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In 3 sorsiLe relazioni del Burkina Faso con Taiwan e Repubblica Popolare Cinese (RPC) hanno conosciuto continui cambiamenti sin dall’indipendenza del Paese africano nel 1960. Lo scorso maggio l’ultimo colpo di scena: Ouagadougou ha chiuso le proprie relazioni con Taiwan per riavvicinarsi a Pechino.
1. ONE CHINA POLICY

La ragione per cui qualsiasi Paese a livello internazionale non può mantenere relazioni politiche sia con Taiwan che con la Cina è la conditio sine qua non imposta dalla Repubblica Popolare nel momento della sua istituzione: l’adesione alla One China Policy. Questa politica delinea infatti l’esistenza di una sola Cina, di cui Taiwan è parte. Dopo la vittoria dei comunisti e la fuga del Governo di Chiang Kai-shek sull’isola di Formosa, la Cina ha considerato Taipei parte integrante del proprio territorio nazionale. Sul piano internazionale questa strategia ha trovato seguito nella maggior parte dei Paesi, ma ha visto anche cambiamenti di alleanze e riconoscimenti sul piano internazionale. Al momento, infatti, l’unico alleato africano di Taiwan è lo Swaziland, e a livello internazionale Taipei è riconosciuta solo da 18 Paesi tra i più poveri e meno sviluppati al mondo.

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Fig. 1 – Il Ministro degli Esteri burkinabè Alpha Barry e quello cinese Wang Yi durante la cerimonia di formalizzazione delle relazioni diplomatiche tra i loro Paesi, 26 maggio 2018

2. IL BURKINA FASO E LE DUE CINE

La vicinanza del Burkina Faso alla RPC non è stata lineare. Ouagadougou è stata infatti l’unica nazione africana a riconoscere Taiwan due volte, nel 1961 e 1994. Il 24 maggio 2018, come nel 1973, il Governo burkinabè ha deciso di ricostituire le relazioni con Pechino. Questo è avvenuto nonostante gli aiuti ricevuti da Taiwan siano stati ingenti per molti anni, ma ci sono alcune caratteristiche che non hanno permesso a questa relazione di imporsi su quella avanzata dalla Repubblica Popolare. Taipei ha infatti seguito una linea tradizionale di aiuti, con assistenza medica, progetti agricoli e formazione di risorse umane. Oltre a ciò, il commercio tra i due Paesi non è mai stato di grandi dimensioni, pari a 13 milioni nel 2015, mentre con Pechino nel solo 2015 sono stati commerciati beni per 395 milioni, trasformando di fatto la RPC in uno dei maggiori partner commerciali di Ouagadougou.

Nonostante l’assenza di ufficialità delle relazioni politiche, la Cina è stata comunque presente sul territorio burkinabè. Come in molti Paesi africani, anche in Burkina Faso c’è stata una significativa migrazione di cinesi, soprattutto imprenditori, portando anche alla costituzione di reti di supporto nel Paese in forma di associazioni, volte a garantire e tutelare i migranti dal punto di vista politico. Queste organizzazioni hanno spesso funto da intermediari, non essendo possibile concretizzare le relazioni a livello ufficiale.

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Fig. 2 – L’ex Presidente burkinabè Blaise Compaoré durante il summit USA-Africa del 2014

3. LA PRESENZA CINESE NEL CONTINENTE AFRICANO

La prerogativa cinese in Africa è sempre stata quella di mostrarsi come animata da pacifiche intenzioni, dal rispetto della sovranità e dei confini altrui, così come dall’apparente assenza di volontà di sovrastare Paesi meno sviluppati.

Forte della propria esperienza, e vicina ai Paesi africani anche per i soprusi coloniali subiti, la Cina esalta la propria posizione caratterizzata dall’assenza di condizionalità politica (ad eccezione dell’adesione alla One China Policy) e dalla disponibilità a sostenere gli altri Paesi nel loro processo di sviluppo.

Le relazioni con i diversi Paesi africani sono state soprattutto bilaterali nel corso degli anni, passando poi alla formazione di forum multilaterali di dialogo.

Sul piano internazionale, le relazioni bilaterali della Cina con diversi Paesi africani le permettono di acquisire alleanze e di dimostrarsi “migliore” rispetto agli Stati Uniti. Allo stesso tempo, la difesa della sovranità nazionale e del principio di non interferenza sembrano giustificare la sua politica di un’Unica Cina. Dal canto loro, questi Paesi possono ricevere molte risorse e aiuti, non soltanto sul piano economico, sentendo rispettato il loro sistema politico interno. L’atteggiamento di Pechino, però, è stato spesso criticato a livello internazionale perché finisce per favorire anche Governi dittatoriali.

Giuditta Vinai