La bandiera a stelle e strisce di fronte al volto di Trump: America First
Puoi leggerlo in 3 min.

In 3 sorsiDopo un anno dall’inizio della presidenza Trump un bilancio è doveroso: è andata davvero così male? Un riepilogo con un occhio al futuro

1. THE STATE OF THE UNION ADDRESS 

Nella notte tra il 30 ed il 31 gennaio, Donald Trump ha tenuto il suo primo State of The Union Address (Discorso sullo Stato dell’Unione) di fronte al Congresso statunitense riunito a sezioni unite. Con tono celebrativo, il Presidente ha raccontato dell’attuale fase economica positiva in cui si trovano gli USA, in termini di occupazione e crescita, e del merito che in ciò avrebbe la riforma fiscale appena approvata; ha poi proseguito spiegando la linea dei futuri provvedimenti che il Partito repubblicano desidera portare avanti “to put America first”. Trump ha esordito affermando che questo è “il nostro nuovo momento americano” (“this, in fact, is our new American moment“) e che non c’è mai stato periodo migliore per cominciare a vivere il sogno americano (“there has never been a better time to start living the American dream“). Ha proseguito sostenendo il ruolo cruciale dei suoi provvedimenti nel sostenere la crescita economica; tra questi ha ricordato i tagli alle imposte, passate dal 35% al 20% sulle grandi imprese, la creazione, in un anno, di 2.4 milioni di posti di lavoro di cui 200.000 soltanto nella manifattura, il tasso di disoccupazione sceso al 4.1%, il più basso registrato dal 2009 (quando raggiunse un picco di quasi 10%) ed il tasso di crescita dei salari pari allo 0.4%, tra dicembre 2016 e dicembre 2017. Tra i temi scottanti quello dell’ immigrazione (introdotto con un discusso aneddoto che ha rievocato la banda MS-13) e l’energia, dove Trump ha asserito la “fine della guerra al carbone bello e pulito” (the war on beatiful clean coal).

Embed from Getty Images

Fig. 1 – 30 Gennaio 2018, Capitol Hill in Washington, il Presidente Donald Trump tiene il suo primo State of the Union address di fronte al Congresso riunito a sezioni unite.

2. COSA DICONO GLI ESPERTI?

Per quanto le precedenti affermazioni, insieme alla figura del Tycoon, siano state e continuino ad essere discusse (il suo tasso di approvazione dopo un solo anno di governo si attesta solo al 39%), istituti di ricerca autorevoli, quali il CEPR con l’articolo di Dean Baker e l’ISPI , nonché molte autorevoli testate, hanno riconosciuto che il ciclo economico statunitense si trova in uno dei suoi migliori momenti da 45 anni a questa parte; l’ISPI ricorda che, sebbene Trump non abbia onorato la promessa elettorale di una crescita annua del 4%, le recenti stime della Banca Mondiale confermano una crescita del PIL USA del 2.3% nel 2017, con un picco del 3.3% nel terzo trimestre. Contemporaneamente però, Dean Baker fa notare che, i salari reali stavano già crescendo da tre anni a questa parte, come non accadeva dai primi anni ’70, esattamente come la creazione di posti di lavoro, che era già pari a 187.000 unità nel 2016 e a 226.000 nel 2015; in altre parole, questa sarebbe la prosecuzione di un trend già cominciato sotto la precedente presidenza Obama e che è ora culminato: il tasso di disoccupazione è sceso con una media dello 0.8% all’anno dal 2010 ad oggi. In molte testate come l’Independent e lo stesso Forbes, vari commentatori hanno fatto notare che i veri e propri effetti delle politiche repubblicane appena adottate devono ancora manifestarsi ed incerti sono quelli dell’attuale riforma fiscale.

Embed from Getty Images

Fig. 2 – 17 Gennaio 2018, New York: una schermata mostra i valori di chiusura del Dow Industrial Average at the New York Stock Exchange, il primo giorno in cui l’indice ha chiuso al valore record di oltre 26.000 punti.

3. DOVE STIAMO ANDANDO?

L’altra faccia dell’economia, il mondo della finanza, sembra invece essere in preda all’euforia: il Dow Jones è passato dai 18.589 punti di novembre 2016 agli oltre 25.075 punti di gennaio 2018, per un aumento complessivo pari al 31%. Ciò potrebbe però aprire al pericolo di bolle speculative, soprattutto in previsione di futuri rialzi dei tassi da parte della FED e di politiche monetarie più restrittive, inoltre, il rialzo del mercato azionario dovrebbe essere supportato da un effettivo aumento dei profitti delle aziende e, sebbene la riforma fiscale Trump lo permetta, grazie alla riduzione dell’aliquota sulle grandi imprese, bisognerà poi verificare l’effettivo impatto sulla crescita dell’ economia reale (creazione di posti di lavoro ed investimenti produttivi). Altrettanto caro a Trump è poi il settore della difesa: dei 1.244 $ trilioni di budget federale per il 2018 destinati alla discretionary spending, ben il 66% (824.1$ mld) andrà in spesa per la difesa, confermando il trend in ascesa iniziato già sotto la presidenza Obama. In ossequio al tradizionale modo di agire delle potenze antiche e moderne secondo le quali, se vuoi la pace devi essere pronto alla guerra, Trump ha ribadito che, pur sperando di non dover mai utilizzare armi nucleari, gli USA devono “modernizzare e ricostruire” il loro arsenale in modo che funga da deterrente contro eventuali attacchi. Il Presidente ha inoltre illustrato brevemente la futura proposta di legge sull’ immigrazione, volta a limitare gli ingressi ai soli coniugi o figli di immigrati regolari e ad un cambiamento nella lottery program per l’assegnazione della cittadinanza. In quale direzione si dirigerà dunque la macchina ben oliata dell’economia statunitense? Staremo a vedere su quali strade la indirizzerà il suo attuale conducente.

Eleonora Fabbri

Un chicco in più 

Per approfondire alcune tematiche quali la composizione del budget statunitense e le analisi sullo stato degli armamenti nucleari si consigliano i seguenti link: Congressional Budget Office ed il Bulletin of Atomic Scientists 

Pietro Costanzo

Il Caffè Geopolitico è una “creatura” che coccolo con tutte le attenzioni possibili; ne sono co-fondatore e Segretario Generale. Mi interesso di governance della sicurezza e analisi delle organizzazioni; mi attirano la cooperazione allo sviluppo, le nuove tecnologie e… il vino buono. Mi occupo di progetti della Commissione Europea e delle Nazioni Unite nel settore della pubblica sicurezza. Mi sento Europeo, Italiano e parecchio siciliano. Vivo a Roma: se volete, vediamoci per un caffè… Ogni opinione espressa è strettamente personale.