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In 3 sorsi – Il 21 maggio 2018, Gina Haspel ha giurato come nuova direttrice della Central Intelligence Agency (CIA). Tracciamo un profilo della prima donna a capo del servizio d’intelligence statunitense.

1. UNA VITA AL SERVIZIO DEGLI USA

Gina Haspel ha sessantuno anni. È nata ad Ashland, nel Kentucky, è la prima di cinque figli ed ha vissuto la prima parte della sua vita all’estero, al seguito del padre che serviva nell’Air Force statunitense. Avrebbe voluto seguire le orme del genitore ma fu scoraggiata e indirizzata verso la CIA. Vi entrò nel gennaio 1985 e per trentadue anni ha servito il suo Paese nei panni di agente clandestino in varie parti del pianeta. Di lei si conosce solo quello che la CIA ha voluto rivelare durante i mesi che l’hanno portata al vertice della agency; nessun profilo social, poche foto. Così, si deve fare affidamento sulle poche informazioni rilasciate: l’Africa, l’Unione Sovietica, poi non meglio specificati ruoli all’estero e la richiesta della stessa Haspel di entrare attivamente nella lotta contro il terrorismo. Il suo primo giorno di lavoro per il Counter Terrorism Center (CTC) della CIA fu l’11 settembre 2001.

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Fig.1 – Gina Haspel si confronta con la Commissione d’intelligence del Senato americano.

2. “BLOODY GINA”

Signora Nessuno per l’opinione pubblica per lungo tempo, la Haspel è uscita recentemente dall’invisibilità per entrare direttamente nell’occhio del ciclone. Nel 2014, il dossier della Commissione d’intelligence del Senato degli Stati Uniti giudicava come brutale e inefficace l’uso della tortura da parte della CIA durante gli anni immediatamente successivi all’attacco delle Torri Gemelle. L’isteria generale provocata dall’attacco al cuore della superpotenza mondiale aveva travolto l’intera struttura statale e la CIA subì un colpo fortissimo. Negli anni immediatamente successivi all’attentato, l’agenzia ha gestito diversi black sites (siti neri): dei centri nei quali la tortura era usata come tecnica d’interrogatorio per carpire informazioni ai sospettati di terrorismo.
Nel 2002, Gina Haspel dirigeva il primo black site, in Thailandia. Sotto la sua supervisione sarebbero stati torturati diversi prigionieri. Le sessioni erano filmate e i video archiviati; nel 2005, il direttore del CTC José Rodríguez ordinò la loro distruzione. Il suo Chief of staff, al momento della decisione, dell’ordine e dell’esecuzione, era Gina Haspel. Nonostante Rodríguez abbia più volte confermato la sua totale responsabilità, è sulla sua vice, che continuava a scalare posizioni, che si è concentrata l’attenzione della stampa e dell’opinione pubblica. In un attimo, da Signora Nessuno a “bloody Gina (Gina la sanguinaria).

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Fig.2 – Il giuramento della nuova Direttrice della CIA.

3. UNA TECNICA IN UN MONDO DI POLITICI

Nel 2017, Gina Haspel è stata nominata vice direttrice della CIA dal Presidente Trump, al fianco del Direttore Mike Pompeo. La coppia Pompeo-Haspel si è mossa su due assi paralleli: se il primo si concentrava sul rapporto con la Casa Bianca, la seconda gestiva quotidianamente la CIA. Di conseguenza, quando Pompeo è diventato Segretario di Stato, Trump ha puntato sulla continuità. Il 21 maggio 2018, dopo settimane di critiche e tensioni e dopo aver superato la dura interrogazione della Commissione d’intelligence e il voto del Senato, Gina Haspel ha giurato come nuova Direttrice dell’agenzia.
La Haspel è poco interessata ai giochi politici, che tuttavia dovrà affrontare. Il primo assaggio è stato il confronto con la Commissione intelligence del Senato, durante il quale è stata spinta più volte a esporsi sul tema delle torture e sulla sua personale posizione al riguardo. In quella sede ha affermato che sotto la sua guida la CIA non riaprirà nessun programma d’interrogatorio e detenzione che comporti trattamenti inumani e degradanti. Sul fronte morale, tuttavia, rimangono dei forti dubbi. La Direttrice della CIA è una tecnica pura, interessata solo ai risultati e sembra fare più attenzione ai limiti legali. Intanto, mentre l’opinione pubblica si è divisa, la comunità d’intelligence ha reagito con grande entusiasmo: finalmente, dopo tanti anni, una di loro è alla guida.

Elena Poddighe

 

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Elena Poddighe

Nata a Sassari nel 1993, ho diviso il mio percorso universitario tra l’Italia, la Francia e il Belgio. Sono laureata in Scienze Politiche, indirizzo Relazioni Internazionali, e specializzata in Relazioni Internazionali, indirizzo Diplomazia e Risoluzione dei Conflitti. Studio con particolare attenzione il continente americano, da Nord a Sud, ma seguo l’ordine di un caro professore: “Tutto ciò che succede nel mondo vi deve interessare!” Dopo l’esperienza Erasmus ho preso sul serio l’idea che tutto il territorio europeo potesse essere casa mia, così mi sposto costantemente da un punto all’altro, scoprendo pregi e difetti di questa nostra bellissima Europa. Non so preparare il caffè e non lo bevo, ma so cucinare e soprattutto mangiare le lasagne!