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In 3 sorsi – La strategia di Gazprom riscuote successo nella Bolivia di Evo Morales, che sta puntando a rafforzare il proprio ruolo di produttore energetico regionale. 
1. IL NUOVO ACCORDO TARGATO GAZPROM 
Il mondo dell’energia ha visto nascere un nuovo sodalizio fra il Governo di La Paz e il gigante del gas russo: è del 14 giugno la notizia di un accordo raggiunto fra Bolivia e Gazprom, rappresentata dal presidente Alexey Miller, per lo sfruttamento di gas e petrolio a Vitiacua. «Sarete sorpresi dai progetti che stiamo strutturando nel settore degli idrocarburi, e di quanti milioni di investimenti progettiamo di fare», ha dichiarato il boliviano Evo Morales durante la sua visita nei luoghi che vedranno attuata la collaborazione fra le due parti. Naturalmente il tutto è avvenuto sotto il beneplacito del presidente russo Vladimir Putin, il quale ha tenuto un incontro con Morales  il 13 giugno per trattare di numerosi temi, fra cui naturalmente le attività estrattive. Entrambi gli attori coinvolti nell’accordo hanno espresso apprezzamento per l’attuale implementazione dei progetti congiunti di sviluppo di idrocarburi presenti all’interno della Bolivia e hanno discusso l’opportunità di accrescere la produzione del giacimento di Incahuasi. I progetti di sfruttamento di Incahuasi da parte di Gazprom hanno avuto inizio nel settembre 2016, mese in cui si è svolta la cerimonia di inaugurazione nei pressi della città di Camiri. Oltre ai già menzionai Morales e Miller, erano presenti fra gli altri il ministro boliviano per gli Idrocarburi e l’Energia Luis Alberto Sanchez e le Autorità locali boliviane, in rappresentanza delle regioni e delle municipalità. L’importanza di Incahuasi deriva dal fatto che esso sia uno dei giacimenti di gas attivi e condensati più grandi in Bolivia, con delle riserve stimate nell’anno di inizio dello sfruttamento da parte di Gazprom in 70,8 miliardi di metri cubi di gas e 4,8 milioni di tonnellate di gas condensato. Il giacimento, scoperto nel 2004, è stato sviluppato da un consorzio che vede Total – presente in Bolivia dal 1996 – come azienda leader con il 50% delle quote, seguito da Gazprom (20%), Tecpetrol (20%) e YPFB Chaco (10%). Già nel 2016, dunque, si evidenziava l’importanza strategica di una cooperazione russo-boliviana nel settore estrattivo, come ribadito dal numero uno di Gazprom, Miller: «Spero che la nostra cooperazione contribuirà al benessere sociale, economico e ambientale della Bolivia nel prossimo futuro». Embed from Getty Images Fig. 1 – Evo Morales con il presidente cinese Xi Jinping
2. LA BOLIVIA PER LA RUSSIA E PER GAZPROM
Gli interessi russi in Bolivia sono però di vecchia data: stando a quanto afferma la sua stessa divisione dedicata ai progetti estrattivi al di fuori della Russia, Gazprom ha sempre visto la Bolivia come «una delle regioni prioritarie nel Sudamerica per l’acquisizione di fonti di gas e petrolio e per lo sfruttamento di nuovi mercati con grande potenziale». L’azienda russa opera all’interno del Paese con due uffici di rappresentanza a La Paz e Santa Cruz. Per quanto riguarda il volume della produzione di idrocarburi, la Bolivia si attesta al terzo posto fra i Paesi più importanti del Cono Sur, con una produzione annua di 20mila milioni di metri cubi di gas naturale e riserve stimate in circa 300mila milioni di metri cubi. Anno cruciale per lo sviluppo delle attività di Gazprom in Bolivia è stato il 2008, quando Gazrpom International e la Total E&P Bolivie siglarono un accordo sul possibile ingresso dell’impresa russa all’interno del progetto di sviluppo e sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi nel blocco Ipati e Aquio. Inoltre, il 30 settembre 2010 si giunse all’accordo per la cessione a Gazprom International del 20% delle partecipazioni proprietarie di Total nello stesso progetto. Le collaborazioni con Total E&P sono proseguite nel 2013 per la sottoscrizione del contratto dei servizi relativi al blocco Azero, che ha affidato il 55% delle future imprese congiunte alla YPFB, mentre Gazprom e Total si sono riservate il 22,5% ciascuna. Il contratto entrò in vigore nel 2014. Sempre nel 2008 la società petrolifera boliviana YPFB e Gazprom firmarono un accordo per l’esplorazione della zona Azero, con l’obiettivo di valutare la possibilità di realizzare studi geologici e lo sfruttamento di giacimenti. Embed from Getty Images Fig. 2 – Una colonna del benzinaio a Mosca (prezzi in rubli)
3. IL FUTURO DELL’ENERGIA IN BOLIVIA 
I recenti successi sul fronte energetico devono essere compresi all’interno di una strategia di ampio respiro che vede la Bolivia come il futuro centro energetico della regione sudamericana, come affermato dal viceministro degli Affari Esteri boliviano Guadalupe Palomeque de la Cruz. Al fine di realizzare tale obiettivo, il Paese concentrerà i propri sforzi verso forme di energia alternative e network infrastrutturali. Inoltre il Governo ha intenzione di rafforzare i collegamenti interni alla nazione anche attraverso il “treno dei due oceani”, progetto per la costruzione di una ferrovia di quattro miglia capace di collegare il porto di Ilo in Perù a Santos in Brasile, passando per la Bolivia. Lo sfruttamento di fonti di energia alternative presenta impieghi in disparati settori, come quello agricolo, all’interno del quale si lavora per la produzione di fertilizzanti derivati dall’ammoniaca attraverso l’uso di gas naturali – il progetto di Bulo Bulo, che vede la partecipazione del partner d’eccezione Samsung, coinvolta tramite il proprio ramo edile nella costruzione del complesso petrolchimico. Si tratta di un sito dalla capacità produttiva di 600mila tonnellate di urea all’anno, destinata per il 15% al mercato boliviano e per il resto alle esportazioni. Il settore delle energie rinnovabili è un secondo pilastro della strategia boliviana, che punta a raggiungere la produzione di 545 megawatt tramite rinnovabili per il 2020 – l’obiettivo è coprire il 12% del fabbisogno energetico nazionale, – come annunciato dal ministro dell’Energia Luiz Alberto Sanchez. Lo sviluppo delle energie rinnovabili verrà realizzato tramite investimenti per oltre un miliardo di dollari tramite la società elettrica di Stato. Sempre per il 2020, la Bolivia espanderà l’estrazione di gas naturale fino a 20 milioni di metri cubi al giorno, aumentando la produzione di oltre il 33% – attualmente si producono 60 milioni di metri cubi al giorno. Al momento la Bolivia produce inoltre 173 megawatt da pannelli fotovoltaici, mentre 148 megawatt verranno generati tramite pale eoliche, 55 megawatt dal settore geotermico e 40 megawatt dalle biomasse.

 Riccardo Antonucci 

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Sono nato a Roma il  29 gennaio 1996.Ho studiato presso la LUISS Guido Carli Scienze Politiche indirizzo Politics, Philosophy and Economics. Attualmente studio Energy Security Studies presso la Masaryk University. Ho diretto il giornale universitario Globe Trotter presso la LUISS e svolto l’attività di speaker per The International Newsroom (programma di approfondimento di geopolitica su RadioLuiss). Alla passione per la geopolitica unisco la mia personale mania per la scrittura (nel 2016 è stato pubblicato il mio primo saggio E – Politics. Riflessioni per una nuova dialettica politica), nonché il desiderio di intraprendere la carriera accademica o comunque legata alla ricerca.