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Sono ormai anni che i vari social network (Facebook e Twitter su tutti) rappresentano uno dei principali motivi di utilizzo della rete internet. Si possono postare foto, messaggi si può chiacchierare con gli amici e si può anche accedere a moltissimi giochi on-line. Ma secondo il movimento di resistenza islamico palestinese di Hamas sono molte altre le possibilità di utilizzo di Facebook e Twitter specialmente quando a farne uso è il Mossad israeliano.

ACCETTI L’AMICIZIA? – Tutto nasce da un articolo della BBC la quale, riprendendo fonti locali, apre con un titolo ad effetto: “Israele adopera Facebook per reclutare collaboratori a Gaza”. A lanciare l’allarme è il portavoce del ministero dell’interno Ehab al-Hussein. Secondo il politico palestinese, il Mossad raccoglierebbe informazioni sulla vita di migliaia di suoi concittadini per poi ricattarli qualora rifiutassero di divenire spie al soldo dei servizi segreti israeliani. Già nel 2009 il quotidiano siriano Tishrin aveva molto provocatoriamente affermato che proprio Facebook fosse uno dei principali canali di reclutamento della CIA e del Mossad. Per quanto possa far sorridere l’idea di agenti segreti del Mossad che passino ore su Facebook a richiedere amicizie a possibili terroristi o futuri collaboratori, l’allarme è stato preso in seria considerazione dagli uomini di Hamas. Soprattutto dopo i fatti di Dubai, il movimento islamico ha recentemente rafforzato le maglie interne della propria sicurezza annunciando la pena di morte per quanti collaborino con Tel Aviv. Anche perché la tattica israeliana di minacciare i palestinesi in cambio di collaborazione è tutt’altro che sconosciuta alle cronache locali.

Molti esperti di intelligence non credono comunque che il Mossad possa utilizzare una strategia così prevedibile e superficiale, mentre altri provano a fornire un’altra chiave di lettura. Paradossalmente ancora più semplice. Secondo Ronan Bergman, l’intelligence israeliana utilizzerebbe direttamente l’immensa quantità di informazioni pubblicate su internet dai gaziani setacciando fra le stesse possibili dettagli utili per le indagini. Del resto pensare che il livello di tecnologia israeliano permetta solo ed esclusivamente di spiare i palestinesi attraverso i social network è decisamente impensabile.

 

NUOVA INTIFADA “VIRTUALE”? – Ma alcune settimane fa, il più popolare social network in circolazione era stato teatro di un altro scontro, sempre virtuale, fra palestinesi ed israeliani. The First Facebook Intifada. Così era stato denominato il gruppo che richiamava i musulmani nel mondo ad un “risveglio elettronico” per salvare la Moschea Al-Aqsa ed i luoghi sacri dell’Islam. Del resto nel 2009 anche lo Shin Bet, servizio di sicurezza interno dello stato israeliano, aveva avvisato i propri cittadini dei rischi derivanti da un incauto utilizzo di Facebook. Secondo Tel Aviv, il social network sarebbe infatti utilizzato dagli estremisti islamici come strumento per reclutare spie. Corsi e ricorsi storici direbbe qualcuno.

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NON SOLO FACEBOOK – Non è comunque solo Facebook il virtuale campo di battaglia dove Israele ed Hamas si fronteggiano e le parole del capo dell’intelligence israeliana Amo Yadlin non lasciano spazio a molte interpretazioni. In un intervista rilasciata agli inizi di aprile alla rivista Aviaton Week, Yadlin ha dichiarato che “lo sfruttamento del cyberspazio è di fondamentale importanza poiché questo racchiude in sé tutti gli elementi della dimensione militare: raccolta di informazioni, difesa e offesa”.

 

Del resto nel web è già da tempo in corso una vera e propria guerra propagandistica fra le parti: video, immagini e soprattutto blog che raccontano ognuno la propria versione dei fatti attaccandosi vicendevolmente senza risparmio. Anche internet appare come una nuova frontiera della guerra fra palestinesi ed israeliani, un nuovo luogo di scontro dove dare vita ad un intifada elettronica che comunque ha almeno il vantaggio di non procurare vittime. Almeno per ora.

Marco Di Donato

redazione@ilcaffegeopolitico.it

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