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In 3 sorsi Dopo il ritiro del giudice della Corte Suprema Anthony Kennedy, il Presidente Trump ha nominato Brett Kavanaugh come sostituto.
1. PRIMA SERATA
Si sa che Trump è un instancabile consumatore di televisione, oltre ad essere stato protagonista per anni del reality show The Apprentice. Questa sua inclinazione si è manifestata più volte all’atto dell’annunciare le proprie nomine in posti di prestigio dell’amministrazione o della federazione. È successo con il giudice Neil Gorsuch, si è ripetuto con Kavanaugh. Sin dal giorno delle dimissioni di Anthony Kennedy, il Presidente ha reso pubblica una prima lista di candidati che stava prendendo in considerazione per la sostituzione. Man mano che passavano i giorni i nomi sono diminuiti progressivamente fino a rimanere in quattro: oltre a Kavanaugh erano presenti Amy Coney Barrett, Raymond Kethledge e Thomas Hardiman. Trump ha poi fissato l’annuncio per lunedì 9 luglio, alle ore 21, in prima serata. Embed from Getty Images Fig. 1 – Il giudice nominato alla Corte Suprema Brett Kavanaugh
2. CHI È BRETT KAVANAUGH
Il giudice Kavanaugh ha un curriculum di tutto rispetto, proprio quello che Trump voleva come base (lo aveva fatto anche con Gorsuch). Laurea in legge a Yale, tirocinio alla Corte Suprema sotto la supervisione di Kennedy e oltre un decennio di servizio alla Corte d’appello del Circuito di Washington DC. Inoltre, è apprezzato in diversi circoli accademici e politici. Ha collaborato con l’ex Presidente George W. Bush e fu l’autore principale del report conclusivo delle indagini di Kenneth Starr che portarono Bill Clinton a subire la procedura d’impeachment. In caso di conferma della nomina, Kavanaugh avrebbe uno dei profili più conservatori nella Corte Suprema. Embed from Getty Images Fig. 2 – L’annuncio della nomina di Brett Kavanaugh alla Corte Suprema da parte del Presidente Trump. A sinistra, il giudice con la famiglia. 
3. COSA CI SI ASPETTA?
Prima di tutto, la nomina di Kavanaugh deve passare per la conferma del Senato. Lo stato attuale dell’assemblea vede una maggioranza repubblicana di 51 a 49, che diventa 50 a 49 a causa dell’assenza del senatore John McCain da tempo in lotta con un grave tumore. I numeri sono sufficienti, vista la modifica del regolamento avvenuta ai tempi della conferma di Gorsuch che permette ora un’approvazione a maggioranza assoluta senza rischiare l’interdizione ritardante dell’opposizione. In precedenza, per evitarla era necessaria una maggioranza qualificata di 60 senatori. I numeri perciò ci sono e i repubblicani auspicano il voto favorevole di qualche democratico, sopratutto quelli che devono essere rieletti in stati che alle presidenziali hanno votato per Trump. Il fattore è il tempo: l’approvazione va ottenuta prima delle elezioni di midterm di novembre poiché lo scenario successivo è incerto (c’è il rischio remoto che il GOP perda il controllo del senato ad esempio). La questione più a lungo termine è invece lo status della Corte Suprema. Trump ha avuto la fortuna di poter nominare ben due giudici (come, recentemente, Clinton e Obama prima di lui). Con la molto probabile conferma di Kavanaugh, la Corte sarà a trazione conservatrice per molti anni a venire con una maggioranza di 5 a 4. Ciò è dato dal mandato del singolo giudice che può rimanere in carica a vita a meno di dimissioni, impeachment o ritiro. L’età media attuale fa sì che, a meno di casi eccezionali, non ci saranno ulteriori ritiri nel prossimo futuro. La nuova Corte Suprema si troverà a dover giudicare su casi riguardo all’immigrazione, al Gerrymandering in alcuni stati e, forse, sull’ipotesi di incriminazione penale del Presidente degli Stati Uniti o sulla sua capacità di poter concedere la grazia a se stesso.

Emiliano Battisti

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Emiliano Battisti

Sono nato a Roma nel 1986 e ho conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche e quella specialistica in Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli. Dopo due esperienze in Ambasciate come stagista (presso quella italiana a Washington e presso quella statunitense a Roma) ho collaborato con l’Istituto Affari Internazionali a Roma e con il Centro Militare di Studi Strategici. Ho un Master in Istituzioni e Politiche Spaziali e uno in Giornalismo e Giornalismo Radiotelevisivo. Scrivo per Il Caffè Geopolitico dal settembre 2013 iniziando con Miscela Strategica dove mi sono occupato (e mi occupo) di spazio, difesa antimissile e velivoli militari. Inoltre, analizzo i teatri di crisi internazionale. Attualmente sono responsabile dell’Ufficio Stampa, del coordinamento dei Social Media e del desk Nord America oltre ad aver creato il desk spaziale AstroCaffè.