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Miscela Dark – Gli avvenimenti principali riguardanti la galassia jihadista in queste due settimane

INDONESIA

  • Una violenta rivolta scoppiata all’interno del carcere di Depok, sud di Giacarta, ha portato alla morte di cinque membri delle forze di sicurezza. L’episodio è stato rivendicato dallo Stato Islamico che ha fornito anche una copertura mediatica dell’episodio tramite Amaq News Agency, mostrando le armi requisite e gli ufficiali di sicurezza deceduti durante gli scontri. La situazione è tornata alla normalità, dopo due giorni, grazie all’intervento dell’esercito che ha portato alla resa delle dieci persone che hanno guidato la rivolta e l’uccisione di uno di essi.
  • Lo Stato Islamico ha rivendicato gli attacchi che hanno colpito tre chiese cristiane nella città di Surabaya, nell’isola di Java. Gli attacchi sono stati compiuti da una famiglia composta da due genitori e quattro figli. I due figli maschi di 16 e 18 anni hanno colpito a bordo di moto e indossando cinture esplosive. La madre, insieme alle due figlie di 9 e 12 anni, ha detonato la sua cintura esplosiva una volta entrata in una seconda chiesa, mentre il padre, che ha provocato l’esplosione più grande nei pressi di una terza chiesa, ha colpito con un auto-bomba.
  • Dinamica simile, con un gruppo di fuoco composto da un intero nucleo familiare e con la successiva rivendicazione dello Stato Islamico, si è verificata per un attacco accorso contro una stazione di polizia sempre nella città di Surabaya. I membri della famiglia, a bordo di moto e imbottiti di esplosivo, dello stesso tipo di fabbricazione casalinga utilizzata nell’attacco contro le chiese cristiane, hanno colpito i checkpoint della polizia fuori la stazione. Altamente probabile che ci siano collegamenti tra le due famiglie jihadiste entrate in azione, e che esse siano collegate al gruppo Jemaah Ansharut DaulahJAD, un’organizzazione ombrello che ha accolto nei suoi ranghi molti estimatori dello Stato Islamico e che si professa fedele ad esso. 
  • Lo Stato Islamico ha rivendicato l’attacco di quattro attentatori che, armati di spade, hanno assalito degli ufficiali di polizia nella città di Riau nell’isola di Sumatra. Uno degli ufficiali aggrediti è rimasto ucciso, così come i quattro attentatori che sono stati poi neutralizzati dagli altri agenti presenti sul posto.
  • Quattro episodi terroristici di matrice jihadista, riconducibili inoltre tutti e quattro all’ispirazione remota dello Stato Islamico, rappresentano un escalation preoccupante per l’Indonesia che però non può sorprendere. Il Paese ha contribuito con circa 1000 foreign fighters a rimpinguare le file dello Stato Islamico nel Siraq e spesso molti di essi sono comparsi in alcuni video pubblicati dalle agenzie mediatiche del gruppo. L’importanza che l’Asia ricopre per lo Stato Islamico ci è testimoniata dai violenti colpi di coda che hanno interessato paesi come Afghanistan, Filippine e ora anche Indonesia nel corso degli ultimi due anni e in concomitanza con il declino territoriale dell’organizzazione nel Siraq. Se l’interesse asiatico per lo Stato Islamico non rappresenta quindi una novità, sono altri gli aspetti da valutare e tenere in considerazione nella recente ondata di violenza che ha colpito l’Indonesia. Nonostante le perdite territoriali e le numerose dipartite umane, anche all’interno dei ranghi più alti della sua leadership, lo Stato Islamico sta conservando una buona capacità di ispirazione remota. Il recente discorso del portavoce Abdul Hassan al Muhajir ha trovato un notevole riscontro nelle azioni dei sodali del gruppo all’estero. I messaggi della leadership centrale del gruppo, o dei suoi mezzi propagandistici, purtroppo è raro che cadano nel vuoto. Gli episodi verificatisi in Francia, Indonesia e in Libia, solo per citarne alcuni, provano il grande appeal che l’organizzazione ha tuttora e testimoniano anche che il network digitale dell’organizzazione, utilizzato per ispirare, organizzare e poi rivendicare un attentato, è più funzionante che mai. Dopo poche ore l’inizio della rivolta, pochissime se si considera che ci si trovava per l’appunto all’interno di una carcere,  Amaq News Agency è stata subito in grado di fornire una buona copertura mediatica dell’evento, sia con foto sia con video. Le famiglie entrate in azione, inoltre, è molto probabile che abbiano trovato su internet le istruzione per realizzare gli esplosivi che poi hanno utilizzato nei loro attacchi. La miscela, denominata Miscela di Satana, è stata utilizzati anche dai lone wolf occidentali ed è molto pubblicizzata sui canali telegram che offrono istruzioni su come confezionare ordigni esplosivi artigianali. La riuscita nel debellare la minaccia dello Stato Islamico, deve passare necessariamente anche dal web e dal provare a disarticolare il network digitale che l’organizzazione ha costruito in questi anni.
Foto diffusa da Amaq News Agency che ritrae il gruppo di rivoltosi fedeli allo Stato Islamico che aveva preso il controllo del carcere
ITALIA

  • Altra importante operazione antiterrorismo condotta in Italia grazie alla collaborazione interforze delle nostre autorità. Questa volta, con trenta persone arrestate o iscritte nel registro delle indagini, sono state smantellate due cellule operanti in Sardegna e in Lombardia guidate da due siriani; Bazkka Alaa e Daadoue Anwar. Le due cellule si occupavano del finanziamento dell’organizzazione terroristica dell’ex Fronte al NusraJabhat al Nusra – ora confluito nel gruppo Hayat Tahrir al Sham e si pensa che abbiano mosso, tramite il sistema finanziario dell’ Hawala, circa due milioni di euro, raccolti anche in altri paesi europei e poi ridistribuiti in Turchia, Siria e Libano. Questa ennesima operazione conferma, al momento, che le cellule più strutturate ed organizzate che operano in Italia, da quanto ci è noto, si occupano prevalentemente di logistica, supporto finanziario e di proselitismo. 
FRANCIA

  • Lo Stato Islamico, tramite l’agenzia Amaq News, ha rivendicato l’attentato perpetrato da Khamzat Azimov che, a Parigi, ha provocato un morto e quattro feriti. L’agenzia mediatica affiliata allo Stato Islamico, il giorno dopo l’attentato, ha anche diffuso il video-testamento del ceceno con passaporto francese, che prima di entrare in azione con un coltello preso dalla sua cucina, ha giurato la sua fedeltà – bay’a – al sedicente Califfo Abu Bakr al Baghdadi. Le dinamiche quindi non si discostano da quelle viste recentemente negli attacchi che hanno colpito l’occidente. Un’attentato povero, di mezzi e di organizzazione, ma che quindi può essere eseguito da chiunque e con il minimo, quasi inesistente, aiuto esterno. 
Khamzat Azimov, l’attentatore di Parigi, nel suo video-testamento poi diffuso da Amaq News Agency.
AFGHANISTAN

  • Emirato Islamico dell’Afghanistan e Stato Islamico nel Khorasan hanno rivendicato i due attacchi che hanno colpito Kabul, rispettivamente nel distretto commerciale e la stazione di polizia del quartiere Dasht Burji, il 9 maggio. Questi due episodi si legano alla recente escalation di violenza che ha visto protagoniste le due organizzazione terroristiche.
  • Lo Stato Islamico nel KhorasanISKPha rivendicato l’attacco contro il palazzo governativo del ministero delle finanze di Jalalabad, nel Nangarhar. Il commando, composto da sei uomini, prima di essere neutralizzato dall’esercito afghano, ha lasciato sul posto dieci vittime. 
  • Il commando NATO in Afghanistan conferma di aver ucciso, tramite un strike aereo nella provincia di Nangarhar, Hazrat Abbas, luogotenente di al Qaeda nel Subcontinente IndianoAQIS – e leader del Tehrik Taliban e PakistanTTP.
  • L’Emirato Islamico dell’Afghanistan ha colpito con una violenta offensiva la città di Farah, capoluogo dell’omonima provincia. L’attacco dei Taliban è partito nella notte e dopo una serie di violenti scontri sono riusciti a prendere il controllo della città e a recuperare un notevole bottino di guerra. Terminata l’offensiva, dopo neanche un giorno, il commando talebano ha fatto marcia indietro, rilasciando al governo afghano il controllo della città. 
  • Gli ottimistici annunci dei portavoce sia governativi sia della missione NATO Resolute Support, inerenti sia alla controffensiva per riprendere Farah sia più generici sulla guerra in corso contro l’Emirato Islamico dell’Afghanistan, dipingono un quadro della situazione che francamente, opinione personale di chi scrive, non rispecchia la realtà. Innanzitutto i Taliban non hanno mai nascosto la loro volontà di non controllare i grandi centri urbani. Si concentrano, al contrario, sul controllo delle regioni remote in prossimità di essi da dove poi è più facile lanciare raid improvvisi che colpiscano le forze governative e i loro alleati. Questa strategia mira anche ad impedire che i grandi centri abitati vengano colpiti dai bombardamenti che potrebbero mietere anche vittime civili, provando così a porsi in una buona luce nei confronti del popolo afghano. L’Emirato Islamico dell’Afghanistan, allo stato attuale, controlla completamente 40 distretti afghani su 407, e contesta al governo il controllo di altri 203 di essi. Di contorno a questo fronte di guerra, non va scordata la crescente influenza dello Stato Islamico nel Khorasan, presente in tre province afghane, e il ritorno in auge di al Qaeda, che grazie al suo network di alleanze, sia con i taliban afghani che con quelli pakistani, continua sia a garantire la clandestinità della sua leadership – probabilmente a ridosso del confine tra Afghanistan e Pakistan – sia l’operatività dei suoi centri d’addestramento che stanno sfornando nuove generazioni di luogotenenti fedeli alla causa.  
RUSSIA

  • Lo Stato Islamico nel CaucasoWilaya al Qawqazreclama che il responsabile del ferimento di due poliziotti nella città di Stavropol, Caucaso settentrionale, era una suo combattente. L’attentatore, che aveva trascorso due anni in carcere per aver tentato di arruolarsi nello Stato Islamico, è morto a seguito delle ferite riportate nello scontro.
  • Le autorità russe hanno neutralizzato un terrorista appartenente alla filiale locale dello Stato Islamico nel Caucaso nella città di Nizhny Novgorod. Il terrorista, di cui al momento non si conoscono le generalità, era stato fermato per un controllo dei documenti al seguito del quale è partito uno scontro a fuoco che ha portato alla sua morte.
IRAQ

  • Le autorità irachene hanno reso noto di aver arrestato cinque leader di altissimo livello dello Stato Islamico in un’operazione congiunta con i servizi d’intelligence turchi e statunitensi che si è conclusa, infine, con il raid dell’areonautica militare irachena in Siria, nella regione di confine con l’Iraq di metà aprile. L’operazione è nata in seguito all’arresto effettuato dalle autorità turche, e alla successiva estradizione in Iraq, di Ismail Alwaan al Ithawi – aka Abu Zaid al Iraqi. Una volta preso in consegna dalle autorità irachene e statunitensi, si è dato al via ad un’operazione di quasi tre mesi che ha portato all’arresto di altri quattro leader ai vertici dello Stato Islamico, caduti in una trappola e attratti in territorio iracheno grazie alle informazioni ricavate dagli interrogatori con al Ithawi. Tra gli arresti spicca Saddam al Jammel, un siriano noto come Abu Ruqaia al Ansari, direttore delle operazioni militari dello Stato Islamico nella provincia di Deir ez Zor e uomo di riferimento per i foreign fighters dell’organizzazione. 
  • Dal 12 Maggio, giorno in cui si sono svolte l’elezioni politiche irachene, lo Stato Islamico ha rivendicato circa sessanta attacchi nelle province di Salah al Din, Baghdad, Diyala, Ninawa, Anbar e Kirkuk. 
SIRIA

  • Dall’inizio dell’offensiva governativa per riprendere il controllo dei sobborghi a sud di Damasco, lo Stato Islamico, tramite la sua agenzia mediatica Amaq News, reclama di aver ucciso più di 600 miliziani fedeli a Bashar al Assad. Il dato è aggiornato all’undici maggio e il computo delle vittime comprende sia soldati governativi sia miliziani alleati del governo siriano. 
Infografica riguardante le operazioni dello Stato Islamico nei sobborghi a sud di Damasco diffusa da Amaq News Agency e poi tradotta in italiano dal canale Ghulibati a Rum, un canale telegram di seguaci dello Stato Islamico.
SPAGNA

  • La collaborazione tra autorità marocchine e spagnole ha permesso di smantellare una cellula dello Stato Islamico operante nelle città di Bilbao e di Fnideq. Il gruppo, composto da cinque elementi sia spagnoli che marocchini, si occupava di reclutamento e di approvvigionamento di materiale bellico (coltelli, divise, apparecchiatura elettronica) da riutilizzare nei teatri di guerra che vedono coinvolto lo Stato Islamico.
FILIPPINE

  • Lo Stato Islamico ha rivendicato l’uccisione di 33 soldati filippini dall’inizio degli scontri nella provincia si Sulu nel Mindanao.
Bollettino informativo di Amaq News Agency sulle operazioni dello Stato Islamico nelle Filippine tradotto in italiano dal canale Ghulibati a Rum
LIBIA

  • L’attacco suicida per mezzo di macchina imbottita di esplosivo, che è costato la vita a sei miliziani fedeli ad Hafar dislocati in un checkpoint ad est di Sirte, è stato rivendicato dallo Stato Islamico.
JIHADIMEDIA

Locandina diffusa da as Sahab Media, canale mediatico della leadership centrale di al Qaeda, che preannuncia l’imminente audio messaggio di Ayman al Zawahiri.
  • Al Andalus Media, il canale mediatico di al Qaeda nel Maghreb IslamicoAQIM, ha diffuso un comunicato in cui invita i musulmani a boicottare le compagnie occidentali che operano nel Maghreb e nel Sahel, in quanto sono considerati obiettivi legittimi dei propri mujahidin. 
  • Sham al Ribat Media, il canale che offre copertura mediatica alle operazioni militari di al Qaeda in Siria, ha diffuso il primo video del gruppo Hurras al Deen durante l’addestramento di alcuni operativi nel campo Hamza bin Abdul Mutallib.
  • As Sahab Media ha diffuso un nuovo video di Ayman al Zawahiri dal titolo “Anche Tel Aviv è terra di Islam”. Il leader di al Qaeda, prendendo spunto dal recente spostamento dell’ambasciata statunitense a Gerusalemme, ricorda come quest’ultimo non sia in realtà il punto della questione. Israele resta comunque un Paese invasore di una terra musulmana e complici di questo crimine contro l’Ummah, prosegue al Zawahiri, sono tutti quei paesi che stando all’interno delle Nazioni Unite riconoscono lo stato israeliano. Lo spostamento dell’ambasciata statunitense, semmai, deve ricordare chi sia il vero nemico dell’Islam, gli Stati Uniti d’America. Per adempire il meglio possibile al jihad, conclude il dottore egiziano, è bene tenere sempre bene a mente questo punto, non scordare mai chi sia il vero nemico da combattere. 
  • Con l’avvicinarsi dell’inizio della rassegna mondiale di calcio in Russia, cresce in modo esponenziale la pressione mediatica della galassia di gruppi di fan riconducibili allo Stato Islamico per colpire l’evento sportivo. L’audience fedele allo Stato Islamico, purtroppo fino ad ora, si è sempre rilevata estremamente ricettiva a segnali di questo tipo e la mole di lavoro che i servizi di sicurezza russa sta affrontando è sotto gli occhi di tutti ed è prova di questa ricettività. L’inizio dei mondiali di calcio, inoltre, con la partita tra la nazionale russa e quella saudita, coinciderà con la quasi fine del Ramadan, periodo nel quale i jihadisti si sentono spiritualmente più forti. 

A cura di Valerio Mazzoni

Un chicco in più

Qui potete trovare le uscite pretendenti de Gli Occhi nel Jihad. 

Valerio Mazzoni

Nato, cresciuto e residente a Roma classe 1989, laureando in Scienze politiche per le Relazioni Internazionali presso l’Università Roma Tre. Formato accademicamente da nottate passate a giocare ad Age of Empire e Risiko, nutre da sempre una smodata passione per la storia e per le relazioni internazionali, con particolare interesse per il fondamentalismo islamico, i servizi segreti e la loro controversa storia. Per il Caffè Geopolitico si occupa della Russia e delle ex Repubbliche Sovietiche. I
viaggi e la Lazio sono le sue passioni più grandi, anche se non disdegna rapide incursioni nel mondo del NBA.