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Una parola fin troppo abusata sulla stampa italiana, e da utilizzare con cautela. Il grande impatto mediatico del Trattato Start 2 sulla riduzione delle testate nucleari non corrisponde a cambiamenti radicali nella sostanza. E la questione del sistema di difesa antimissile americano è un nodo fondamentale da sciogliere per rendere effettivo l’accordo

FORMA E SOSTANZA – In molti parlano di disarmo nucleare, Obama ha definito il mondo un posto più sicuro in cui vivere. Il nuovo Trattato Start2 firmato a Praga ieri è sicuramente un accordo storico, almeno nella forma. Serve a migliorare ulteriormente le relazioni tra Washington e Mosca in un momento in cui ci sono partite particolarmente delicate da giocare in ambito internazionale. Nella sostanza, però, sarebbe bene usare con cautela il termine disarmo. Passare da 2000 a 1550 testate nucleari non rappresenta un cambiamento epocale, per due motivi. In primis le testate che saranno smantellate fanno parte dell’arsenale strategico e non tattico, che rimane immutato nel numero. Sebbene siano meno potenti, le testate tattiche sono altrettanto letali. In secondo luogo la firma del Trattato consente ai due paesi di risparmiare non poco in spese militari, dettaglio che in tempi di crisi diventa fondamentale. Mediaticamente la firma ha quindi molta risonanza, dal punto di vista militare però non cambia fondamentalmente la sostanza delle cose. Politicamente rimangono ancora in sospeso dei punti importanti.

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SCUDO CHIAVE – Lo Start2, secondo quanto dichiarato nella nota unilaterale rilasciata dal Cremlino contemporaneamente alla firma, sarà effettivo nel caso in cui non si presenti la possibilità di sviluppo quantitativo e qualitativo di sistemi di difesa missilistica degli Stati Uniti. Questo è il nodo cruciale della questione, il punto che rischia di far deragliare le discussioni avute finora. Barack Obama ha precisato che lo scudo di difesa missilistica europeo non ha lo scopo di mutare l’equilibrio strategico con la Russia, quanto di combattere la potenziale minaccia rappresentata dagli altri paesi. Il presidente ha auspicato un dialogo serio con il Cremlino sulla questione, difficilmente però l’establishment russo digerirà il progetto statunitense lanciato da Bush e portato avanti, con qualche differenza, dall’attuale amministrazione Democratica. Storicamente la Russia ha sempre sofferto la paura di un possibile accerchiamento da parte dell’Occidente e non sembrano ancora essere maturi i tempi per il cambiamento di questa percezione. Obama ha detto di volere una ratifica del Trattato da parte del Senato entro la fine dell’anno, ma la nota rilasciata dal Cremlino definisce chiaramente quali sono, per Mosca, i termini della questione.

CONTRO LA PROLIFERAZIONE – Al momento, la sensazione è che entrambi i governi siano disposti a fare, almeno formalmente, un passo indietro, per lanciare un messaggio forte a quei paesi che tentano di destabilizzare un panorama internazionale già di per sé anarchico e caratterizzato da instabilità. Entrambi i governi cercano di evitare il rischio che si inneschi una corsa agli armamenti in Medio Oriente ed Asia orientale. Qualcuno ha definito la firma del Trattato come il momento di definitiva chiusura delle relazioni da “Guerra Fredda” tra i due paesi. In realtà sarebbe bene utilizzare maggiore cautela prima di lanciare proclami di tale portata. Nel caso in cui da parte statunitense permanesse la volontà di proseguire con il progetto di difesa missilistica europea potrebbero infatti riaccendersi fuochi di sfida coperti ora dalla cenere e dagli applausi che sono seguiti alla firma del Tratatto da parte dei due presidenti.

Simone Comi redazione@ilcaffegeopolitico.it

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