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Inizia da oggi la nostra collaborazione con Lo Spazio della Politica (www.lospaziodellapolitica.com), che prevede anche lo scambio di articoli e altri contributi. Cominciamo con un'interessante intervista a Giuseppe Grimaldi, uno studente che ha avuto la possibilità di trascorrere un periodo presso il Moscow State Institute of International Relations (MGIMO). Quale modo migliore per parlare della Russia se non conoscendola dall'interno? Ecco dunque un'intervista che sfata alcuni miti ed apre delle questioni che meritano approfondimento. Buona lettura.

Qual è il settore di cui ti occupi? In che modo sei entrato in contatto con la realtà russa?

G.G.) Sono uno studente bocconiano, in particolare sono alla fine del corso di laurea in discipline economiche e sociali. Ho avuto la possibilità di vivere in Russia grazie ad un programma di Double Degree fra l’Università Bocconi e l’Università MGIMO di relazioni internazionali di Mosca. Il programma è strutturato in maniera  tale che il periodo di studio a Mosca è completamente focalizzato sullo studio del settore energetico, e in particolare sulle industrie del gas e del petrolio. La Russia oggi, e da sempre, è un paese ricco di risorse naturali e in primo luogo gas e petrolio, che anche nei tempi dell’impero sovietico rappresentavano la parte più consistente del budget statale. Questa ricchezza però si traduce spesso in scarsa flessibilità e propensione all’innovazione. Il fatto che gas e petrolio siano risorse limitate non è infatti un aspetto che interessa i russi quanto gli europei. Non esiste qui una discussione pubblica sul futuro energetico del paese, perchè la storia del paese ha sempre avuto l’odore del petrolio, e la sicurezza che questo rimarrà per almeno un altro secolo sono sufficienti a spostare l’attenzione su altre problematiche. Osservare da vicino un settore così cruciale mi ha dato quindi l’opportunità di scoprire elementi caratteristici russi, come la rigida protezione del settore energetico. Ad esempio la famosa Gazprom viene tuttora chiamata “il Ministero” dai russi, ad indicare come sia una società privata solo all’apparenza.

In che modo nella tua esperienza sei entrato in contatto con gli stereotipi legati all’immagine del tuo paese? Quanto invece hai incontrato degli ambienti davvero “globali”?

G.G.) Benchè la Guerra Fredda sia finita da più di vent’anni, in Russia si ha ancora la sensazione di trovarsi in un “altro mondo”. Del resto la cultura, la politica, la lingua e la dimensione ( 10 fusi orari diversi), della Russia sono tali da permettere che ci sia un ecosistema autosufficiente, e che i punti di riferimento siano diversi dai nostri. I russi non si sentono europei. L’ambiente qui è assolutamente internazionale, ma non nel senso occidentale del termine. In questo contesto ho notato come essere italiani assume vari significati:

1 Nell’immaginario popolare, quello del tassista immigrato moscovita, o dei giovani e meno giovani che arrivano dalle province del grande paese, l’immagine dell’Italia sembra sia ferma a qualche decennio fa. Conoscono le nostre canzoni degli anni 60, Modugno Celentano e Morandi, la FIAT 126, una delle prime macchine importate in Russia, e a sentirli parlare dell’Italia sembra quasi che ci fossero anche loro a tutte le cene dalla nonna quando si parlava dei vecchi tempi.

2 Se invece si fa una passeggiata nel centro di Mosca, magari nei grandi magazzini GUM sulla Piazza Rossa dominati dai brand italiani come il caffè Illy e i soliti vestiti, magari in compagnia di qualche studentessa dell’MGIMO (considerata la migliore università di tutta la Russia), che magari è andata a fare shopping a Milano o Roma o Parigi l’ultimo weekend, l’Italia è subito scavalcata dal Made In Italy. Il profilo del paese che non deve chiedere mai emerge subito e i santi poeti e navigatori sono oggi stilisti, calciatori e Berlusconi.

3 Molto interessante è la presenza delle imprese italiane in Russia, perchè penso sia uno specchio fedele della nostra economia. A differenza di tedeschi e francesi, molto presenti nel paese a tutti i livelli e molto organizzati, le imprese italiane sono o le grandi (leggi Eni, Finmeccanica, Fiat), oppure una miriade di piccole imprese in ordine sparso, dall’azienda familiare di Barletta a quella del bergamasco: alta qualità, piccole dimensioni, non l’ideale per un paese gigante che si affaccia adesso nell’epoca del consumismo e che, in quanto a servizi e beni reperibili è indietro praticamente su tutto, dal pollo alle calze da donna.

Effettua una comparazione tra i sistemi universitari dei due paesi sulla base della tua esperienza (preparazione, qualità docenti, ambiente, colleghi, opportunità, innovazione, legami con l’esterno e rapporti col mondo del lavoro).

G.G.) Vista da lontano, mi è stata data l’opportunità di studiare sia in una delle migliori università italiane sia nella migliore università russa. Ma come spesso accade in Russia il significato che la parola migliore assume, è profondamente diverso. Dimenticate l’efficienza e la solerzia milanese, la competizione e l’operosità dei bocconiani DOC. La migliore università della Russia è la migliore perchè ci vanno i migliori figli delle migliori famiglie. Traduci, molti studenti arrivano con l’autista personale all’università, che li aspetta paziente e immobile in macchina per tutta la durata delle lezioni. Spesso , quasi sempre, gli studenti  hanno il futuro scritto e il compito dell’università è prepararli al loro futuro. La didattica è molto diversa, esiste un rapporto molto diretto con i professori, e ogni corso più che fornire strumenti accademici come in Italia fa conoscere il punto di vista del professore su una serie di argomenti, e stimola molto la partecipazione individuale attraverso presentazioni in classe e lavori da fare a casa . Il rapporto studenti insegnante è di solito di 5:1, un livello comparabile con le migliori università americane, e proprio su questo stretto rapporto si basa la didattica, specialmente nel campo diplomatico dove è così possibile entrare in contatto con personalità molto importanti che hanno vissuto in prima persona la storia del paese. Passare dal modello italiano del tanti a uno a un rapporto diretto con i professori è stato senza dubbio una piacevole sorpresa. In effetti MGIMO è una propaggine del Ministero Degli Affari Esteri russo, e quest’aria ministeriale si respira spesso nei corridoi labirintici dell’università. C’è  un ambiente molto fertile che permette di incontrare numerosi personaggi di spicco, dal presidente Medvedev per l’inaugurazione dell’anno accademico ai corpi diplomatici europei , al segretario del partito comunista russo, alle maggiori società sia occidentali che russe che puntualmente organizzano incontri per un futuro professionale in questa università.

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Come valuti il discorso sulla riaffermazione della Russia come gigante globale e la teoria di Putin della “democrazia assistita”, spesso considerata dagli occidentali come “non-democrazia”? Quali sono per te i problemi della Russia di oggi, i lati positivi, le cose da migliorare sotto il profilo sociopolitico ed economico? Che giudizio dai delle classi dirigenti russe?

G.G.) “Molte cose ha visto la Russia nei mille anni della sua storia. L’unica cosa che in mille anni non ha mai visto è la libertà” (Vassilij Grossman). Il concetto di democrazia in Russia è un concetto lontano da quello diffuso nell’occidente, questo per vari motivi, a mio parere primi fra tutti storia e geografia della Russia. La storia ci insegna che mai in Russia si è riuscito ad imporre un sistema sinceramente democratico. Dall’impero di Kiev attraverso gli Zar per giungere alla dittatura comunista il popolo russo è sempre stato sottomesso al potere politico. D’altra parte la vastità del paese, e tutte le differenze religiose economiche e sociali richiedono una struttura del potere fortemente centralizzata, che diventa terreno fertile per un accentramento personale del potere. Per esempio esistono in Russia impressionanti spinte nazionaliste, che derivano in parte dai vecchi fasti comunisti, e in parte da nuove problematiche, come per esempio il trend demografico che vede la popolazione russa diminuire anno dopo anno, e contemporaneamente aumentare la pressione cinese ai confini siberiani. Per questo il partito di maggioranza russo si chiama Russia Unita, perchè vuole restituire un senso di fiducia nello Stato, il che favorisce anche una politica recentemente molto statalista, per un palato occidentale, in cui lo Stato si sta riappropriando di buona parte delle società russe. L’idea che supporta questo modus operandi è quella della sovereign democracy, coniata da Vladislav Surkov, considerato una importante eminenza grigia del Cremlino. Questa definizione chiarisce per esempio la differenza del concetto russo di democrazia da quello occidentale: se per Bush la democrazia era da esportare, per i russi è uno strumento di controllo inalienabile sul proprio territorio. Allo stesso tempo il termine sovrano rispecchia l’idea che il potere non debba essere messo in discussione, ma accettato senza troppe domande.

Come vedi  l’attuale enfasi dei rapporti italo-russi e l’importanza che questi si stanno ritagliando all’interno del sistema-Italia? Pensi che siano destinati a rafforzarsi ulteriormente?

G.G.) È strano considerare che l’Italia ha da sempre un rapporto privilegiato con la Russia. Prima era l’URSS che tramite il PCUS e il KGB era sempre in contatto con l’Italia e il PCI, facendo dell’Italia il paese occidentale più vicino ai sovietici. Adesso tutti i documenti del KGB rappresentano una strana minaccia per i politici italiani,e ad ogni visita di Berlusconi all’amico Putin o Lukashenko si teme che questi possano fargli qualche regalo in “dossier bollenti”. Anche se vivendo in Russia  mi sono reso conto che è sbagliata l’impressione che si ha spesso dall’Italia che Berlusconi e Putin (foto a destra) siano personaggi simili, o quantomento il loro atteggiamento pubblico si assomigli: Putin infatti rispetta a suo modo la tradizione dei leader comunisti, evita cioè l’ostentazione della ricchezza personale e mantiene sempre un basso profilo, tranne rimarcare la sua natura di eroe militare in varie occasioni, dalle gare di judo alle cavalcate siberiane. Inevitabilmente ancora una volta parlando di rapporti Italo – Russi  il perno fondamentale è l’energia, e in particolare il gas. Infatti il progetto più importante per gli approvvigionamenti europei di gas è la pipeline che porterà il gas dal medioriente all’Europa. In realtà i progetti in lizza sono due: quello filoamericano Nabucco, e il filorusso Southstream. Sintetizzando molto la questione Nabucco è più facile da realizzare dal punto di vista tecnico, meno dal punto di vista politico e quello dei finanziamenti. Southstream invece dovendo passare sotto il Mar Nero, richiede una tecnologia avanzata, compito per Saipem/Eni, e  l’appoggio politico e finanziario è compito per il Cremlino. Per capire l’importanza politica di questi progetti basta considerare il numero di nazioni coinvolte, i possibili scenari geopolitici generati, oppure vedere che l’ex premier tedesco Gerard Schroeder è direttamente coinvolto nel NorthStream, che sarebbe la pipeline per congiungere la Russia all’Europa centrale. Sembrerebbe inoltre che se Eni riuscisse a portare a termine la sua missione, il Cremlino potrebbe concederle l’opportunità di entrare nell’estrazione del petrolio in Russia, settore protetto per eccellenza e sogno nel cassetto di tutte le compagnie petrolifere. Direi che quindi i rapporti fra Russia e Italia rappresentano un ottimo esempio dell’importanza crescente dei rapporti bilaterali. Anche se dal punto di vista russo sono consuetudine, per l’Europa la questione da porsi è se avrà mai una voce comune, o quantomeno se quest’obbiettivo rientra nel futuro dei paesi europei. La Russia ha avuto fino ad oggi gioco facile a proseguire sul sentiero degli accordi bilaterali e cercando di evitare gli accordi per esempio con l’Unione Europea. Esiste comunque nell’UE una corrente di pensiero che vorrebbe più vicina la Russia all’Europa, facilitando le relazioni economiche, e in questo progetto rientra per esempio il tentativo di riforma del regime dei visti di lavoro fra Unione Europea e Russia; è da notare però che fino ad adesso la Russia non ha concesso il visto facile neanche al diplomatico dell’Unione Europea incaricato di trattare l’argomento. Al di là delle scaramucce politiche il punto dei rapporti fra Russia e Italia, e Europa in generale è che gli europei potrebbero compiere la scelta della Russia come “fornitore ufficiale del gas europeo”, ma questa dipendenza richiede assolutamente di essere controbilanciata a livello politico ed economico, e in questo campo sicuramente nei prossimi anni ci sarà molto da lavorare. (Intervista a cura di Fabio Mineo)

redazione@ilcaffegeopolitico.it

25 marzo 2010

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