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Il fanalino di coda

Il Caffè si occupa per la prima volta di un piccolo Stato sudamericano, “schiacciato” tra Argentina e Brasile e quasi mai agli onori delle cronache. In Paraguay, “cugino” sfortunato dei due giganti latini, lo sviluppo economico tarda ad arrivare, cosa che comporta anche instabilità politica e sociale. Nonostante le speranze riposte nel Presidente Fernando Lugo, ex vescovo che ha abbracciato idee politiche di sinistra, il cambiamento nel Paese stenta ad arrivare, stretto da una struttura economica e produttiva obsoleta e afflitto da criminalità e mancanza di sicurezza.

EMERGENZA – È delle ultime settimane la notizia che Il parlamento di Asunción ha dichiarato lo stato di emergenza in cinque province situate a nord del paese dopo un attacco armato attribuito all’Esercito del Popolo Paraguaiano (Ejército Paraguayo del Pueblo – EPP) in cui un poliziotto e tre civili hanno perso la vita dopo un’imboscata nei pressi di Horqueta, a 380 chilometri dalla capitale.

Di fronte a tale contesto il Presidente Fernando Lugo ha presentato al Congresso un progetto di legge per proclamare lo stato di emergenza richiedendo un’approvazione immediata. La misura, ha ribadito il Capo di Stato, è stata necessaria considerando l’alto indice di violenza che si riscontra nella zona in cui vivono 800.000 persone.

Secondo quanto approvato dal decreto, lo stato di emergenza verrà mantenuto per 30 giorni durante i quali le Forze Armate paraguaiane si occuperanno di mantenere la sicurezza nelle cinque province (Concepción, San Pedro, Amambay, Presidente Hayes e Alto Paraguay). Il Presidente avrà la facoltà di ordinare la detenzione e il trasporto di persone senza un ordine giudiziario, nonchè di proibire o ridurre le manifestazioni politiche.

La dichiarazione dello stato di emergenza, strumento cui si è fatto frequente ricorso durante i 35 anni di dittatura del generale Alfredo Stroessner (1954-1989), secondo la Costituzione paraguaiana può essere dichiarato “in caso di conflitto armato internazionale o di grave agitazione interna che metta in pericolo il rispetto della Costituzione o il funzionamento regolare degli organi da questa disciplinati”.

CHE COS’E’ L’EPP? –l’Esercito del Popolo Paraguaiano è un gruppo guerrigliero composto da un centinaio di militanti che utilizzano lo strumento della lotta armata al fine di cambiare il sistema economico e sociale vigente in Paraguay e che avrebbe dei legami con le Forze Armate rivoluzionarie colombiane (FARC), che ne avrebbero addestrato i leader.

All’EPP, che al momento è nascosto in aree boschive di difficile accesso ai confini con il Brasile e la Bolivia, dove si trovano coltivazioni illecite di marijuana, sono stati attribuiti numerosi casi di sequestro dal 2001, l’ultimo dei quali si è verificato nell’ottobre 2009 ai danni di uno degli esponenti più importanti del settore agricolo del paese, Fidel Zavala, liberato a gennaio. L’agricoltura è infatti ancora una delle principali attività economiche dello Stato sudamericano, dove domina ancora una struttura proprietaria fortemente concentrata caratterizzata dal latifondo.

CRITICHE – La scelta del presidente Lugo non è stata scevra da critiche, soprattutto perché la dichiarazione dello stato di emergenza, in un paese come il Paraguay già soggetto a problemi sociali, potrebbe peggiorare ulteriormente la situazione. Come ha sottolineato il politologo Marcial Cantero Gaona “lo stato di emergenza non può essere in alcun modo giustificato perché nessuna delle ipotesi previste dalla Costituzione si è verificata”.

E ancora. A seguito dello stato di emergenza il governo avrà dei poteri eccezionali per combattere l’insurrezione avendo anche la possibilità di effettuare detenzioni, proibire manifestazioni pubbliche e, aspetto più controverso, aumentare la militarizzazione della zona.

Diametralmente opposta è l’opinione della Polizia Nazionale, di alcuni quotidiani, reti televisive e radiofoniche locali, secondo cui lo spiegamento delle Forze Armate da parte del governo è una misura per “evitare abusi e ulteriori pericoli”. Anche i partiti di opposizione e i principali sindacati hanno contestato la decisione del Governo.

EQUILIBRIO PRECARIO – Dopo le contestazioni politiche per le elezioni presidenziali del 2008, a seguito dell’accusa di incostituzionalità della candidatura di Lugo (ex vescovo cattolico aderente alla Teologia della Liberazione), il Paraguay appare un paese in attesa del cambiamento, ancora in attesa di riforme economiche (su tutte quella agraria), che sembrano non arrivare mai.

La lentezza a concretizzare le promesse elettorali, unita alle accuse rivolte al Governo di inerzia ed incapacità ad arginare gli effetti negativi della crisi internazionale, sta deludendo le aspettative di cambiamento legate all’elezione di Fernando Lugo. Il clima di conflitti sociali, l’aumento della criminalità, l’aspro scontro politico stanno mettendo a dura prova la governabilità del Paese indebolendo ulteriormente la posizione del Presidente.

A ciò si aggiunga la disuguaglianza nella distribuzione delle attività economiche: la maggior parte di queste si trovano nella zona centrale del paese, attorno alla capitale e nella regione sudorientale confinante con il Brasile, che grazie a questa vicinanza ha permesso lo sviluppo economico nei pressi di Ciudad del Este.

La disuguaglianza si estende anche al campo sociale, a una piccola élite della capitale che detiene il potere economico, si contrappone una popolazione la cui maggioranza si trova in uno stato di estrema povertà, soprattutto nelle aree rurali. Le difficoltà economiche e l’instabilità sociale pongono un serio punto interrogativo sullo sviluppo del Paese, in controtendenza rispetto a fulgidi esempi di crescita presenti nel panorama latinoamericano.

Valeria Risuglia

redazione@ilcaffegeopolitico.it

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