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Inizia oggi una nuova rubrica dedicata agli imminenti Mondiali di calcio, che si svolgeranno in Sudafrica a partire dal prossimo 11 giugno. Vi presenteremo ognuna delle 32 nazioni partecipanti con le loro squadre, ovviamente con lo stile che ci contraddistingue. Potevamo non cominciare dalla favorita? Ecco a voi la seleção.

…e nemmeno soltanto calcio. Il Brasile è un Paese che va preso sul serio e che nei prossimi anni dovrà essere tenuto sempre in maggiore considerazione. Il Paese più grande di tutta l’America Latina è infatti una delle principali potenze emergenti mondiali a livello economico e aspira ad essere un protagonista sulla scena globale già a partire da questo decennio. Anzi, a partire da quest’anno, perché ad ottobre si terranno le elezioni presidenziali, evento importantissimo perché circa 150 milioni di brasiliani dovranno recarsi alle urne per decidere il successore di Lula, che dopo otto anni e due mandati al potere dovrà passare la mano, come prevede la costituzione.

A contendersi la Presidenza ci sono Dilma Rousseff, candidata del centrosinistra designata proprio da Lula, e José Serra, esponente del centrodestra e governatore uscente dello Stato di San Paolo. Il vincitore si dovrà di fronte numerose sfide. Innanzitutto, mantenere alto il livello di crescita economica del Brasile, compatibilmente con l’aumento dell’uguaglianza sociale, puntando sui settori industriali forti (aeronautica e siderurgia) e sulla “manna” petrolifera scoperta di recente (al largo dell’Oceano Atlantico si nasconderebbero riserve stimate in un valore di 100 miliardi di barili equivalenti). Poi dovrà cercare di imporre il Brasile come attore di primo piano a livello politico globale: sul tappeto vi sono, per esempio, la riforma del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e delle istituzioni finanziarie più importanti, Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale. Last but not least, dovrà occuparsi di organizzare gli eventi più attesi dagli sportivi: i Mondiali di calcio del 2014 e le Olimpiadi di Rio del 2016. Mica poco…

 CAFFE’ IN PILLOLE:

  • Il Brasile potrebbe diventare la quarta potenza economica mondiale nel giro del prossimo quadriennio.

  • È il secondo produttore mondiale di biocarburanti, presto potrebbe diventare un esportatore netto di petrolio e Lula ha annunciato la costruzione di una nuova diga enorme sul Rio delle Amazzoni, seconda per dimensioni solo a quella di Itaipú (che peraltro è la più grande del mondo): un bel modo di diversificare le proprie fonti di approvvigionamento energetico.

  • È uno dei pochi Stati ad aver risentito in maniera molto marginale della crisi economica globale. La relativa chiusura rispetto alle transazioni economiche internazionali e la minore dipendenza dallo sfruttamento delle materie prime (i cui prezzi sui mercati finanziari sono crollati in concomitanza con lo scoppio della crisi) ha permesso al Brasile di uscirne indenne e di ripartire con slancio.

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ECCO LA SELEÇÃO Ogni descrizione della squadra brasiliana potrebbe sembrare superflua: chi non conosce il calcio spettacolo di cui la formazione verdeoro è notoriamente la migliore esponente? Se il Brasile non è ancora una potenza globale di assoluta grandezza a livello politico ed economico, lo è invece, e da molto tempo, in ambito calcistico. Forte del “penta”, ovvero il record di cinque titoli mondiali vinti (l’ultimo nel 2002 in Giappone e Corea del Sud) e del primo posto nel ranking FIFA, la squadra sudamericana si presenta in Sudafrica con i favori del pronostico. E come potrebbe essere altrimenti con stelle di primo livello in ogni reparto, da Julio Cesar tra i pali a Kaká in attacco, passando per Lucio e Maicón in difesa e Dani Alves a centrocampo? L’allenatore Dunga, un’altra vecchia gloria, non avrà certo difficoltà a mettere in campo formazioni in grado di far paura a qualunque avversario.

Il Brasile è nel girone G e dovrà vedersela con il Portogallo per vedere chi si aggiudicherà il primo posto nel raggruppamento, oltre alla Costa D'Avorio del temibilissimo Drogba. Poche sembrano essere le chance per la Corea del Nord, destinata molto probabilmente a giocare il ruolo di “comparsa”.

GEOPALLONE E’ evidente l’importanza del calcio per la società e l’economia brasiliana. Per molti giocatori provenienti dalla povertà e dal degrado delle favelas il successo nello sport è stato il mezzo per ottenere un riscatto sociale, ma nella nazionale giocano anche stelle che vengono invece dal Brasile ricco e più sviluppato (come ad esempio Kaká).

Una partita di calcio, per la popolazione locale, non è soltanto una partita di calcio, soprattutto se l’avversario è un’altra nazionale sudamericana. Ovviamente il riferimento è all’Argentina, che viene regolarmente sfidata durante le qualificazioni in incontri che assumono un significato speciale e mettono in luce la rivalità latente tra le due più importanti nazioni del continente.

Mondiali di calcio, però, vogliono dire anche tanti, tanti soldi. Sono quelli che gireranno intorno all’organizzazione del prossimo torneo, che si svolgerà nel 2014 proprio in Brasile. Sarà la seconda volta che il colosso sudamericano ospiterà la manifestazione (la prima fu nel 1970), e accadrà a distanza ravvicinata con l’altro evento sportivo più importante a livello globale, le Olimpiadi, che si terranno a Rio de Janeiro nel 2016. La vittoria delle candidature brasiliane ha un’importanza notevole a livello politico, ed è il riconoscimento del ruolo sempre più di primo piano che lo Stato ricopre in ambito internazionale. L’organizzazione di Mondiali e Olimpiadi sarà anche un’importante occasione di sviluppo economico, perché sono già in cantiere importantissime opere infrastrutturali che attireranno investimenti e creeranno posti di lavoro.

Davide Tentori

redazione@ilcaffegeopolitico.it  

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Davide Tentori

Sono nato a Varese nel 1984 e sono Dottore di Ricerca in Istituzioni e Politiche presso l’Università “Cattolica” di Milano con una tesi sullo sviluppo economico dell’Argentina dopo la crisi del 2001. Il Sudamerica rimane il mio primo amore, ma ragioni professionali mi hanno portato ad occuparmi di altre faccende: oggi infatti lavoro a Roma presso l’Ambasciata Britannica in qualità di Esperto di Politiche Commerciali. In precedenza ho lavorato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dove mi sono occupato di G7 e G20, e a Londra come Research Associate presso il dipartimento di Economia Internazionale a Chatham House – The Royal Institute of International Affairs. Sono il Presidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del Desk Europa

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