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lunedì 25 Maggio 2020
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    Speciale COVID-19

    Ehi, ci siamo anche noi!

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    Si è svolto a Brasilia il secondo vertice dei BRICs, acronimo che raggruppa Brasile, Russia, India e Cina. Sono i principali Paesi in via di sviluppo, i possibili protagonisti dei prossimi anni sulla scena globale. Ambiziosi, ma forse anche un po’sopravvalutati.

    DIAMO I NUMERIQuattordici per cento del Prodotto Interno Lordo mondiale. Quaranta per cento della popolazione globale. Quarantuno per cento delle riserve monetarie internazionali totali. Settantatre per cento della crescita economica attesa a livello mondiale per il prossimo quindicennio. Tutto questo in soli quattro Stati: sono i BRICs, ovvero Brasile, Russia, India e Cina. L’acronimo, nato nel 2003 da un analista della banca d’affari Goldman Sachs, rappresenta in maniera molto sintetica ed affascinante il ruolo che questi quattro Paesi hanno attualmente sulla scena geopolitica globale e che potrebbero avere in futuro. Ma è tutto oro ciò che luccica?

     

    LE PROPOSTE SUL TAPPETO – Lo scorso 15 aprile si è tenuto a Brasilia il secondo vertice dei BRICs, dopo che l’anno scorso i quattro Capi di Stato (Lula,  Dimitrij Medvedev, Manmohan Singh e Hu Jintao) si erano incontrati in Russia. Al termine del summit, non è stata presa nessuna decisione concreta, come era del resto prevedibile, dato che il BRICs non è una organizzazione internazionale né tantomeno un forum istituzionalizzato come i vari “G-8,14,20 eccetera. Tuttavia, sono state abbozzate tre proposte, non del tutto nuove ma interessanti soprattutto per il loro valore simbolico. I quattro chiedono una riforma del Fondo Monetario e delle Nazioni Unite, in maniera da rendere più “pesante” la partecipazione delle nazioni emergenti all’interno dei processi decisionali: concretamente, questo potrebbe avvenire rispettivamente con una ridefinizione delle quote sottoscritte nel FMI (i cosiddetti “diritti speciali di prelievo”) e con un ampliamento della membership del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Inoltre, i BRICs auspicano che progressivamente il dollaro possa essere rimpiazzato come unità di scambio universalmente accettata sui mercati internazionali. Tra il dire e il fare, però, c’è di mezzo il mare: Cina e Brasile sono tra i principali detentori di dollari al mondo come riserva monetaria straniera. Sostituire il dollaro non si può fare dall’oggi al domani, perché se il valore della valuta statunitense crollasse i “verdoni” posseduti dalla Bank of China e dalla Banca Centrale brasiliana rischierebbero di diventare carta straccia.

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    E ALLORA?I BRICs non sono un bluff, tutt’altro. Rappresentano davvero il gruppo più significativo degli Stati in grado di essere protagonisti nei prossimi anni. Tuttavia, insieme possono al momento fare poco o nulla di concreto: i loro rapporti politici ed economici si svolgono per lo più a livello bilaterale (e in alcuni casi gli attriti sono abbastanza marcati, come tra India e Cina) e le loro caratteristiche divergono profondamente. La Russia, per esempio, basa la propria forza esclusivamente sugli idrocarburi e sull’industria della difesa, e sta subendo da un quindicennio a questa parte un preoccupante crollo demografico: in ottica di medio-lungo periodo, appare quindi indietro rispetto agli altri tre. Il Brasile, invece, è all’apice del dinamismo, sia a livello economico che sociale. Insieme all’India è una democrazia sostanzialmente matura, mentre la Cina non ha nulla di democratico e in Russia sono evidenti caratteristiche di leadership personalistica e autocratica. Tutti insieme, tuttavia, i BRICs vogliono lanciare un messaggio al mondo e in primis agli Stati Uniti: ci siamo anche noi. Nei prossimi anni il potere globale sarà presumibilmente sempre più frammentato e condiviso da questi attori.

     

    Davide Tentori

    redazione@ilcaffegeopolitico.it

     

    Davide Tentori
    Davide Tentori

    Sono nato a Varese nel 1984 e sono Dottore di Ricerca in Istituzioni e Politiche presso l’Università “Cattolica” di Milano con una tesi sullo sviluppo economico dell’Argentina dopo la crisi del 2001. Il Sudamerica rimane il mio primo amore, ma ragioni professionali mi hanno portato ad occuparmi di altre faccende: oggi infatti lavoro a Roma presso l’Ambasciata Britannica in qualità di Esperto di Politiche Commerciali. In precedenza ho lavorato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dove mi sono occupato di G7 e G20, e a Londra come Research Associate presso il dipartimento di Economia Internazionale a Chatham House – The Royal Institute of International Affairs. Sono il Presidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del Desk Europa

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