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In 3 sorsi Nonostante la Germania sia l’economia più forte dell’eurozona non è riuscita finora a spiccare sul piano degli investimenti per il digitale e l’innovazione. La coalizione di governo guidata dalla Merkel punta a rilanciare la “Germania 4.0” e a creare alleanze con partner strategici come la Francia dell’Intelligenza artificiale di Macron.

1. LO STATO DELL’ECONOMIA TEDESCA

 La Germania continua a mantenere il proprio primato come economia leader dell’eurozona, con una crescita reale del PIL del 1.8% nel 2017 e un tasso di disoccupazione ai minimi storici che si stima rimanere stabile anche nel 2018 al 3.9%. Il buono stato di salute del Paese deriva in larga parte dalle riforme strutturali del passato, che consentono oggi di avere una posizione fiscale che si rafforza di anno in anno e una bilancia commerciale positiva dominata dalle esportazioni, soprattutto del settore automobilistico e della manifattura di componenti meccaniche. In un quadro in cui la solidità del Paese è forte e gli investitori mostrano ottimismo, la Germania ha l’opportunità di disegnare quelle riforme di lungo periodo, che possono portare cambiamenti strutturali. Infatti, anche per l’economia capofila d’Europa esistono margini di miglioramento, a partire dalla crescita dei salari, che seppur positiva è rimasta debole negli anni a seguito della crisi, e oggi appare ingiustificata dato il così basso livello di disoccupazione. Essa porterebbe un duplice vantaggio, sia per i cittadini tedeschi che vedrebbero la loro capacità di acquisto aumentare, sia per il resto d’Europa grazie alla spinta all’inflazione verso il target fissato dalla BCE che potrebbe generare. Un altro fronte in cui la Germania ha spazio di azione è la gestione delle risorse derivanti dal surplus di bilancio: se da un lato possono essere utilizzate per politiche sociali a favore di una popolazione che in media sta invecchiando (offrendo pensioni più alte o coprendo costi sanitari aggiuntivi), dall’altro possono essere investite in politiche per il miglioramento delle infrastrutture sia dei trasporti che del digitale. Quest’ultimo punto costituisce una delle aree in cui la Germania non ha finora investito in modo massivo né ha reso un punto prioritario nei pacchetti di riforme, come confermato anche dallo Europe’s Digital Progress Report, l’indice stilato dalla Commissione Europea che valuta lo stato di avanzamento dell’economia digitale di un Paese sulla base del livello di connettività e delle tecnologie digitali adottate, dell’uso di internet, del capitale umano, inteso come diffusione delle digital skills tra la popolazione e del livello dei servizi pubblici digitali (eGovernment). Il Paese guidato dalla Cancelliera Merkel si posiziona all’undicesimo posto, preceduto dalle economie del Nord Europa e dal Regno Unito, confermando così il segnale che è importante oggi per la Germania investire nelle politiche di innovazione per poter assicurare una crescita nel lungo periodo.

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Fig. 1 – Nella Germania di Angela Merkel l’innovazione gioca un ruolo importante

2. LE POLITICHE PER L’INNOVAZIONE

Le politiche di innovazione e le riforme per la creazione di un’economia digitale sono ormai diventate un punto imprescindibile nell’agenda dei governi delle economie più avanzate. Anche la Germania, consapevole di non essere allineata su questo punto agli standard raggiunti non solo dai Paesi del Nord Europa ma anche rispetto ad alcune economie del Sud come Spagna e Portogallo, ha deciso, grazie alla grosse Koalition resasi necessaria per formare il governo, di stanziare fondi per migliorare gli asset digitali dello Stato. A partire dal tema della connettività con cui il Paese prevede di installare una rete a banda larga con copertura nazionale e con il piano di investimento per il 5G grazie al quale la Germania si posiziona prima in Europa e si mostra capace di poter sostenere la competizione su scala internazionale. Un altro piano di investimento sul quale lo Stato può fare leva per favorire la crescita della propria economia è senza dubbio il tema dell’automazione: in un Paese in cui la manifattura e il settore secondario rappresentano il perno dell’economia, si stima che l’adozione di tecnologie che consentono l’automazione dei processi industriali potrebbe portare a una crescita di 2.4 punti percentuali del reddito pro capite entro il 2030. Politiche di innovazione di questo tipo fungono da volano per gli investimenti da parte del settore privato, in quanto abilitano quelle tecnologie caratterizzate da un grado di innovazione più radicale che vengono spesso sviluppate da startup, incubatori, e finanziate dai Venture Capitalists e dagli Angel Investors. Tra questo tipo di tecnologie rientrano sicuramente la blockchain, un trend in enorme crescita da un anno a questa parte e le innovazioni in ambiti come il Machine Learning e l’Artificial Intelligence.

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Fig. 2 – In Germania la rete dei Fraunhofer facilita gli scambi tra universita’ e aziende

3. L’ALLEANZA CON MACRON

È proprio su questo punto che la Germania, incuriosita e incentivata dai vicini francesi, ha deciso di stipulare un accordo per investire insieme sull’Intelligenza Artificiale e i suoi svariati ambiti di applicazione, molti dei quali rientrano nella aree di competenza dello Stato, come la sanità, la mobilità e il tema della smart city. Perciò, Angela Merkel insieme alla sua coalizione ha stabilito un accordo insieme al governo francese di Emmanuel Macron per impegnarsi alla creazione di un Centro Nazionale di Ricerca sull’AI e il Machine Learning, con lo scopo di contribuire alla ricerca e alle applicazioni di queste tecnologie per le strategie di innovazione. La stipula dell’accordo è sicuramente un forte segnale che le parole e i pensieri di Macron riguardo a un’Europa unita e capace di diventare un polo di innovazione a livello internazionale, sono state accolte non solo in modo positivo, ma anche con un senso di responsabilità e consapevolezza. Perciò, l’istituzione del National Research Consortium on Artificial Intelligence and Machine Learning è la conferma del fatto che esiste un nucleo solido che rende l’Europa un’unione ancora forte e viva, che vuole affermarsi nel panorama mondiale e che ha le capacità e il potenziale per poter essere un vero e proprio motore di innovazione.

Chiara Bellucci

[box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

L’adozione di tecnologie di automazione industriale comporta un cambiamento progressivo delle skills da ricercare nei lavoratori. Infatti, è sempre più centrale il tema dell’apprendimento continuo e della capacità di acquisire nuove competenze al passo con gli avanzamenti tecnologici. Perciò, i governi devono accompagnare i piani di investimento per l’innovazione, a strategie per la formazione delle persone per quanto riguarda le digital soft skills e il modo di lavorare, attitudini che diventano sempre più centrali per il lavoro del futuro.

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Chiara Bellucci

Nata nel 1993 in un tranquillo paese tra i colli marchigiani, dopo essermi dedicata agli studi classici, ho cambiato nettamente rotta virando sulle scienze economiche. Ho ottenuto una laurea triennale presso l’Università Luigi Bocconi in Economia e Scienze Sociali e ho poi proseguito la mia avventura alla Barcelona Graduate School of Economics conseguendo un MSc in International Trade, Finance and Development. Mi sono sempre più appassionata ai temi dell’economia internazionale, della macroeconomia e della politica monetaria, che mi hanno spinto a collaborare con il Caffè Geopolitico. Mentre inseguo il mio sogno di diventare una ricercatrice economica, non mi dimentico mai di ritagliare ogni giorno un po’ di tempo da dedicare alle persone che amo e alla lettura dei grandi classici, una mia grande passione, magari gustando un buon caffè!