Fotogramma tratto dal video "One Year of My Captivity" diffuso da Az Zallaqa Media Production che raffigura la suora colombiana Gloria Cecilia Narváez Argoti.
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Miscela Dark – Az Zallaqa Media Production, canale mediatico del gruppo Jamaat Nasr al Islam wal Muslimin, diffonde un video in cui la suora colombiana Gloria Cecilia Narvaez Argoti, rapita nel febbraio 2017, rivolge un messaggio diretto a Papa Francesco

DESCRIZIONE DEL VIDEO

Az Zallaqa Media Production, canale mediatico ufficiale della filiale di al Qaeda nel Sahel (JNIM), ha diffuso il 29 gennaio un nuovo video in cui mostra la suora colombiana Gloria Cecilia Narvaez Argoti, rapita nel febbraio 2017 nel villaggio di Kiringasso nel sud del Mali. Il video si apre con le foto di precedenti ostaggi tenuti prigionieri da vari gruppi affiliati o vicini ad al Qaeda sia nel Maghreb che nel Sahel, a testimoniare l’affidabilità del gruppo quando si tratta di rilasciare i proprio prigionieri una volta venuti incontro alle loro richieste. Si presenta poi la suora colombiana Gloria Cecilia Narvaez Argoti, descritta come suora che ha sacrificato la sua intera vita per portare misericordia nelle comunità musulmane presenti in Africa afflitte da guerra, fame e carestia. È poi il turno della suora colombiana che prende la parola e rivolge un messaggio diretto al Papa Francesco, chiedendogli di mediare affinché possa avvenire la sua liberazione. Il video prosegue con un messaggio del gruppo che si rivolge ai parenti della suora, intimandoli a non far interferire nella trattativa le potenze coloniali coinvolte nella zona e a rivolgersi alla fondazione “Gift of the Givers”, ONG sudafricana che ha già fatto da tramite per il rilascio di alcuni ostaggi tenuti in cattività da parte di al Qaeda nel Maghreb IslamicoAQIM – come Johan Gustafsson e Stephen McGown. La conclusione è affidata alla famigerata right equation di Osama bin Laden, monito e avvertimento che il defunto leader di al Qaeda rivolse alla Francia. “Come voi ci uccidete, noi vi uccideremo. Come voi ci rapite e ci tenete in ostaggio, noi vi rapiremo e vi terremo in ostaggio”.

 

Fig. 1 – I loghi dei due canali mediatici di JNIM e AQIM, az Zallaqa e al Andalus

SALTO DI QUALITÀ

Il video mette in mostra, sin dai primi fotogrammi, un notevole salto di qualità nella produzione mediatica del gruppo. Se è vero che la durata è molto risicata, non può passare inosservata la comparsa di infografiche video e della voce narrante in inglese, un inedito per il gruppo Jamaat Nasr al Islam wal Muslimin. Questo upgrade dimostra che JNIM è in una fase di crescita costante nella regione, nonostante l’organizzazione sia nata da meno di un anno e sia sotto la costante pressione della forza antiterrorismo del G5 Sahel e delle forze ONU e francesi presenti nella regione dove opera. Il montaggio e la produzione di un video simile dimostra che la filiale di al Qaeda nel Sahel gode di santuari sicuri in cui il suo braccio mediatico può operare indisturbatamente e che ha a disposizione mezzi finanziari tali che garantiscono un buon surplus da destinare alla propaganda del gruppo. Il video, infatti, ci mostra quale sia uno degli asset finanziari privilegiati dal gruppo, il racket di ostaggi. Non è sempre il gruppo stesso a occuparsi del rapimento di quest’ultimi, a volte si arriva anche a pagare il riscatto alle bande di predoni che si occupano soprattutto di queste operazioni per poi poter arrivare a colloquiare direttamente con le famiglie degli ostaggi e con i governi dei Paesi natali al fine di ricavare una somma molto più alta rispetto a quella sborsata e per donare al gruppo una buona dose di pubblicità a buon mercato. Eredità strategica che il gruppo ha preso da Belmokhtar e che condivide con i gemelli di al Qaeda nel Maghreb Islamico.

Fig. 2 – Nella foto si vede il canale Telegram di al Andalus che diffonde il video di Az Zallaqa pochi minuti dopo la sua uscita

GEMELLI

La forte affiliazione tra i due gruppiAQIM e JNIM – è l’altro aspetto da non sottovalutare e che viene messo in risalto da questo video. Al Qaeda nel Maghreb Islamico ha svolto, e sta svolgendo tutt’ora, la funzione d’incubatrice del gruppo. Fornisce finanziamenti ai fratelli nel Sahel, uomini, conoscenze e anche visibilità mediatica tramite il suo braccio mediatico al Andalus. Non è un caso, quindi, che qualsiasi comunicato, video o immagine diffusa da az Zallaqa Media sia poi rilanciato immediatamente dal canale mediatico che invece appartiene ad AQIM. In cambio JNIM può fornire agli uomini di AQIM un notevole spazio di manovra dove riparare quando sono costretti a fuggire o a nascondersi dalle forze di sicurezza che gli danno la caccia in tutto il Nord Africa. Un do ut des. Parte della leadership di Jamaat Nasr al Islam wal Muslimin ha dei trascorsi in al Qaeda nel Maghreb Islamico e la nascita dell’organizzazione è frutto della collaborazione, ritrovata dopo un periodo di incomprensione, tra AQIM, Belmokhtar e i gruppi jihadisti attivi nel Sahel da ormai molti anni. I due gruppi si somigliano, sono quasi uguali. Differiscono forse per la forte connotazione tribale presente in JNIM, ma entrambi possono essere definiti come una sorta di narco-mafia jihadista, vista la mole ingente di traffici illegali che le due organizzazioni gestiscono in tandem. Grazie alla loro forte affinità, suggellata da cooperazione mediatica, strategica e affaristica, i due stanno provando a realizzare una continuità strategica che dal Maghreb arrivi al Sahel. L’obittivo ultimo è quello di creare un grande arco di crisi che coinvolga tutta l’Africa occidentale, già alle prese con una strisciante crisi economica e con le crescenti proteste sociali che a intermittenza si accendono nei molti Paesi che la compongono.

Valerio Mazzoni

Un chicco in più

Il giorno dopo l’uscita del video, il canale mediatico al Andalus ha comunicato la morte di un suo funzionario, noto con il nome di Abu Rawaha. La notizia è stata poco dopo rilanciata anche dal canale az Zallaqa. 

Valerio Mazzoni

Nato, cresciuto e residente a Roma classe 1989, laureando in Scienze politiche per le Relazioni Internazionali presso l’Università Roma Tre. Formato accademicamente da nottate passate a giocare ad Age of Empire e Risiko, nutre da sempre una smodata passione per la storia e per le relazioni internazionali, con particolare interesse per il fondamentalismo islamico, i servizi segreti e la loro controversa storia. Per il Caffè Geopolitico si occupa della Russia e delle ex Repubbliche Sovietiche. I
viaggi e la Lazio sono le sue passioni più grandi, anche se non disdegna rapide incursioni nel mondo del NBA.