Puoi leggerlo in 1 min.

RistrettoIl Consiglio dell’Unione Europea ha deciso di rinnovare le sanzioni contro la Russia per sei mesi. L’Italia non ha esercitato il potere di veto

Il Consiglio dell’Unione Europea ha deciso ieri di rinnovare per i prossimi sei mesi le sanzioni economiche contro la Russia. La decisione è stata presa, come di regola nel campo della PESC (politica estera e di sicurezza comune), all’unanimità. L’Italia non ha quindi esercitato il potere di veto, come si era invece ipotizzato al momento della formazione del nuovo esecutivo a Roma. Le due forze politiche che compongono la maggioranza (Movimento 5 Stelle e Lega) non hanno infatti mai nascosto le critiche alla politica delle sanzioni, decisa in ambito euro-atlantico, nei confronti della Federazione russa e ne hanno sempre chiesto l’eliminazione. Sulla decisione italiana hanno probabilmente pesato la compattezza franco-tedesca e l’attuale stato dei rapporti tra l’Italia e i partner europei, già messi a dura prova dal dossier immigrazione. Non è escluso, tuttavia, che l’esecutivo italiano decida di riaprire la discussione in un momento più favorevole. Le sanzioni europee in questione erano state introdotte nel luglio del 2014, in risposta alle azioni destabilizzanti di Mosca nell’Est dell’Ucraina e all’abbattimento di un aereo di linea malese nelle zone di combattimento (episodio attribuito alle forze russe e che aveva causato 298 vittime, in maggioranza olandesi). Le sanzioni in questione sono legate ai progressi del processo di Minsk, iniziativa diplomatica che si prefigge il progressivo spegnimento del conflitto nella zona orientale dell’Ucraina. Pochi giorni fa, invece, erano state prolungate, sempre per sei mesi, le sanzioni contro Mosca legate all’annessione della Crimea e geograficamente limitate alla penisola del Mar Nero (e quindi meno rilevanti, e controverse, sotto l’aspetto economico-politico).

Davide Lorenzini 

Print Friendly, PDF & Email
Davide Lorenzini

Sono nato nel 1997 a Milano, dove studio Giurisprudenza all’Università degli Studi. Sono appassionato di politica internazionale, sebbene non sia il mio originario campo di studi (ma sto cercando di rimediare), e ho ottenuto il diploma di Affari Europei all’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) di Milano. Nel Caffè, al cui progetto ho aderito nel 2016, sono co-coordinatore della sezione Europa, che rimane il mio principale campo di interessi, anche se mi piace spaziare.