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RistrettoSenza alcun dubbio Nicolàs Maduro ha vinto anche questa tornata elettorale e rimarrà a Miraflores fino al 2025. Il popolo ha votato, il popolo lo vuole.

Le elezioni si sono svolte in un clima piuttosto singolare, con buona parte dell’opposizione che ha invitato a disertare le urne e un’affluenza lontana dai fasti del #chavismo originario. Il Presidente non ha voluto consentire osservatori occidentali (tranne Zapatero) in quanto “non necessario”.

Maduro ha vinto con il 68% dei voti (pari a quasi 6 milioni di preferenze). Ha sconfitto Henri Falcòn (che ha preso quasi 2 milioni di voti), leader di #AvanzadaProgresista ed ex chavista separato dal partito dal 2010; un avvocato di formazione militare, con alle spalle una certa esperienza politica da governatore dello stato di Lara e sindaco del comune di Iribarren en Barquisimeto. Terzo classificato è Javier Bertucci, arrivato a quota 1 milione di voti, pastore evangelico e uomo d’affari, che ha abbandonato temporaneamente il ministero religioso nella Chiesa cristiana di Maranatha per cercare di “detronizzare” Maduro. La vera opposizione, quella Mud dai leader vessati da ordinanze ad hoc e impossibilitati a prendere parte alle elezioni, è confluita nel Frente Amplio ed ha chiesto di non andare a votare. Considerato che alla fine solo il 46% degli aventi diritto lo ha fatto, probabilmente è questo il dato politico che deve far riflettere di più.

Il prossimo passo dell’ex autista potrebbe essere quello di indire una nuova consultazione dopo il varo della Costituzione socialista da parte dell’Assemblea Nazionale Costituente, nella primavera del 2019. Per ribadire la “volontà popolare”.
Ora per i venezuelani cambia davvero poco; il Paese è isolato. Stati Uniti, Europa e gruppo di Lima non sostengono il regime. E’ fuori dalle organizzazioni locali e mantiene proficue relazioni solo con Cuba e Bolivia. Maduro deve andare verso est, se vuole avere la possibilità di porre freno all’emorragia di persone (si parla di 1.500.000 di fughe negli ultimi mesi) e di migliorare le condizioni da fame che la popolazione sta soffrendo. Ma Cina, Russia e Iran avranno davvero voglia di tessere relazioni più stabili con lui? Dipenderà, mai come ora, soprattutto dal #petrolio.
 
Andrea Martire

Foto di copertina di Joka Madruga Licenza: Attribution License

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Andrea Martire

Appassionato di America Latina, background in scienze politiche ed economia. Studio le connessioni tra politica e sociale. Per lavoro mi occupo di politiche agrarie e accesso al cibo, di acqua e diritti, di made in Italy e relazioni sindacali. Ho trovato riparo presso Il Caffè Geopolitico, luogo virtuoso che non si accontenta di esistere; vuole eccellere. Ho accettato la sfida e le dedico tutta l’energia che posso, coordinando un gruppo di lavoro che vuole aiutare ad emergere la “cultura degli esteri”. Da cui non possiamo escludere il macro-tema Ambiente, inteso come espressione del godimento dei diritti del singolo e driver delle politiche internazionali, basti pensare all’accesso al cibo o al water-grabbing.

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