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GDM2018 – Eletto appena un anno fa, Mohamed Abdullahi Mohamed ha dovuto affrontare uno degli anni più difficili per la Somalia, soprattutto a causa dei tremendi attacchi terroristici che l’hanno scossa negli ultimi mesi. Quali sono le prospettive per il nuovo anno?
È un re nel mazzo di carte targato Il Caffè Geopolitico
 

CHI È? 

Al termine di un processo elettorale estenuante, iniziato nel settembre 2016 e conclusosi a febbraio 2017, la Somalia ha eletto Mohamed Abdullahi Mohamed come suo nono Presidente. Mohamed Abdullahi è anche noto con l’appellativo Farmaajo, affibbiatogli dal padre in tenera età a causa della sua passione per il formaggio. Nato e cresciuto nella regione di Gedo, il nuovo Presidente fa parte del clan dei Darod, stanziato principalmente nel nord del Paese ma con una piccola ma consistente presenza anche nel Sud. Questa appartenenza ha probabilmente agevolato la sua scalata al potere. Dopo essersi trasferito a Mogadiscio, Farmajo intraprende la carriera diplomatica e ricopre il ruolo di ambasciatore somalo negli Stati Uniti dal 1985 al 1989. Nel 2010 il Presidente Sharif Sheikh Ahmed lo nomina Primo Ministro. L’esperienza si rivela positiva, forse troppo: Farmaajo acquisisce notevole popolarità diminuendo considerevolmente il numero di ministri nel corso del suo esecutivo e potenziando l’azione dell’esercito somalo sul territorio nazionale; per Sharif Sheikh Ahmed il premier rampante comincia perciò a rappresentare una minaccia. Dopo essersi candidato alle elezioni del 2012 con scarsi risultati, Farmaajo decide di investire nel dialogo con le comunità somale della diaspora (Norvegia e Stati Uniti), allargando il proprio bacino elettorale. Così, contro ogni previsione, in una partita elettorale tutt’altro che corretta, Mohamed Abdullahi è diventato il nuovo Presidente della Somalia.

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Fig. 1 – Il Presidente somalo Mohamed Abdullahi

COME È STATO IL SUO 2017

E’ indubbio che il 2017 non sia stato un anno semplice per la Somalia. Centinaia di morti e migliaia di feriti sono stati causati dai numerosi attacchi terroristici a cui la nazione è stata sottoposta lo scorso anno. L’attacco dello scorso 14 ottobre è stato definito da molti il più nefasto degli ultimi decenni. Successivamente, dopo appena due settimane, la capitale Mogadiscio è stata messa nuovamente sotto ferro e fuoco nel tentativo di colpire l’élite politica e con ogni probabilità lo stesso Presidente Mohamed Abdullahi. Senza perdersi d’animo per un istante, il Presidente ha visitato personalmente Gibuti, Etiopia e Uganda per chiedere maggior sostegno nella lotta al terrorismo di al-Shabaab nel Corno d’Africa. Probabilmente la strenua lotta al terrorismo intrapresa dal nuovo Presidente, ribadita anche nel corso della Conferenza di Londra sulla Somalia, rientra tra i motivi dell’accanimento di al-Shabaab nei confronti del Paese. Ad agevolare la riuscita degli attacchi nel Paese è sicuramente anche l’intenso rapporto di cooperazione che al-Shabaab intrattiene con la pirateria somala, risorta agli onori della cronaca internazionale proprio nel corso dell’ultimo anno.

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Fig. 2 – Il Presidente somalo Abdullahi Mohamed, noto come Farmajo, insieme al capo dell’esercito Abdiweli Jama Gorod

COME SARÀ IL SUO 2018 

Tra le sfide di quest’anno c’è sicuramente la necessità di mantenere il pugno di ferro nei confronti del terrorismo internazionale. A tal proposito sarà opportuno osservare l’evolvere del progetto di costruzione di un muro divisorio al confine tra Kenya e Somalia, nato dall’esigenza di tenere sotto controllo i confini nazionali. Nel 2018 il Presidente Mohamed Abdullahi Farmaajo dovrà, inoltre, affrontare con cautela la questione secessionista che pare aver recentemente reinvestito il continente africano. In particolare, negli interessi della Somalia resta la questione del Somaliland, dove lo scorso novembre si sono tenute le elezioni presidenziali che hanno decretato la vittoria di Muse Bihi Abdi, leader del partito indipendentista Kulmye. Pur avendo dichiarato la propria indipendenza nel 1991, il Somaliland non ha ancora ottenuto un riconoscimento ufficiale e lotta costantemente per affermare il proprio ruolo di nazione indipendente agli occhi dei partner internazionali.

Caterina Pucci

Foto di copertina di Secretary of Defense Licenza: Attribution License

Mohamed Farmaajo è una delle carte del mazzo de Il Caffè Geopolitico. Associatevi qui per ricerverlo insieme ad altri vantaggi.

Caterina Pucci

Nata nel 1990, il giornalismo è una vocazione che ho cominciato a coltivare sin dall’adolescenza. All’università, ho scelto di assecondare l’interesse per le lingue straniere, specializzandomi in inglese e arabo. Intanto, scrivevo per una rivista della mia città, Altamura. Nel 2013, il grande passo: mi sono trasferita a Milano per studiare Relazioni Internazionali. Sacrificando l’estate del 2014, ho trascorso un mese a Rabat per seguire un corso intensivo di lingua araba. L’ultimo semestre della mia vita accademica l’ho passato a Gent, in Belgio. Nel 2015, mi sono laureata con una tesi in Storia dell’Asia Islamica sul pensiero di Ali Shariati e la rivoluzione iraniana. Ho cominciato a lavorare come Assistente alla Comunicazione per l’Istituto di Cooperazione Economica Internazionale (ICEI) di Milano. In quel periodo, ho cominciato a scrivere per Il Caffè Geopolitico e ad ottobre 2016 sono diventata Responsabile del desk Africa. Continuo a occuparmene con passione da allora, mentre nella vita lavoro come redattrice. Continuando a perseguire il sogno di diventare una brava giornalista.