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lunedì 25 Maggio 2020
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    Speciale COVID-19

    L’Africa divisa

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    A dispetto delle iniziative per l'unione dei popoli africani, il Presidente libico Gheddafi ha proposto lo smembramento della Nigeria. Ne è nata una forte crisi diplomatica tra due dei Paesi più importanti del continente. Perché il Colonnello agisce in tal modo?

    BLACK POWER Scordatevi i proclami e le ambizioni del Colonnello Gheddafi circa un’Africa unita, una rivoluzione mondiale che vedrebbe gli Africani come nuovi protagonisti delle dinamiche geopolitiche globali e la sua Libia come il Paese guida di questo cambiamento epocale. In effetti più di una volta il Presidente libico (nella foto in alto) ha insistito sulla necessità di unire le forze di tutti i Paesi del continente africano e raggiungere finalmente un livello di auto-consapevolezza e capacità tale da poter uscire dalla morsa dello sfruttamento delle proprie risorse da parte dei Paesi esteri e diventare un attore di primo piano a livello internazionale. Ora, insieme al Sudafrica, l’unica vera realtà africana teoricamente in grado di poter affermarsi come potenza regionale, sebbene con tutte le contraddizioni che distinguono quel Paese, ancora in preda a lotte intestine e a un’amministrazione fortemente corrotta, è la Nigeria. Quasi 150 milioni di abitanti (circa un quinto della popolazione di tutta l’Africa), settori emergenti come quello del cinema, leader nel continente, immense risorse petrolifere e forte presenza di investimenti stranieri per lo sfruttamento di tali risorse, che potrebbero divenire un’opportunità di sviluppo per il Paese.

    UNITI? MACCHE' – Qui arriva la stoccata di Gheddafi, che ha proposto qualche giorno fa, in risposta ai continui scontri inter-religiosi che caratterizzano la Nigeria e si sono nuovamente esacerbati nelle ultime settimane provocando decine di morti, di dividere il Paese in due. Da una parte i musulmani, dall’altra i cristiani, entrambi rappresentanti circa la metà della popolazione nigeriana (nella mappa in basso, si può vedere la Nigeria. Gheddafi propone uno Stato cristiano a Sud, con capitale Lagos, e uno musulmano nel Nord, con capitale Abuja). Nel fare la sua proposta, il Colonnello ha richiamato l’esempio dello smembramento dell’India a maggioranza indù, da cui nacque il musulmano Pakistan, nel 1947. Un attentato, seppure a parole, forte contro la sovranità di Abuja (l’attuale capitale della Nigeria), che non è di certo passato inosservato negli ambienti della politica nigeriana, anzi. Il Presidente del Senato ha definito Gheddafi un “uomo pazzo”, dichiarando che non si capacita del perché “a quest’uomo venga data la possibilità di farsi così tanta pubblicità”, mentre il governo nigeriano ha richiamato in patria il proprio ambasciatore a Tripoli, dopo la considerazione del Ministro degli Esteri nigeriano Ozo Nwobu, circa il fatto che Gheddafi “ha perso il suo status e la sua credibilità” come attore di riferimento per tutti i Paesi africani.

    I PRECEDENTI: VIA LA SVIZZERA – Non è neanche la prima volta che il leader libico si lascia andare a dichiarazioni che potrebbero risultare offensive per altri Paesi e addirittura invadenti: qualche mese fa, in occasione della crisi diplomatica che ha interessato la Libia e la Svizzera (per la quale il Presidente libico si è spinto addirittura a scomodare i principi più radicali dell’Islam, invocando una sorta di Jihad contro il piccolo Stato europeo), Gheddafi di fronte alla platea dell’Assemblea Generale dell’ONU, aveva provocatoriamente lanciato l’idea di cancellare la Svizzera e smembrarla tra Italia, Francia e Germania. Pura pazzia geopolitica, chiaramente, che però fa riflettere circa la natura del Presidente della Libia, sempre pronto ad essere provocatorio e protagonista, a suo modo, della politica internazionale, spesso mettendo in imbarazzo anche gli alleati occidentali, come la stessa Italia e gli Stati Uniti, tanto per nominare due Paesi che coltivano rapporti diplomatici e strategici con Tripoli (l’Italia per motivi di forte interesse geopolitico, quale la questione dell’immigrazione e il rifornimento di petrolio per il proprio approvvigionamento energetico, mentre gli USA hanno normalizzato da poco i rapporti con la Libia, dopo averla inclusa per decenni nel novero degli “Stati canaglia”).

    PETROLIO E FUTURE LEADERSHIP – Cosa potrebbe esserci dietro l’ennesima provocazione di Gheddafi, che ha causato una forte crisi diplomatica tra Nigeria e Libia? Sicuramente i due Paesi sono in competizione nell’area africana per quanto riguarda la leadership della produzione ed esportazione delle risorse petrolifere. La Libia è il primo Paese africano per riserve, con quasi 45 miliardi di barili di petrolio nel proprio sottosuolo, la Nigeria viene subito dietro al secondo posto con circa 37 miliardi di barili di petrolio di riserve. A fronte di tali numeri, però, la Nigeria è il primo produttore africano, con quasi 2,5 milioni di barili di petrolio estratti al giorno, mentre la Libia scende al terzo posto (dietro anche l’Algeria), con una produzione di 1,8 milioni di barili di petrolio al giorno. Tali dati potrebbero fornire una piccola chiave di lettura geopolitica per lo scontro in atto tra Libia e Nigeria, perché niente in diplomazia e nelle relazioni internazionali è lasciato al caso. Comunque progredirà il rapporto tra questi due importantissimi Paesi dell’Africa, è chiaro che una volta ancora le parole di Gheddafi contraddicono i fatti: da un lato si pone come unificatore dei popoli africani, dall’altra fa proclami di divisione di una delle sue più importanti realtà. Su basi religiose ed etniche, come se si tornasse ad inizio ‘900. Forse il vero problema del continente africano è proprio quello di individuare un leader che sia in grado di ragionare con parametri appartenenti al XXI° secolo.

    Stefano Torelli

    redazione@ilcaffegeopolitico.it

    Redazione
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    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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