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Fin dal Trattato di Roma del 1957 i Paesi membri della CEE si proponevano di costruire un regime inteso a garantire che la concorrenza non venisse falsata nel mercato comune. Oggi più che mai la politica della concorrenza dell’Unione Europea rappresenta uno strumento imprescindibile per la realizzazione del mercato unico.
L’EVOLUZIONE DEL MERCATO
I mercati di oggi sono caratterizzati da repentini cambiamenti ed evoluzioni dovuti alla dirompente crescita dell’innovazione e dai progressi tecnologici. Mentre le imprese cercano di adeguare le proprie strategie al mutevole andamento del mercato, i confini del diritto vengono apertamente sfidati: i casi che coinvolgono Google o Gazprom e i tentativi di regolamentare AirBnB sono un esempio. Ma quali sono i limiti della libera iniziativa privata all’interno dell’Unione Europea? Quale equilibrio sussiste tra la libertà privata e gli interessi pubblici? A partire dagli anni Novanta in tutta Europa, in maniera non sempre uniforme e non sempre con la stessa intensità, si è assistito a un progressivo processo di liberalizzazione dei mercati e allo smantellamento dei conglomerati industriali in mano pubblica. In particolare nel 1992, con il Trattato di Maastricht, i dodici Paesi firmatari avevano completamente ridisegnato la politica industriale europea, non più concepita in maniera protezionistica, in difesa dei cosiddetti “campioni nazionali”, ma come forza propulsiva, finalizzata alla creazione di mercati europei sempre più aperti e in grado di essere competitivi su scala globale. Il mercato unico ha apportato senza dubbio enormi benefici ai cittadini europei e alle imprese attraverso la libera circolazione di persone, beni, servizi e capitali, migliorando le opportunità per le imprese di competere sui mercati in altri Stati membri. Tutto ciò vale anche per le gare pubbliche, in particolare in settori considerati un tempo inaccessibili, come energia, trasporti e telecomunicazioni. La normativa antitrust svolge perciò un ruolo chiave nel processo di integrazione del mercato unico: le imprese dovrebbero essere in grado di superare i loro mercati nazionali e operare in tutta l’UE nel rispetto della pluralità degli interessi in gioco. La Commissione Europea esercita un ruolo primario di enforcement del diritto antitrust europeo e nazionale. In particolare, dispone della piena facoltà di definire le regole di concorrenza necessarie alla realizzazione del mercato unico, anche nei confronti delle imprese straniere che raggiungano accordi anti-competitivi all’interno del mercato interno. Sotto l’attuale Commissione Juncker, il commissario europeo per la Concorrenza Margrethe Vestager e la Direzione Generale della Concorrenza, presieduta da Johannes Laitenberger, si sono occupati e si occupano di reprimere ogni possibile infrazione tramite una costante attività di vigilanza e monitoraggio dei mercati. La Commissione può avviare un procedimento nei confronti dei soggetti vigilati, in particolare verso i responsabili di pratiche scorrette nei confronti dei loro concorrenti o dei consumatori. Il procedimento si può concludere con una sanzione pecuniaria emessa dalla Commissione o, in alternativa, con l’impegno da parte del soggetto a prendere dei provvedimenti correttivi entro una scadenza precisa. Le Autorità Amministrative Nazionali devono anch’esse impegnarsi a fare rispettare le regole antitrust di matrice europea, non potendo emanare atti contrastanti, e devono inoltre promuovere un coordinamento efficiente con la Commissione e i Regolatori Nazionali attraverso lo European Competition Network.
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Fig. 1 – Il commissario europeo alla Concorrenza, Margrethe Vestager
LA CONCORRENZA COME NEMICO DELLA CONCENTRAZIONE
Attraverso l’applicazione di regole antitrust e il controllo degli aiuti di Stato e delle concentrazioni, la Commissione ha perciò il compito di garantire il buon andamento del mercato interno senza distorsioni della concorrenza. Tutte le imprese europee devono poter accedere al mercato interno ad armi pari, senza alcuna discriminazione. Le politiche che la Commissione persegue a garanzia della concorrenza riguardano in primo luogo la lotta contro i cartelli, cioè pratiche di fissazione di prezzi, di limitazione della produzione e di accordi di distribuzione tra fornitori e rivenditori. Nel 2016, ad esempio, la Commissione ha emanato una sanzione record di 2 miliardi di euro nei confronti dei costruttori di autocarri Volvo/Renault, Daimler, Iveco e DA per aver partecipato a un accordo di cartello: per 14 anni i produttori hanno tacitamente sottoscritto accordi collusivi sui prezzi degli autocarri e sul trasferimento dei costi ai clienti per conformarsi a norme più rigorose in materia di emissioni. I cartelli possono quindi avere oggetto la ripartizione dei mercati e della clientela, gravando abusivamente sul mercato e sui consumatori. Difficilmente gli accordi collusivi sono rilevabili in breve periodo, data la natura poco trasparente degli accordi e i costi di ricerca sostenuti dalla Commissione. In secondo luogo, la Commissione deve prevenire gli abusi da parte delle imprese dominanti che sfruttano il loro potere di mercato in un determinato settore in qualsiasi Paese europeo. A tal proposito nel 2017 è stata comminata a Google un’ammenda di 2,42 miliardi di euro per l’abuso di posizione dominante sul mercato come motore di ricerca, in quanto promuoveva illegalmente un vantaggio illecito a un suo prodotto, oscurando quello dei concorrenti. L’impresa in una posizione dominante per il fatto che detiene un’importante quota di mercato, rilevata attraverso metodologie statistiche che interessano il settore e la geografia del mercato, ha una serie di obblighi da soddisfare. Tra questi rientra quello di non applicare prezzi eccessivamente alti a danno dei consumatori o troppo bassi per escludere gli altri operatori dal mercato. La Commissione deve altresì monitorare gli accordi di acquisizione e fusioni che le vengono notificate dalle imprese. Il divieto degli aiuti di Stato rappresenta un elemento importante per evitare distorsioni del mercato. Quando un gruppo di imprese o singole società vengono sostenute sotto forma di sovvenzioni e finanziamenti pubblici, queste ne ricavano un indebito vantaggio nei confronti dei loro concorrenti di altri Paesi dell’Unione.
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Fig. 2 – Il commissario europeo agli Affari economici Pierre Moscovici GLI OBIETTIVI DEL 2020 Tra gli obiettivi che si propone la Commissione all’interno delle politiche antitrust rientrano a pieno titolo le misure intese a migliorare la tutela dei consumatori e delle imprese quando sono vittime di comportamenti anti-concorrenziali. Le politiche antitrust non possono e non devono avere il potere di regolare ogni singolo aspetto dei mercati, altrimenti non si parlerebbe più di mercato, ma di economia pianificata. Le autorità antitrust non possono perciò plasmare un’economia, ma possono essere decisive, assicurando il rispetto dei singoli interessi che il mercato coinvolge e intervenendo  come un arbitro al verificarsi di un abuso. In particolare, nell’ultimo decennio il mercato digitale è diventato una delle aree decisive in Europa per i consumatori. La strategia del Mercato Unico Digitale, perseguita dalla Commissione, poggerà su tre elementi fondanti: il miglioramento dell’accesso ai beni e servizi digitali in tutta Europa per imprese e consumatori; la creazione di parità di condizioni affinché le reti digitali e i servizi innovativi possano svilupparsi; la massimizzazione dello sviluppo dell’economia digitale. Con il progresso della tecnologia digitale presto si potrà offrire una più vasta gamma di prodotti e servizi a prezzi più bassi, potenzialmente a vantaggio dei consumatori a seconda di come verrà disciplinato il mercato. Le priorità emerse in sede europea riguardano le regole che tutelano il diritto d’autore nelle piattaforme online a seguito della espressa volontà di accelerare gli investimenti nell’e-commerce attraverso il nuovo Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici. A tale proposito, le politiche antitrust hanno lo scopo di garantire che ai consumatori venga riservato un trattamento equo e, per converso, che alle imprese dominanti sia impedito di concludere accordi che fanno aumentare i prezzi od ostacolano l’innovazione o impediscano ai consumatori di scegliere i prodotti che desiderano. Il commercio elettronico rappresenta perciò un’ottima opportunità per offrire a tutti la possibilità di sfruttare i vantaggi dello sviluppo tecnologico, ma anche lo stimolo per garantire trasparenza dei prezzi e il miglioramento delle condizioni contrattuali, oltre che di scelta per i consumatori. 

 Francesco Carrara

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””] Un chicco in più Oggi le politiche antitrust vengono applicate in più di 120 Paesi in tutti i continenti a tutte le latitudini. Per approfondire nel dettaglio la loro disciplina nelle più svariate forme di mercato, è utile consultare questo link. [/box] Foto di copertina di betexion Licenza: CC0 Creative Commons
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