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Dopo circa sei anni di relativa calma, torna prepotentemente alla ribalta la minaccia del terrorismo in Russia. Due attentati hanno colpito la metropolitana di Mosca e la tumultuosa regione del Daghestan: una grave minaccia per Putin?

 Gli attacchi

Le cronache hanno già raccontato i dettagli: lunedì la metropolitana di Mosca è stata colpita da un duplice attacco, due attentatori suicidi (probabilmente donne) hanno causato la morte di almeno 41 persone, ferendone oltre 100.

Duplice attacco anche in Daghestan, nella città di Kizlyar, ai confini del Caucaso russo, con 12 morti e circa 30 feriti.

Come immediatamente ipotizzato, la pista più accreditata porta ai gruppi estremisti di matrice islamica che operano in Caucaso, che da circa due decenni sono in continua lotta contro il potere centrale e che già molte volte hanno colpito sia in Caucaso che nel cuore del Paese.

Sia il Primo Ministro russo Putin, che il Presidente del Daghestan, Magomedsalam Magomedov, hanno dichiarato che dietro ai due attacchi di questi giorni c'è, verosimilmente, la medesima organizzazione.

Perchè?

Ancora Cecenia dunque, ma non solo. Inguscezia, Daghestan, Cabardino Balcaria, Karachevo Circassia: questi i focolai che, apparentemente domati da Putin, soprattutto dal 2004 ad oggi, sembrano adesso accendersi nuovamente (vedi mappa).

Inoltre, a voler leggere con attenzione la scelta dei luoghi degli attacchi, il messaggio è chiaro e fortemente simbolico: gli attacchi sono stati condotti in Daghestan, ai confini estremi del Caucaso culla dei movimenti separatisti, e nel cuore di Mosca, ad una stazione delle metropolitana appena sotto il quartier generale dello FSB, il servizio segreto russo.

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Cosa farà Putin?

I successi di Putin, ai tempi del suo primo mandato da Presidente, si sono anche basati sulle sue scelte risolute in tema di terrorismo e separatismo; egli si è circondato di veterani dei servizi di sicurezza ed ha motivato le decisioni in materia di limitazione delle libertà personali e di accentramento di poteri anche sulla base di gravi necessità di sicurezza.

Questi nuovi gravi attacchi, dopo diversi anni di relativa calma, possono rappresentare per Putin il concretizzarsi di uno dei suoi peggiori timori, soprattutto in un momento in cui la sua popolarità è in calo e si risvegliano i malumori di piazza (negli ultimi mesi ci sono state infatti contestazioni e manifestazioni pubbliche in diverse città russe): diventare attaccabile su un baluardo della propria politica, cioè la sicurezza della popolazione sul suolo russo.

I detrattori punteranno su questo e quindi è probabile che la responsabilità per la mancata prevenzione di questi gravi attacchi dovrà ricadere su degli alti funzionari o ufficiali, altrimenti la credibilità della “linea dura” adottata da Putin e dal Presidente Medvedev potrebbe essere minata.

Intanto, le prime misure e proposte non si sono fatte attendere: Putin ha ordinato al Ministro degli Interni Rashid Nurgaliyev di rafforzare la presenza della polizia nel nord Caucaso, ed in particolare nelle aree più popolate e di maggiore importanza strategica del Daghestan.

La questione critica da comprendere è se le violenze saranno limitate a questi attacchi, o se queste rappresentano l'inizio di una nuova e prolungata lotta tra il centro del potere moscovita e la periferia del Paese.

Pietro Costanzo

redazione@ilcaffegeopolitico.it

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Pietro Costanzo

Il Caffè Geopolitico è una “creatura” che coccolo con tutte le attenzioni possibili; ne sono co-fondatore e Segretario Generale. Mi interesso di governance della sicurezza e analisi delle organizzazioni, cooperazione allo sviluppo, nuove tecnologie. Mi occupo di progetti della Commissione Europea e delle Nazioni Unite nel settore della pubblica sicurezza. Mi sento Europeo, Italiano e parecchio siciliano. Vivo a Roma: se volete, vediamoci per un caffè… Ogni opinione espressa è strettamente personale.

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