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In 3 sorsiIl Consiglio Europeo del 28 e 29 giugno si preannuncia più cruciale che mai, ma è meglio non aspettarsi grandi passi avanti. Il tema dominante sarà l’immigrazione, su cui l’Italia vuole una svolta.

1. IL VERTICE

Giovedì 28 e venerdì 29 giugno si terrà a Bruxelles il Consiglio Europeo, al quale parteciperanno i Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea. I dossier sul tavolo sono molti: sicurezza e difesa, Eurozona, commercio internazionale, bilancio, Brexit, rapporti con la Russia e con l’Iran. Tuttavia, un tema è destinato a monopolizzare l’attenzione di leader, media e cittadini: l’immigrazione, nella sua dimensione esterna (rapporti con i Paesi di provenienza, azioni sul territorio africano) e in quella interna all’UE (riforma del sistema di Dublino).

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Fig. 1 – Al Consiglio Europeo del 28 e 29 giugno si parlerà soprattutto di immigrazione

2. IL DOSSIER IMMIGRAZIONE

In realtà, sulla carta, il dossier immigrazione dovrebbe essere meno scottante che in passato. Rispetto agli scorsi anni, infatti, i flussi migratori verso l’Europa e l’Italia sono drasticamente diminuiti. Tuttavia, la pressione migratoria alla quale molti Paesi membri sono stati sottoposti negli ultimi 5 anni (e l’addossamento di pesi e responsabilità solo ad alcuni Stati membri) ha finito per produrre disastrosi risultati politici, i cui effetti stanno iniziando a dispiegarsi. Italia, Paesi di Visegrad e Austria sono uniti sulla necessità di porre un ulteriore drastico freno ai flussi migratori, ma sono divisi sulle modalità per ottenere questo obiettivo. Francia e Spagna, invece, predicano (almeno a parole) l’accoglienza dei rifugiati, ma sono ben decisi a chiudere la porta ai migranti economici. In mezzo sta la Germania. E proprio in questo risiede la vera novità (e anche il principale problema). L’indebolimento di Angela Merkel, al suo quarto e ultimo mandato da cancelliera, era già evidente all’indomani delle elezioni del settembre 2017. Tuttavia, l’usura della coalizione di governo tra conservatori e socialdemocratici è stata più rapida del previsto. Sotto la spinta dell’avanzata dell’estrema destra, i conservatori tedeschi, e in particolare i bavaresi (che dovranno affrontare in settembre elezioni regionali cruciali), hanno iniziato a premere per una svolta a destra, a partire dall’immigrazione. Interprete principale di questa linea è il bavarese Horst Seehofer, ministro degli Interni tedesco, che nelle ultime settimane ha addirittura sfidato apertamente la cancelliera.

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Fig. 2 – La cancelliera tedesca Angela Merkel e il ministro degli Interni tedesco Horst Seehofer

3. LA POSIZIONE DELL’ITALIA

La tradizionale volontà del Governo italiano di ridurre i flussi e ottenere una più equa distribuzione dei migranti a livello europeo è fuori discussione. Tuttavia, il rischio per Roma è che, una volta chiara l’impossibilità di agire direttamente sul continente africano (per una serie di motivi: politici, giuridici, pratici), i partner europei scelgano il male minore: utilizzare l’Italia come Stato cuscinetto, chiudendo definitivamente le frontiere ai migranti provenienti dalla Penisola, che si trasformerebbe in un imbuto senza uscita per i migranti. Del resto, questo è in buona misura quanto già accade ai confini italiani con la Francia e con l’Austria. Il problema, per l’Italia, è che sono proprio i Paesi di Visegrad, l’Austria e Seehofer a caldeggiare questa opzione, nel caso in cui non vi fossero alternative. D’altra parte è anche vero che le mosse italiane nel Mediterraneo hanno almeno ottenuto un risultato concreto: rimettere il dossier al centro del dibattito pubblico europeo. Il peggior risultato, dal punto di vista italiano, sarebbe quello di arrivare a un ennesimo nulla di fatto, che implicherebbe il mantenimento dello status quo. La situazione attuale infatti non è politicamente sostenibile per il Governo italiano. Il calo dei flussi impedisce solo che la situazione precipiti ulteriormente, ma non cambia le cose, soprattutto visto che i migranti in arrivo sulle nostre coste in queste settimane e nelle prossime sono con tutta probabilità destinati a rimanere in Italia, indipendentemente dal loro status. Per l’Italia è giunto il momento di capire se e in che misura l’UE può essere d’aiuto nella gestione del fenomeno migratorio. Il rischio che la risposta possa essere deludente è piuttosto alto.

Davide Lorenzini

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