perfettamente che la maglia della propria nazione in questo mondiale pesa più che in ogni altra occasione. Nella storia dei mondiali, la nazione ospitante ha sempre superato il primo turno, ed ha sempre goduto di qualche speciale occhio di riguardo (anche i profani del pallone ricorderanno la Corea in semifinale del 2002, Byron Moreno e compagnia… la lista, nella storia, è davvero lunga). Certo appare assai più difficile che in altre occasioni prospettare un cammino scintillante per i padroni di casa. Ammessi di diritto in quanto Paese organizzatore, il sorteggio ha delineato un gruppo tutt’altro che agevole: il Sudafrica, testa di serie, ha pescato la Francia, la più ostica delle squadre di seconda fascia. E tra le altre due squadre del girone, il Messico, ancor più dell’Uruguay, pare avere qualcosa in più dei bafana bafana, che non hanno giocatori di rilievo internazionale nelle loro fila. Conterà parecchio, probabilmente, anche il fatto di saper gestire bene emozioni e adrenalina, incanalandole positivamente, sfruttando l’onda dell’entusiasmo senza farsi travolgere. In questo, il ruolo del c.t. sarà probabilmente decisivo. Inoltre, attenzione ai ricorsi storici: nel 1966, l’Inghilterra padrona di casa vinse il mondiale, dopo aver disputato il girone eliminatorio (guarda caso, il gruppo A) con Francia, Messico ed Uruguay. Anche se sembra fantascienza, di sicuro il precedente è di buon auspicio…

  • STORIA: Nel palmares della nazionale spicca la vittoria nella Coppa d’Africa 1996, disputata in casa (2-0 in finale contro la Tunisia: era la prima partecipazione del Sudafrica alla manifestazione; nella seconda, nel 1998, perderà 2-0 in finale contro l’Egitto). Il Sudafrica ha disputato due mondiali, venendo in entrambe le occasioni eliminata nel girone eliminatorio. Solo due punti in Francia nel 1998 (pareggi con Danimarca e Arabia Saudita, netta sconfitta 3-0 con la Francia); una vera beffa, invece, nel 2002, in Corea-Giappone, dove il Sudafrica arriva secondo a pari punti con il Paraguay, e viene eliminato per aver segnato una sola rete in meno dei sudamericani (6 contro 5). La Confederation Cup della scorsa estate, ha visto i padroni di casa raggiungere un buon quarto posto, dopo aver disputato ottime prestazioni contro nazionali del calibro di Spagna e Brasile.

  • ALLENATORE: Carlos Alberto Parreira è al suo sesto mondiale con cinque nazionali differenti: con la prossima partecipazione, agguanterà il record di Bora Milutinovic, lo storico giramondo del pallone. Dopo Kuwait nel 1982, Emirati Arabi nel 1990, Brasile nel 1994 e nel 2006, l'Arabia Saudita nel 1998, tocca così ai bafana bafana. Vittorioso contro l’Italia nel 1994 con uno dei peggior Brasile della storia (con il famoso rigore di Baggio, mandato in alto dalla mano di Senna, morto tre mesi prima: ancora oggi i brasiliani si dicono convintissimi di quell’aiuto dal cielo), ha fallito nel 2006, quando il quadrato magico Kakà-Ronaldinho-Ronaldo-Adriano, spettacolare da un punta di vista mediatico, non riusciva però a garantire il benché minimo equilibrio tattico. Contro la Francia ai quarti di finale, Parreira mandò in panchina Adriano, ma la mossa si rivelò non sufficiente per superare i galletti, che vinsero uno a zero grazie ad un gran gol di Henry. L’esperienza darà una grande mano a Parreira nel guidare la nazionale sudafricana, tanto entusiasta quanto acerba: certo, passare il turno sarebbe già una grande vittoria.

Alberto Rossi redazione@ilcaffegeopolitico.it

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Alberto Rossi

Classe 1984, laureato nel 2009 in Scienze delle Relazioni Internazionali e dell’Integrazione Europea all’Università Cattolica di Milano (Facoltà di Scienze Politiche). La mia tesi sulla Seconda Intifada è stata svolta “sul campo” tra Israele e Territori Palestinesi vivendo a Gerusalemme, città in cui sono stato più volte, che porto nel cuore e in cui andrei domani a vivere (e sì, sembra assurdo, ma anche mia moglie Cristina verrebbe di corsa con me. Nostra figlia Anita invece, nata a maggio 2015, ancora non ci ha detto cosa ne pensa). Vivo a Milano, dopo 28 anni di Brianza, e sono Responsabile Marketing della Fondazione Italia Cina e analista del CeSIF (Centro Studi per l’Impresa della Fondazione Italia Cina). Tra le mie passioni, il calcio (portiere, allenatore, tifoso), la politica, i libri di Giovannino Guareschi, i giochi di magia, il teatro, la radio. Già, la radio: nel 2009 conducevo un programma di esteri su Bmradio.it, e con alcuni amici/colleghi appassionati di geopolitica e relazioni internazionali ci siamo detti: la radio non basta, dovremmo inventarci qualcosa di più per parlarne… Ecco, Il Caffè Geopolitico, di cui sono Presidente, è nato più o meno così.

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