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Ristretto – Cosa succederà nelle trattative tra Regno Unito e Unione Europea dopo le dimissioni del “Ministro per la Brexit” David Davis? Si potrebbe forse aprire una fase più distesa in un momento cruciale per i negoziati.

Le dimissioni di David Davis, ormai ex Segretario di Stato del Governo Britannico per l’Uscita dall’Unione Europea, susciteranno un terremoto nelle trattative sulla Brexit? Forse no, ma l’episodio costituisce comunque un importante spartiacque nel processo che porterà il Regno Unito ad abbandonare l’UE. Dopo l’incontro di venerdì 6 luglio nella residenza di campagna del Primo Ministro a Chequers, nel quale Theresa May ha radunato tutto il Governo in una sorta di “conclave”, sembra essere prevalsa la linea del premier, fautore di una Brexit “morbida” che prevede in sostanza un accordo commerciale modellato sul CETA, il trattato da poco concluso tra UE e Canada. La proposta, che verrà formalizzata nel corso di questa settimana attraverso la pubblicazione da parte di Downing Street di un White Paper che traccerà i contorni della cosiddetta Future Economic Partnership, prevederà la conclusione di un accordo di libero scambio che, in buona sostanza, consentirebbe a Londra di preservare un’Unione doganale e di restare nel Mercato Unico per quanto riguarda il commercio di beni. I servizi, in teoria (che costituiscono la grande maggioranza degli scambi bilaterali tra Regno Unito e resto d’Europa) dovrebbero restare fuori da questo accordo. Il percorso per Theresa May però non sarà affatto privo di ostacoli. Innanzitutto, le dimissioni di Davis potrebbero indurre a lasciare anche il ministro degli Esteri Boris Johnson, altro “falco” nel Governo in quanto fautore di una “hard Brexit”. Una simile eventualità potrebbe aprire una crisi di governo che porterebbe la May a dimettersi e ad annunciare elezioni anticipate, ma tale ipotesi sembra al momento piuttosto remota, dal momento che la maggioranza dei ministri e dei parlamentari Tories sostengono la linea del Primo Ministro. In seconda battuta bisognerà valutare la reazione a questa proposta di Michel Barnier, capo negoziatore per la Commissione Europea: Bruxelles si è manifestata finora ferma e ha preteso un accordo che non porti alla separazione delle quattro libertà di circolazione fondamentali che regolano il Mercato Unico (persone, beni, servizi e capitali), ma l’adozione di una linea più morbida da parte del Governo britannico potrebbe portare a un atteggiamento più aperto. Spetterà ora al nuovo Segretario di Stato Dominic Raab, parlamentare di area conservatore, portare avanti il negoziato che sta per entrare nella fase più delicata e cruciale. L’obiettivo è arrivare al 29 marzo 2019 – giorno in cui la “Brexit” sarà realtà – con un accordo vantaggioso per entrambe le parti.

+AGGIORNAMENTO+
Nel pomeriggio si è dimesso anche il ministro degli Esteri britannico, Boris Johnson.

Redazione

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