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lunedì 6 Aprile 2020
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    Europa contro Europa

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    “L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme, essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto” così 63 anni fa, uno dei “padri fondatori” dell’Unione Europea, Robert Schuman esponeva a Parigi la propria idea di Europa. La cosiddetta “dottrina Schuman” ha rappresentato l’inizio del progetto di integrazione europea. Molti sono stati i passi in avanti fatti negli anni ma c’è chi ancora vorrebbe tornare indietro.

     

    IL NO CHE AVANZA – La situazione attuale di crisi economica ha visto l’avanzamento di numerosi partiti anti-europeisti, i quali sono contrari ad un’integrazione più profonda e considerano inutile e inefficacie l’Unione Europea, sia dal punto di vita economico, l’euro e il sistema economico, ma anche dal punto di vista politico poiché percepiscono il potere dell’Unione distante dagli interessi dei cittadini. Questi nuovi partiti sono presenti in quasi tutta Europa: in Francia, il Fronte Nazionale (FN); in Regno Unito, il Partito per l’indipendenza del Regno Unito (UKIP); in Grecia, Syriza e Alba Dorata, in Germania, l’Alternativa per la Germania (AFD); in Olanda, il Partito olandese per la libertà (Pvv), e infine in Islanda, il Partito dell’Indipendenza e il Partito del Progresso. In due dei Paesi fondatori dell’Ue, Germania e Francia la sfiducia nei confronti dell’Unione è cresciuta negli ultimi anni rispettivamente del 57% e 60%.

     

    IN FRANCIA – Le elezioni presidenziali di aprile 2012 hanno visto il partito FN di Marine Le Pen raggiungere il più alto risultato di sempre, il forte consenso elettorale ottenuto è dovuto soprattutto alle proposte presentate contro la politica europeista di austerity di Sarkozy in alleanza con la cancelliera tedesca Angela Merkel. Le proposte presentate dal FN si basavano sulla modifica del trattato di Schenghen, meno diritti per gli immigrati , ma soprattutto una politica anti-europeista e anti-Nato. Il motto portato avanti da Marine Le Pen durante la campagna elettorale era: “Uno Stato che lotti ovunque contro l’ingiustizia generata dal regno del denaro”.

     

    INDIPENDENTISMO BRITANNICO – In quest’ultima settimana un altro partito anti europeista, l’UKIP, in Gran Bretagna nelle elezioni svoltesi il 3 maggio ha ottenuto il 23% di voti, il partito indipendentista guidato da Nigel Farange è divenuto il terzo partito dopo Laburisti e Conservatori. L’esito del voto ha fatto emergere l’opposizione e lo scetticismo dell’elettorato britannico nei confronti dell’integrazione europea, dovuto soprattutto anche alla crisi dell’eurozona. La pressione dell’euroscettici ha spinto il premier David Cameron a “rinegoziare” la posizione del Regno Unito nell’UE.

     

    DUE PARTITI EUROSCETTICI GRECI – La Grecia è il Paese dove la sfiducia nei confronti dell’UE è quasi al 75%. Alba Dorata e Syriza, i due partiti euroscettici, nell’elezioni del maggio 2012 hanno ottenuto importanti risultati. Alba Dorata, partito di estrema destra, guidato da Nikòlaos Michaloliàkos, è volato al 6,9%, la campagna elettorale si è basata su un programma contro gli immigrati illegali, proponendo di minare il confine ed espellere tutti gli irregolari, e chiedendo la cancellazione dei debiti greci, ha sfruttato i sentimenti di insicurezza e rabbia dei Greci colpiti dalle misure di austerità.

    Un nuovo trattato dell’Unione sarà una possibile prospettiva per uscire dalla crisi politica ed economica?
    Un nuovo trattato dell’Unione sarà una possibile prospettiva per uscire dalla crisi politica ed economica?

    Mentre Syriza, partito della sinistra radicale, guidato da Alexis Tsipras, con le elezioni è diventato il secondo partito greco diventando il principale partito di opposizione. Tsipras ha affermato che il suo partito ha un “approccio molto più realistico” per stabilizzare l’economia e auspica la “ricostruzione dell’Eurozona in base ai principi della coesione sociale e della democrazia”. Syriza diversamente da Alba Dorata non è contrario all’euro e tanto meno alla permanenza della Grecia in Europa. Ma l’obiettivo principale è quello di cambiare le politiche di austerity imposte dall’Unione, giudicate troppo favorevoli alle banche e alle grandi imprese, infatti il partito ritiene che per uscire dall’attuale crisi economica è importante mettere al centro delle politiche economiche europee: il lavoro, il reddit o, i diritti dei più deboli e lo stato sociale.

     

    LA GERMANIA NON HA BISOGNO DELL’EURO – Con questo motto il partito tedesco AFD si prepara alle elezioni federali tedesche del 22 settembre, il partito AFD nato da poco è cresciuto notevolmente nei sondaggi, in poche settimane ha raccolto 10 mila iscritti. I principali esponenti sono per la maggior parte accademici di ispirazione liberale ,uno dei principali è l’ex presidente della Confindustria tedesca Hans-Olaf Henkel. Il quale propone l’introduzione di due diversi euro, uno per il Nord Europa e un altro per il Sud Europa. Ma la politica fa leva soprattutto sull’indignazione dovuta alla messa in pericolo della ricchezza tedesca che è stata favorita dalla cancelliera Merkel, la quale ha concesso crediti internazionali ai paesi europei in crisi, e auspica a un ritorno al marco tedesco.

     

    L’OLANDA E L’EX-PARTITO DEL RIGORE – La crisi economica non ha risparmiato nemmeno l’Olanda. Il Paese è stato sempre tra i capofila del “partito del rigore” all’interno dell’Unione Europea, chiedendo agli altri Stati membri il rispetto degli impegni presi, soprattutto dal punto di vista finanziario; oggi il Paese si trova ad affrontare una situazione dove la disoccupazione è in aumento e la crescita è molto lenta. Proprio per questo il partito PVV è salito alla ribalta proponendo idee euroscettiche che si mischiano alla forte connotazione islamofobica ed xenofoba. Il suo leader Geert Wilders, parlamentare olandese famoso per le sue critiche mosse contro l’Islam, sostiene che le istituzioni europee abbiano perso la fiducia degli elettori olandesi e che bisogna uscire quanto prima sia dal punto di vista politico, che dall’adesione alla moneta unica. Il partito però alle elezioni di settembre 2012 ha registrato un netto calo, anche se ha ottenuto 15 seggi in parlamento. Le elezioni hanno visto invece trionfare “l’Europa”.

     

    L’ISLANDA E LE ELEZIONI DI APRILE 2013 – L’Islanda alle ultime elezioni ha visto trionfare i partiti anti-Unione “basta austerità e moneta unica”. I due partiti euroscettici hanno ottenuto più del 50% dei voti. Anche il partito dei Pirati, movimento nato nel 2012 è entrato per la prima volta nel parlamento. Questi ultimi risultati fanno pensare ad una situazione di stallo della procedura di ingresso nell’Ue. Già in campagna elettorale questi due partiti avevano affermato di voler sospenderla. “Usufruiamo già dei vantaggi di una zona di libero scambio e anche libera circolazione con la Ue, senza bisogno di perdere la nostra indipendenza”.

     

    LA CRISI ECONOMICA MONDIALE… – La crisi ha inciso molto all’interno dell’Europa, in questi ultimi anni politica ed economia si sono deformate fino a divergere. Si può affermare che in quasi tutta Europa c’è chi vorrebbe cancellare i passi fatti in questi ultimi 63 anni, non solo rinegoziando tutto ma anche cancellando. Un nuovo trattato dell’Unione sarà una possibile prospettiva per uscire dalla crisi politica ed economica?

     

    Maria Salerno

    Maria Salerno
    Maria Salerno

    Sono una calabra trapiantata a Roma dove frequento il primo anno del corso Magistrale in Pace, guerra e sicurezza all’Università di  Roma Tre.

    Come tutti ho tanti e troppi “sogni nel cassetto”, mi piacerebbe in futuro specializzarmi sulle tematiche del peacekeeping e della sicurezza post conflitto, anche se il grande sogno rimane quello di intraprendere la carriera diplomatica.

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    3 Commenti

    1. Io ho militato e diretto una sezione dell’Unione Paneuropea Internazionale, movimento fondato da Richard Coudenhove-Kalergi nel 1922. Al momento della stipula del trattato di Maastricht fummo molto critici nei suoi confronti perché era evidente come si stesse costruendo non un’unione dei popoli, come era negli intendimenti originari del suo fondatore, ma un mostro burocratico che ha portato a ciò che vediamo. Il mancato consolidamento di istituzioni rappresentative “reali” in Europa e l’ampliamento eccessivo degli stati membri hanno pure contribuito. O si rinegoziano i trattati degli ultimi anni o il rischio del fallimento sarà sempre maggiore.

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