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A Berlino, Barack Obama riapre il dibattito sugli arsenali nucleari, invitando la Russia ad accettare un’ulteriore riduzione del numero di testate nucleari e rendendo pubbliche le nuove indicazioni al Dipartimento della Difesa sulla gestione degli arsenali strategici. Da Mosca, però, la risposta è stata secca e decisa: «Non consideriamo seriamente la proposta».

 

ALLA PORTA DI BRANDEBURGO – Il 19 giugno, il presidente Obama, durante la visita in Germania, ha tenuto un importante discorso davanti alla Porta di Brandeburgo, riprendendo negli echi i due precedenti illustri di Kennedy (26 giugno 1963) e Reagan (12 giugno 1987). Un aspetto interessante delle parole pronunciate da Obama ha riguardato la proposta di una nuova politica per il nucleare militare direttamente indirizzata alla Russia: ridurre ulteriormente il limite di 1.550 testate concordato con il “New START” (Strategic Arms Reduction Treaty) del 2010, portandolo a un massimo di 1.000. Obama, inoltre, ha annunciato che la Casa Bianca organizzerà un summit internazionale per la sicurezza nucleare nel 2016, impegno che alcuni osservatori hanno ritenuto l’unica vera sorpresa del discorso di Berlino.

 

LE NUOVE INDICAZIONI PER IL DIPARTIMENTO DELLA DIFESA – Già poco dopo la fine del discorso, la Casa Bianca ha rilasciato il documento contenente le nuove guide del Presidente per il Dipartimento della Difesa circa la gestione delle armi atomiche, nel quale si afferma che gli Stati Uniti manterranno comunque un arsenale capace di costituire un deterrente convincente; che gli scenari per l’impiego delle testate saranno limitati a «circostanze estreme», con una funzione ridotta nella strategia per la sicurezza nazionale; che la priorità sarà nel contare maggiormente sulle capacità militari non nucleari; che gli USA dovranno usare la forza atomica solo se attaccati con armi equivalenti (un’eventualità ritenuta improbabile); che le analisi dei rischi geopolitici saranno riviste al fine di ridurre le riserve nucleari.

 

LA RIGIDITÀ RUSSA – Come accennato poco sopra, il Presidente si è rivolto alla Russia, proponendo la necessità di restringere ulteriormente i limiti imposti dal “New START” di un terzo, ossia di portare a 1.000 il numero di testate consentite. La risposta di Mosca, tuttavia, a distanza di pochi giorni dalle tensioni tra Obama e Putin durante il G8, è giunta rapida e decisa: «Non possiamo considerare seriamente le proposte di disarmo del Presidente americano nello stesso momento in cui gli USA sviluppano il loro sistema di difesa antimissile. – Ha detto il vice premier Rogozin. – Né possiamo permettere che si violi l’equilibrio della deterrenza strategica riducendo l’efficacia della nostra forza nucleare». Le relazioni tra Mosca e Washington, dopo un’apparente distensione nelle immediatezze della firma del “New Start”, hanno subìto un rapido inasprimento negli ultimi anni, soprattutto a causa del progetto dello scudo missilistico NATO in Europa orientale e, più recentemente, delle linee confliggenti dei due Paesi in Libia e in Siria, senza dimenticare i contrasti sulla geopolitica energetica in Asia centrale.

 

Beniamino Franceschini

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