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In 3 sorsi – Il 1° gennaio 2018, la Bulgaria ha assunto, tra luci e ombre, la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea: il Paese più povero dell’UE dovrà gestire questioni piuttosto delicate, tra le quali la crisi dei migranti. La posta in gioco è altissima: accedere allo spazio Schengen

1. LA PRIMA PRESIDENZA DELLA BULGARIA

Il Trattato di Lisbona ha previsto un meccanismo complesso per permettere agli Stati Membri di lavorare su programmi comuni e di conferire degli obiettivi di lungo termine alle attività del Consiglio. La presidenza del Consiglio dell’Unione Europea spetta a rotazione ai vari Stati Membri per un periodo di sei mesi e gli Stati Membri che esercitano la presidenza collaborano strettamente a gruppi di tre. Dopo il semestre estone, per la prima volta sarà la Bulgaria a guidare l’Unione Europea. Una responsabilità notevole per uno Stato entrato da poco più di dieci anni nell’UE, il più povero della zona, che possiede un numero ancora limitato di specialisti in affari europei, ma, soprattutto, che si trova al centro di molte critiche per l’alto tasso di corruzione della classe politica.
Al tempo stesso, in Bulgaria il 62% della popolazione si dice europeista, e il Paese ha registrato nel 2017, anche grazie ad importanti fondi europei per i Paesi in difficoltà, una crescita economica del 4%. Sofia, che aspira ad accedere allo spazio Schengen, vede nella presidenza di turno una buona occasione per dimostrare che il Paese è pronto per questo passo: ma una serie di ombre si proiettano sul semestre bulgaro.

Fig. 1- Il Primo Ministro della Bulgaria, Boyko Borissov.
2. “L’UNIONE FA LA FORZA”

È evidente che per il futuro dell’Unione Europea i prossimi mesi saranno fondamentali ed è per questo che l’agenda del semestre bulgaro si preannuncia particolarmente delicata. Due sono i temi principali: la crisi migratoria e la Brexit.
La Bulgaria non soltanto avrà il difficile compito di guidare la seconda fase dei negoziati della Brexit, ma dovrà anche fare da mediatore sulla questione della modifica dell’accordo di Dublino sul diritto d’asilo e, in particolare, dovrà confrontarsi con Paesi come la Polonia, l’Ungheria, la Slovacchia e la Repubblica Ceca, che continuano a rifiutare sistematicamente l’introduzione di un sistema di gestione dell’immigrazione secondo il metodo della ripartizione in quote.
In questo clima, sembra particolarmente adatto lo slogan “l’Unione fa la forza”, scelto come simbolo di questa presidenza dal Primo Ministro della Bulgaria Boyko Borissov: sarà questo lo spirito della Bulgaria per affrontare le quattro priorità principali del suo semestre: il futuro dell’Europa e dei giovani, la sicurezza e la stabilità, l’economia digitale e i Balcani occidentali. Senza dubbio, la questione dei Balcani occidentali e della crisi migratoria risultano essere le chiavi di volta di questa presidenza.

Fig. 2 – Boyko Borissov e Jüri Ratas, Primo Ministro dell’Estonia.
3. LUCI E OMBRE SULLA PRESIDENZA

Anche se a un primo impatto le priorità della Bulgaria sembrano avere una forte connotazione europea, a una lettura più attenta si scopre come il programma sia piuttosto incentrato su una politica regionale ben specifica. In tale contesto, il bisogno di dimostrare una certa fermezza e intransigenza nella gestione delle politiche migratorie sembra essere funzionale all’ambizione della Bulgaria di entrare nello spazio Schengen; allo stesso modo, l’apertura ai Balcani occidentali è la testimonianza della volontà di accelerare il processo di allargamento dell’UE a paesi come Serbia e Montenegro.
Per di più, la corruzione diffusa a livello politico e amministrativo, le forti disparità nel Paese tra uomini e donne e le diffuse discriminazioni rendono particolarmente fragile la capacità di leadership di questo Paese. Eppure, non si può negare che la presidenza bulgara abbia portato uno spiraglio di luce in Europa: costituirà sicuramente un banco di prova non solo per la Bulgaria, ma anche per la costruzione un dialogo tra la “Vecchia” e la “Nuova Europa”, dialogo indispensabile non solo per la futura stabilizzazione della zona, ma anche per la responsabilizzazione dei Paesi della “Nuova Europa”.

Daisy Boscolo Marchi

Un chicco in più

Il veto posto da parte del Presidente della Repubblica di Bulgaria, Rumen Radev, sulla legge anticorruzione approvata dal Parlamento di Sofia ha ulteriormente minato la fiducia nella nuova presidenza di turno. La preoccupazione è che la presidenza bulgara possa compromettere l’immagine dell’Unione Europea.

 

Foto di copertina di ToShU Licenza: Attribution-ShareAlike License