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In 3 sorsi – Il 21 maggio si è tenuto a Sochi il secondo incontro informale tra il presidente russo Vladimir Putin e il premier indiano Narendra Modi. I due leader hanno discusso di politica estera, commercio ed economia, consolidando i rapporti di amicizia tra il colosso euroasiatico e la più grande democrazia del mondo.

1. MODI E PUTIN

A Sochi ha avuto luogo il secondo incontro tra i due leader, dopo quello di San Pietroburgo del giugno 2017. L’amicizia personale tra Modi e Putin sembra consolidare le relazioni, mai così buone dal crollo dell’URSS, tra i due Stati che rappresentano. Molti sono i punti in comune tra i due Paesi, a cominciare dai fattori economici. Dal 2016 gli scambi commerciali tra India e Russia si aggirano sui 10 miliardi di dollari all’anno. La bilancia commerciale, però, pende nettamente a favore della Russia, che vanta un export di quasi 8 miliardi di dollari verso il mercato indiano. Oltre a metalli e materiali grezzi necessari alle manifatture indiane, la Russia detiene una grossa fetta del mercato delle armi. Il Ministero della Difesa indiano ha stipulato numerosi contratti per l’acquisto di mezzi e munizioni, come ad esempio una partita di bombe di precisione KAB-1500, per un valore di 197 milioni di dollari. Altri contratti militari di rilievo riguardano la vendita di carri armati T-90, del sistema di difesa aerea S-400 e dei nuovi jet da combattimento Sukhoi Su-30MKI.
Altro aspetto trattato durante la breve visita è quello legato al terrorismo. Entrambi gli Stati devono infatti fronteggiare la comune minaccia del radicalismo islamico, presente in Afghanistan, Asia centrale e Caucaso.

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Fig. 1 – Modi e Putin durante l’incontro a Sochi del 21 maggio scorso

2. L’INDIA E LO SCENARIO ASIATICO

I progetti di investimento infrastrutturale avviati dalla Cina, come la Belt and Road Initiative (BRI) e i corridoi commerciali a essa legati, vedono l’India marginalizzata, se non propriamente circondata (sia con il corridoio economico sino-pakistano che con quello birmano). E sebbene le relazioni tra Pechino e Nuova Delhi siano relativamente stabili, come dimostrato dal summit tenutosi tra il 27 e il 28 aprile a Wuhan tra Modi e Xi, il pericolo per le manifatture e il commercio indiani è di ritrovarsi isolati ed eccessivamente dipendenti dalla Cina. In questo senso stringere un’alleanza commerciale con la Russia significherebbe slegarsi dal giogo cinese e non dipendere solo dagli alleati occidentali. Delhi vede in Mosca un possibile centro di esportazione dei propri prodotti e la Russia vede nella rupia indiana uno strumento per aggirare le sanzioni americane. Con il programma “Make in India” del 2014, inoltre, il Governo indiano prevede una massiccia serie di investimenti, sia governativi che privati, volti a contrastare il predominio commerciale cinese e a sostenere lo sviluppo industriale e tecnologico indiano.

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Fig. 2 – Il sistema di difesa aerea russo S-400

3. ENERGIA RUSSA PER L’INDIA

I rapporti di amicizia hanno portato numerosi investimenti russi in India, non solo nell’ambito produttivo e militare. Il settore energetico è da sempre di primaria importanza per la Russia e per questo il mercato indiano risulta essere molto allettante per le imprese russe. È del 2017, infatti, l’acquisizione del 49% di Essar Oil da parte della russa Rosneft per quasi 13 miliardi di dollari. In questo modo l’India si è aperta alle missioni di esplorazione petrolifere al largo delle sue coste e, allo stesso modo, la Russia sta cercando di attirare capitali indiani per le medesime esplorazioni nelle acque dell’Artico. Altro punto di convergenza tra i due Paesi è quello per la costruzione di oleodotti e gasdotti nel subcontinente collegati alla rete russa (attraverso i giacimenti iraniani sfruttati da Gazprom). Società russe hanno, inoltre, stipulato importanti contratti per la realizzazione di diversi impianti per la produzione di energia rinnovabile in India. Si tratta principalmente di centrali idroelettriche, impianti fotovoltaici e parchi eolici. Ma Mosca mira anche a sostenere il settore nucleare indiano con il nuovo impianto di Kudankulam.

Alessio Baccinelli

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Alessio Baccinelli

Classe 1990 dalla provincia di Brescia, decido di affrontare un nuovo percorso di vita dopo un’esperienza di volontariato in Mozambico e una parentesi lavorativa post-diploma. Per questo decido di avvicinarmi al mondo accademico iscrivendomi alla facoltà di Scienze Linguistiche per le Relazioni Internazionali, appassionandomi da subito al mondo della politica estera. In facoltà riesco ad agganciarmi all’ormai fu progetto “Geopolitical Atlas” in cui mi specializzo nella produzione di analisi grafiche di scenari geopolitici. Grazie al percorso linguistico mi avvicino al mondo russo, senza dimenticare la passione per l’Africa e per i luoghi meno battuti. Trasferitomi a Copenhagen, decido di iniziare il master in International Development Studies and Global Studies presso la Roskilde University.