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AnalisiLe elezioni del 9 maggio scorso in Malesia hanno consegnato la guida del Paese alla coalizione guidata dall’ex Premier Mahathir Mohamad. Mentre per Najib Razak è arrivata ora la resa dei conti, i lavori per la nuova squadra di Governo proseguono senza sosta. A rischio vi sono gli investimenti cinesi rientranti all’interno della Belt and Road Initiative (BRI).
RESA DEI CONTI PER NAJIB RAZAK
Nelle scorse ore la polizia malese ha arrestato Najib Razak nell’ambito dell’inchiesta sul fondo sovrano 1MDB (1Malaysia Development Berhad). Sull’ex Premier, fondatore e capo del board del fondo dal 2009, pende l’accusa di appropriazione indebita e corruzione, per le quali potrebbe essere presto incriminato. In base all’inchiesta, Najib avrebbe intascato almeno un miliardo di dollari da 1MDB. Una parte dei soldi presumibilmente sottrati (700 milioni di dollari circa) sarebbero stati utilizzati per acquistare proprietà immobiliari e beni mobili quali yacht e altri prodotti di lusso, destinati alla moglie Rosmah Mansor. L’ex leader del Barisan Nasional (BN) si è difeso recentemente davanti alla Commissione nazionale anticorruzione sostenendo che gli articoli di lusso ritrovati a casa sua durante una perquisizione sarebbero un regalo di matrimonio da parte di suo genero, Daniyar Nazarbayev, nipote del Presidente del Kazakistan. Mahathir ha dichiarato a Bloomberg che il suo esecutivo intende recuperare 4,5 miliardi di dollari sottratti al fondo di investimento pubblico ed è pronto a muovere una causa legale alla Goldman Sachs, intestataria di una commissione milionaria derivante dalla vendita di tre bond a 1MDB avvenuta tra il 2012 e il 2013. Jeff Sessions, responsabile alla Giustizia dell’amministrazione Trump, ha pubblicato nel dicembre scorso la lista delle proprietà immobiliari della famiglia Najib possedute in California e nello Stato di New York. In quell’occasione Sessions ha marchiato la vicenda come «la peggior forma di cleptocrazia» e invitato le autorità di Kuala Lumpur a collaborare per risarcire le vittime dello scandalo.

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Fig. 1 – L’ex Primo Ministro Najib Razak viene convocato dalla Commissione nazionale anticorruzione, 22 maggio 2018

UNA NUOVA IMMAGINE
Il Pakatan Harapan (PH), l’«Alleanza della speranza» guidata dal nonagenario Mahathir Mohamad, ha scalzato il BN e posto fine all’esperienza politica dell’ex Premier Najib. Nelle elezioni generali dello scorso maggio, la coalizione di centrosinistra ha ottenuto una larga vittoria nelle circoscrizioni urbane, guadagnando 72 dei 97 seggi in palio. Il gruppo etnico che ha votato in maggioranza la lista dell’opposizione è stato quello cinese, 7,4 milioni di persone secondo l’ultimo censimento. Se è vero che lo scandalo dell’1MDB ha intaccato la popolarità di Najib, la netta vittoria del PH assume un significato speciale in quanto ha certificato il fallimento delle politiche economiche del Governo Najib. Per una parte degli elettori malesiani, Mahathir non rappresentava il candidato migliore per l’opposizione per due motivi principali. Primo, Mahathir è visto come il responsabile dei problemi che il Paese si trascina sino a oggi. Secondo, l’ex Primo Ministro della Federazione della Malesia tra il 1981 e il 2003 ha mostrato un’eccessiva durezza durante la conduzione della sua premiership. Ma la vittoria del PH sembra netta. Ha conquistato lo Stato di Johor, da sempre feudo elettorale del BN. Nell’East Malaysia, il PH ha strappato 10 circoscrizioni del Sarawak e 4 nel Sabah. Alcune componenti del BN del Sarawak, lo Stato più multirazziale della Federazione, hanno recentemente lasciato la coalizione, dichiarando l’intenzione di cooperare con il Governo centrale. La disaffezione verso Najib è arrivata soprattutto dai giovani delle aree rurali. A una prima analisi, sembra comunque che il voto abbia trasceso ogni considerazione razziale e che, questa volta come mai prima d’ora, gli elettori abbiano effettuato la scelta sulla base dei problemi reali del Paese. Il successo del PH nelle aree urbane è dipeso anche dal diffuso utilizzo dei social network. Mahathir è stato molto spesso attaccato dai media tradizionali e, per sopperire a questo grave vulnus, la macchina elettorale della coalizione ha impiegato largamente le piattaforme giornalistiche indipendenti e fatto uso dei profili social ufficiali per ricostruire la figura tanto discussa del longevo Premier.

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Fig. 2 – Mahathir Mohamad visita la moschea di Putra, 8 giugno 2018

IL MENTORE E IL SUO DELFINO
Anwar Ibrahim, leader in pectore del PH, ha subìto un calvario giudiziario durato 20 anni e terminato con la concessione della grazia da parte del Sultano Muhammad V. I rapporti tra Mahathir e il suo probabile “delfino” sono stati altalenanti. Anwar fu licenziato proprio da Mahathir nel 1998 a seguito delle prime accuse di sodomia e corruzione. A chi gli chiedeva quale fosse il segreto della vittoria del PH, egli ha risposto che gli elettori non hanno votato tanto la figura del candidato Premier, quanto piuttosto il programma che esso rappresentava. È probabile che Anwar sostituirà Mahathir entro uno o due anni al Perdana Putra, la residenza ufficiale del Primo Ministro. Anwar ha dato avvio nel 1998 al periodo di riforme economiche conosciuto col nome di Reformasi, in concomitanza peraltro con quanto stava accedendo in Indonesia. Una volta scarcerato, è tuttavia improbabile che Anwar entri presto tra i ranghi del Governo. Per ora a portare avanti il suo nome c’è la moglie, Wan Azizah Wan Ismail, nominata Vice-Premier, prima donna a ricoprire tale ruolo in Malesia. Il nuovo Governo si è impegnato a coinvolgere le donne in politica, incrementando la loro partecipazione di almeno il 30%. Il 2 luglio hanno prestato giuramento davanti al Capo di Stato 13 nuovi Ministri e 23 vice-Ministri, che vanno ad aggiungersi ai 13 esponenti del nuovo Governo nominati da Mahathir il 21 maggio scorso. Il nuovo esecutivo è composto solo da nove donne, ben al di sotto del target prefissato.

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Fig. 3 – Anwar Ibrahim durante un’intervista per Bloomberg, 26 maggio 2018

INVESTIMENTI CINESI A RISCHIO?
Nelle settimane successive alla rielezione, Mahathir ha annunciato la costituzione di un Consiglio degli Anziani, una sorta di direttorio composto dai leader dei partiti che formano la coalizione e che si propone di rafforzare la leadership del Premier. Per quanto riguarda le nomine governative, Mahathir non terrà per sé anche il Ministero delle Finanze come accaduto nel 1998. La responsabilità dei dossier economici è stata affidata a Lim Guan Eng, primo cittadino malesiano di origini cinesi dal 1974 a ricoprire la carica. In campagna elettorale il BN ha provato a dipingere il PH come una coalizione a trazione cinese, attaccando Robert Kuok, l’uomo più ricco della Malesia, nonché icona della comunità cinese, ora residente a Hong Kong. Kuok ha appoggiato Mahathir ed è stato da egli nominato quale componente del Consiglio degli Anziani per le questoni attinenti all’economia. Negli ultimi anni del suo mandato decennale Najib ha spinto per migliorare i rapporti con Xi Jinping: ne è riprova il suo appoggio al progetto della nuova via marittima della Seta, rientrante nella più articolata iniziativa della Belt and Road Initiative (BRI). Mahathir intende rivedere alcuni progetti infrastrutturali come la linea ferroviaria ad alta velocità che dovrebbe collegare Kuala Lumpur a Singapore, non volendo comunque mettere in discussioni le relazioni con Pechino, principale partner commerciale. Il nuovo Governo ha individuato diverse irregolarità finanziarie che hanno portato alla decisione di sospendere i lavori per la linea ad alta velocità Kuala Lumpur-Singapore. In questa fattispecie Mahathir ha annunciato la notizia senza aver consultato il suo Gabinetto di Ministri. La stessa sorte toccherà probabilmente anche al Bandar Malaysia, la costruzione di quattro isole artificiali a largo delle coste dello Stato del Melaka che si pone l’obiettivo di ridisegnare il sistema del trasporto pubblico locale. Ogni stima dei costi dovrà comunque coinvolgere il consorzio cinese di aziende edili come Wanda Dalian Group, che però si è ritirato dall’accordo a causa dell’incertezza politica che sembrerebbe ora aleggiare in Malesia.

Raimondo Neironi

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