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In 3 sorsi – Il sogno dell’indipendenza sembrava tramontato nel 1970, quando dopo 3 anni di guerra civile e una popolazione ridotta alla fame, il Biafra si arrese e venne reintegrato alla Nigeria. Tuttavia, le rivendicazioni indipendentiste biafrane rappresentano ancora una minaccia per la Repubblica nigeriana, che risponde con una repressione sempre più violenta

1. LA REPUBBLICA NIGERIANA

La Repubblica Federale della Nigeria contiene al suo interno una grande varietà di lingue, culture e religioni: sono più di 250 i gruppi etnici nigeriani, raggruppabili nei “Big Three”. Il gruppo etnico dominante nel nord è quello degli Hausa-Fulani, la maggioranza dei quali è di religione islamica. La popolazione Yoruba è predominante nel sud-ovest, mentre l’etnia Igbo è maggioritaria nell’area sud-orientale e sono entrambi di religione cristiana. Come spesso è accaduto negli Stati di origine coloniale, la convivenza tra diversi gruppi etnici non è sempre stata pacifica. Il tema della rappresentanza – economica, politica, militare – unito a quello della giusta allocazione delle risorse sono sempre stati scottanti e hanno visto scontrarsi continuamente il Nord e il Sud del Paese. Esiste da sempre uno squilibrio del governo centrale a favore del nord musulmano, nonostante la maggior produttività, emancipazione culturale ed imprenditoriale del sud cristiano. Lo scontro tra Nord e Sud, Hausa e Igbo, è stato tra le principali cause della guerra civile nigeriana.

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Fig. 1 – Manifestanti nigeriani sostengono l’indipendenza del Biafra in occasione del cinquantesimo anniversario della dichiarazione d’indipendenza biafrana

Se si analizzano i principali indici di povertà (pil, tasso di disoccupazione, educazione, mortalità neonatale, infantile e materna, percentuale di bambini vaccinati) il nord della Nigeria detiene un triste primato. Le tre regioni più povere dello stato si trovano tutte a nord e l’indice di povertà ammonta al 77,7% nel nord- ovest, molto vicino a quello del nord-est, pari al  76,3% in comparazione con il 59,1% del Sud. I residenti della Nigeria meridionale godono di un migliore accesso al sistema sanitario, dato supportato dal numero di vaccini realizzato in percentuale alla popolazione locale. In passato nell’area settentrionale, alle scarse risorse si è unito un programma di boicottaggio dei vaccini che ha causato focolai di polio. I vaccini erano visti come parte di una cospirazione occidentale per rendere le donne musulmane sterili; i programmi di vaccinazione sono comunque stati ripresi. L’alfabetizzazione femminile vede l’esigua percentuale del 5% nelle parti più conservatrici del nord contro il 90% delle zone a maggioranza Igbo. Una delle ragioni dell’arretratezza del nord è sicuramente l’instabilità politica causata da Boko Haram, che fa da deterrente agli investitori e destabilizza il settore agricolo. Tuttavia storicamente e strutturalmente il meridione della Nigeria è sempre stato più ricco e produttivo: il suo modello economico era quello occidentale che abbracciava nei valori e tentava di replicare la sua variante locale, mentre al nord le aziende para statali faticavano e faticano tutt’oggi a reggere la concorrenza e sono fallite nel corso degli anni. Nonostante le sue vaste risorse e il Pil più ricco del continente africano, la Nigeria è uno dei Paesi con il tasso di disuguaglianza più alto al mondo secondo l’ONU. Persino le regioni del Delta e di Akwa Ibom, dove si trovano i maggiori giacimenti petroliferi, lamentano il flusso di ricchezza che si ferma un po’ più a nord, ma pur sempre nell’area meridionale, ossia ad Abuja e Lagos. La Nigeria gode di un altissimo potenziale economico, non solo grazie alle sue risorse naturali, ma soprattutto grazie alla vastità della sua popolazione: attualmente stimata intorno ai 170 milioni raggiungerà i 400 entro il 2050 avvicinandosi all’attuale popolazione USA. Le dimensioni della sua economia rendono il mercato domestico appetibile e le economie di scala realizzabili: gli investitori sono a conoscenza dei rischi e dell’instabilità politica, ma è difficile trovare un altro mercato che cresce del 7% l’anno e ha 170 milioni di potenziali consumatori.

2. LA GUERRA CIVILE BIAFRANA

Nel 1967, dopo un colpo di Stato fallito e uccisioni di massa ai danni della popolazione Igbo, il Biafra dichiara unilateralmente la sua indipendenza dalla Nigeria. Seguirà una guerra civile di 3 anni e la prima crisi umanitaria documentata dai media internazionali. Medici senza Frontiere fu fondata proprio in risposta alla situazione disastrosa in cui versava il Biafra a cui la Nigeria aveva tagliato tutti i rifornimenti di cibo. L’aggettivo “biafrano” ha ancora oggi in italiano una valenza di magrezza eccessiva, in riferimento alla carestia che aveva investito il Paese durante la guerra civile. Un milione di persone persero la vita, uccise dalle armi o dalla fame, con lo stato nigeriano che intercettava sistematicamente rifornimenti di cibo in attesa di piegare il neonato stato indipendente. Ciò che avvenne in Nigeria fu a tutti gli effetti il primo genocidio africano in epoca post-coloniale perpetrato dalla maggioranza Hausa nei confronti degli Igbo, che continuarono a detenere le leve del potere politico e ostacolarono ogni tentativo di costruzione di memoria storica imparziale. Nessun tribunale nazionale o internazionale giudicò gli artefici di questi massacri e la riconciliazione tra le due fazioni fu qualcosa che non avvenne mai realmente.

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Fig. 2 – La metà di un sole giallo, simbolo della bandiera biafrana, capeggia sopra i sostenitori dell’indipendenza

3. IL PRESIDENTE BUHARI E LA REPRESSIONE

Le prime elezioni libere, democratiche e imparziali tenutesi in Nigeria risalgono al 1999. Muhammadu Buhari ha tentato invano di essere eletto come presidente nel 2003, 2007 e nel 2011. Ha un profilo da generale in pensione e un passato da dittatore destituito dall’ennesimo colpo di stato – nel 1985. Al quarto tentativo vince le elezioni grazie alla sua fama di uomo inflessibile e rassicura gli elettori impegnandosi nella lotta strutturale alla corruzione. Dal 1999 fino alla sua elezione la presidenza era sempre stata riservata al People’s Democratic Party che si è impegnato a rispettare l’alternanza presidenziale ai vertici del potere tra cattolici e musulmani. Buhari – musulmano – ha dato il suo benestare all’introduzione della sharia in 12 regioni nigeriane e sotto il suo governo circa 100 membri o sostenitori dell IPOB ( Indigenous People of Biafra) – movimento pro indipendenza biafrana di stampo pacifista –  sono stati uccisi, altri scomparsi, incarcerati o torturati. Senza un processo legalmente valido, l’IPOB è stato definito da Buhari un’associazione terroristica e il leader del movimento Namdi Kanu è scomparso dopo che l’esercito nigeriano ha organizzato un’incursione in casa sua. Ad oggi non ci sono sue notizie.3

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Fig. 3 – ‘Buhari, libera Nnamdi Kanu dalla prigionia’ scrivono alcuni manifestanti durante una manifestazione del 2016 per chiedere il rilascio di Nnamdi Kanu, attivista e figura di spicco all’interno dell’IPOB (Indigenous People of Biafra)

Negli ultimi anni, il sempre maggiore sostegno alla causa indipendentista biafrana è andato di pari passo con una repressione sempre più violenta da parte del governo nigeriano. Amnesty International ha denunciato come dal 2015 ad oggi ben 150 esponenti politici e simpatizzanti dell’indipendenza del Biafra siano stati uccisi dalle forze di sicurezza, mentre leader e intellettuali siano incarcerati senza processo in modo del tutto arbitrario. Il 30 maggio di quest’anno, in occasione del cinquantesimo anniversario dell’indipendenza, in varie città della Nigeria sudorientale sono stati uccisi almeno un centinaio di manifestanti. Per usare le parole di Wole Soyinka, figura di spicco della cultura nigeriana e premio Nobel per la Letteratura: “La guerra non è finita, ha solo cambiato tattica. Si potrebbe affermare che si sta svolgendo un progetto di secessione interna, una secessione che costeggia le leggi nigeriane, testa ciò che permettono e osa quello che non permettono”. Il sogno del sole a metà sembra risorgere, ma difficilmente la Nigeria si farà scappare la regione che contiene i maggiori giacimenti di petrolio del Paese. Alla repressione politica, si unisce quella religiosa – che nella maggioranza dei casi  colpisce gli stessi Igbo pro-Biafra: la dicotomia Hausa-musulmani e Igbo-cattolici si inserisce in una cornice in cui l’organizzazione terroristica di matrice islamica Boko Haram – che ricordiamo detiene il controllo della parte nord-est dello stato Nigeriano – miete vittime da entrambe le parti. Allo stesso tempo però, secondo la commissione statunitense sulla libertà di credo (United States Commission on International Religious Freedom: USCIRF), lo stato nigeriano non attua nessuna misura per difendere i cittadini cristiani risiedenti nel Nord del Paese, che si vedono negare l’accesso all’istruzione, agli organi di rappresentanza e che spesso vedono le donne rapite per diventare spose di mariti musulmani. Spesso le discriminazioni sfociano in aggressioni, e ai morti degli attentati, delle bombe e dei suicidi esplosivi di Boko Haram si sommano quelli perpretati per mano degli Hausa-Fulani e a quelli delle successive rappresaglie. Il presidente americano Donald Trump si è ben guardato dal condannare Buhari per le discriminazioni e repressioni della minoranza cattolica (e pro Biafra), a differenza di quanto fatto con Paesi come Corea del Nord, Birmania e Iran attraverso il Global Magnitsky Human Rights Accountability Act (GMHRAA) emanato lo scorso 21 Dicembre. Nei confronti della Nigeria, piuttosto, Trump ha manifestato un vivo interesse a sostenere la lotta a Boko Haram, finanziando equipaggiamenti militari di ultima generazione per un valore di 600 milioni di dollari. E poco importa se il sole giallo fatica a risorgere.

Clara Callipari

Un chicco in più

“Metà di un sole giallo” è un libro di Chimamanda Ngozi Adichie, scrittrice nigeriana femminista di etnia igbo, conosciuta ai più per il suo saggio “We should all be feminists”. Questi libro racconta in forma romanzata la guerra civile nigeriana attraverso gli occhi di due sorelle igbo e ci accompagna all’interno della complicata storia nigeriana, senza mai scadere nella faziosità. La scrittrice ha negato ogni appoggio politico ai movimenti indipendentisti biafrani 

Foto di copertina di alisdare1 Licenza: Attribution-ShareAlike License

Clara Callipari

Nata a Torino con radici che affondano al Sud, sin da piccola mostra un’inclinazione naturale per le lingue straniere. Mtv le insegna l’American English, di cui conserva l’accento, e i viaggi negli States suggellano l’amore. Ha imparato lo spagnolo successivamente, anche (e soprattutto) per cantare le canzoni reggaeton a squarciagola. Appassionata di viaggi e visiting student in Corea del Sud, Spagna e Olanda, si laurea in Economia Internazionale con una tesi sul movimento indipendentista catalano (“Uno studio sulla praticabilità economica e sulla legittimità di una Catalogna indipendente”). Appassionata di linguistica, geopolitica, diritto internazionale ed economia dello sviluppo, collabora con il Caffè su temi quali i movimenti separatisti in Europa, l’unione economica e monetaria e la crescita all’interno dell’UE.