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In 3 sorsi – Contro il parere popolare, il Presidente boliviano Morales mira al quarto mandato puntando sulla sua popolarità e su un’economia in crescita. Ma è sempre più isolato e questo può nuocergli. 

1. IL PROTAGONISMO DI MORALES IN BOLIVIA

È difficile sopravvalutare il ruolo svolto da Evo Morales nella storia contemporanea della Bolivia. Quando è stato eletto presidente per la prima volta nel 2006, primo Capo di Stato di origine india, si è trovato alla guida di un Paese piagato dalla povertà, dalla corruzione e da una forte instabilità politica (dal 2000 al 2006 si erano infatti avvicendati alla guida della Bolivia ben 5 presidenti). Se la lotta contro povertà e corruzione richiede un’analisi più approfondita, di certo Morales ha saputo garantire al suo Paese una stabilità politica mai vista, completando il suo mandato e venendo poi riconfermato nel suo ruolo per altre due volte, nel 2009 e nel 2014. Per impedire tuttavia che la stabilità di governo si tramutasse in autoritarismo, Morales nel 2009 ha varato una nuova costituzione che stabilisce il limite di due mandati presidenziali. All’avvicinarsi della scadenza del suo secondo mandato Morales ha deciso di rimuovere il vincolo costituzionale con un referendum. Sorprendentemente, la maggioranza dei Boliviani ha rifiutato di sostenere il presidente in questo frangente, respingendo la proposta.

Di fronte a tale rifiuto, Morales non si è dato per vinto ed è ricorso al Tribunale Costituzionale, organismo in teoria indipendente e in pratica fortemente influenzato dalle decisioni dell’esecutivo, riuscendo ovviamente a far dichiarare il vincolo del doppio mandato nullo. Questo stratagemma politico non è stato apprezzato da molti Boliviani, che per il 75% dichiarano di opporsi alla ricandidatura di Morales. Nonostante questo scontento, Morales ha ampie possibilità di vittoria in occasione delle prossime elezioni presidenziali, previste per 2019, sia per il considerevole supporto di cui ancora gode presso la popolazione sia per l’assenza di un’opposizione unita e credibile.

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Fig.1 – Il Presidente Morales insieme a Papa Francesco.

2. ECONOMIA: LA RICCHEZZA DEL SOTTOSUOLO

La ragione della popolarità di Morales e delle sue tre vittorie elettorali va ricercata soprattutto nei successi economici conosciuti dal Paese durante il suo governo. Nei suoi 12 anni di potere la Bolivia ha infatti conosciuto un lungo periodo di crescita economica, con tassi medi attestati al 5%. Al contrario di quanto avviene in molti Paesi, questa crescita si è tradotta anche in  una riduzione delle disuguaglianze e in un miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. Questo exploit economico è dovuto al boom dei prezzi delle materie prime degli anni 2000, di cui il Paese è molto ricco. Come promesso, all’inizio del suo primo mandato Morales ha effettuato una serie di nazionalizzazioni delle compagnie multinazionali operanti nel Paese (una su tutte, la compagnia petrolifera YPFB) per riacquistare il controllo sulla propria compagnia di bandiera e sui suoi introiti. Negli ultimi tempi il governo ha inoltre deciso di rilanciare la produzione di idrocarburi ricercando accordi di collaborazione con altre compagnie e società straniere. L’ultimo di questi accordi è stato firmato con la compagnia russa Gazprom per lo sfruttamento congiunto di gas e petrolio nella zona di Vitiacua. Ci sono notevoli preoccupazioni per i risvolti ambientali di questo nuovo filone economico, ma per il momento l’atmosfera non ha prodotto ostacoli significativi al progetto summenzionato.

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Fig.2 – L’impianto boliviano di gas naturale di Santa Cruz

3. UNA POLITICA ESTERA PRAGMATICA

A livello diplomatico, il Presidente Morales è rimasto fedele agli ideali del socialismo del XXI secolo e ha continuato a difendere il suo alleato venezuelano nonostante la progressiva ostilità del resto del continente. La Bolivia infatti è uno dei pochi Paesi del continente, insieme a Ecuador, Nicaragua e Uruguay, ad aver rifiutato di entrare nel Gruppo di Lima, che riunisce la gran parte dei Paesi del Sud America accomunati dall’opposizione al governo del presidente venezuelano, Nicolàs Maduro. Tuttavia, pur professando la sua alleanza con il Venezuela e il suo status di membro dell’ALBA, la Bolivia ha evitato di schierarsi troppo apertamente a favore di Caracas e anche durante l’ultimo vertice delle Americhe ha scelto di non sollevare la questione del mancato invito del Venezuela, preferendo criticare la decisione del presidente USA Trump di non partecipare al vertice.

E l’opposizione interna? In definitiva, l’assenza di un’opposizione strutturata, i buoni risultati in campo economico e i buoni rapporti internazionali pongono Morales in una posizione molte forte. È pertanto, ad oggi, ma sappiamo che il continente si presta a sorprese repentine, molto probabile che i Boliviani confermeranno il loro presidente per un ulteriore mandato. Il comportamento del Tribunal Constiticiònal de Bolivia ha già fatto intendere che non ci sarà nessuna opposizione di diritto alla candidatura di Morales per le elzioni presidenziali del 2019. La strada sembra veramente spianata ma manca un anno, staremo a vedere le mosse che le varie fazioni metteranno in campo.

Umberto Guzzardi

 

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