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In 3 sorsiLa Bulgaria detiene dal 1° gennaio 2018 la sua prima Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea. L’evento rappresenta un traguardo atteso e una vetrina importante per sentirsi finalmente un membro della famiglia europea. Tuttavia, in politica interna persistono profili di criticità, nonostante recenti progressi. Inoltre, la situazione dal punto di vista sociale sembra non migliorare: circa il 30% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà.

1. L’INSTABILITÀ POLITICA E IL QUADRO ECONOMICO

Le elezioni parlamentari anticipate svoltesi a marzo 2017 hanno visto riconfermato per la terza volta consecutiva Boyko Borissov, leader del partito Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria (GERB). Per poter formare un Governo, il GERB ha dovuto allearsi con il blocco nazionalista ed euroscettico dei Patrioti Uniti.
Anche grazie all’adesione della Bulgaria all’Unione Europea, avvenuta nel 2007, l’economia di Sofia è in crescita, con il prodotto interno lordo vicino a un aumento del 4%, la disoccupazione ferma al 6% e il debito pubblico quasi azzerato. Intanto, tramite i fondi europei sono state costruite centinaia di chilometri di autostrade, sul Danubio è stato realizzato il secondo ponte che lega la sponda bulgara a quella europea e nella capitale ci sono due linee della metropolitana, mentre la terza è in realizzazione. Tutto ciò rende la nazione appetibile per gli investitori stranieri: la manodopera costa meno e le spese d’investimento sono minori.
Eppure la Bulgaria rimane il Paese più povero fra i 28 membri dell’Unione, con redditi familiari modesti e una capacità di acquisto pari appena al 53% della media europea. Il problema della corruzione rappresenta un fattore di rallentamento delle riforme: gli investitori stranieri lamentano infatti il peso della burocrazia, un’amministrazione lenta e un sistema giudiziario non efficiente. A tal proposito, nel gennaio 2018 è stata adottata una legge che ha previsto il primo organismo anticorruzione in Bulgaria, con il compito di confiscare i beni acquisiti illegalmente e frutto di attività corruttive. Questo organismo non ha alcuna autorità per indagare e perseguire i reati di corruzione, ma può partecipare ad azioni congiunte con la magistratura e il Ministero degli Interni. La legge, tuttavia, non ha avuto il parere favorevole del presidente della Repubblica Rumen Radev, che l’ha rinviata al Parlamento, considerandola inefficace.

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Fig. 1- Il primo ministro della Bulgaria, Boyko Borissov.

2. IL CONTESTO SOCIALE E DEMOGRAFICO

La Bulgaria si sta spopolando molto rapidamente. Le ragioni risalgono al periodo post-comunista degli anni Novanta, quando masse di giovani bulgari decisero di trasferirsi nei Paesi più ricchi e più stabili dell’Europa occidentale. Tra le zone della Bulgaria più colpite da questo fenomeno ci sono il Nordovest e le aree limitrofe ai grandi centri urbani. Interi paesi e villaggi sono spopolati, oppure sono abitati solo da anziani con pensioni minime da 100 euro.
Uno dei piani promossi di recente dal Governo bulgaro per contrastare lo spopolamento è stato chiamare lavoratori stranieri dai Paesi vicini, come l’Ucraina e la Moldavia. Molti di questi immigrati sono impiegati durante la stagione turistica negli hotel e nei resort sciistici del Paese. Il tentativo, però, non è stato sufficiente a invertire la tendenza, soprattutto perché non è stato esteso a immigrati provenienti da altri Paesi.
I programmi pro-natalità e assistenzialistici del Governo si sono infatti scontrati con la possibilità di considerare l’immigrazione extraeuropea una risorsa per il rilancio demografico del Paese: finora la Bulgaria ha adottato politiche migratorie molto intransigenti. Nei mesi in cui era aperta la cosiddetta “rotta balcanica”, usata dai migranti per raggiungere l’Europa occidentale partendo dalla Turchia, cioè tra il 2015 e il 2016, la Bulgaria rifiutò gli ingenti flussi migratori costruendo barriere fisiche lungo il confine bulgaro-turco e adottando comportamenti intimidatori attraverso le sue forze di sicurezza, accusate di rispondere in maniera violenta ai tentativi di superamento della frontiera.

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Fig. 2 – Il Presidente della Repubblica della Bulgaria, Rumen Radev.

3. IL FUTURO DELLA BULGARIA

La Bulgaria ha voluto presentarsi all’Europa nel migliore dei modi. Per le cerimonie di apertura del semestre europeo, con la visita dei leader dell’Unione Europea, le strade di Sofia sono state accuratamente ripulite e il Comune ha vietato la circolazione dei tipici carretti trainati dai cavalli che solitamente attraversano la capitale.
La Bulgaria si è posta come obiettivo l’accelerazione del processo di adesione all’Unione Europea dei Paesi dell’ex Jugoslavia, in modo da costruire un importante corridoio regionale – tutto sotto lo sguardo favorevole della Russia, che osserva quest’area con grande interesse e che può contare su una notevole simpatia nei suoi confronti da parte delle classi dirigenti e dell’opinione pubblica bulgara.
Sull’onda dello spirito europeo, in questi mesi la Bulgaria spera di fare il passo decisivo per entrare nello spazio di Schengen, che garantisce la libertà di circolazione per i cittadini degli Stati aderenti. E anche gli alleati del primo ministro Borissov, il blocco populista e xenofobo dei Patrioti Uniti, hanno un atteggiamento sempre meno ostile verso l’Unione Europea, preoccupati principalmente per la loro identità, per l’immigrazione irregolare e le pratiche religiose illegali.
L’Europa, con i suoi fondi europei, è vista come un’opportunità da parte dei cittadini bulgari. Per questo, durante la Presidenza bulgara, il Governo di Sofia chiederà l’aiuto del Fondo sociale europeo (vedi il Chicco in più), affinché alcuni progetti, legati soprattutto all’assistenza agli anziani, possano continuare oltre il 2020, con la speranza che nei prossimi dieci anni la Bulgaria sia in grado di fare autonomamente ciò che oggi riesce a realizzare solo grazie alla solidarietà europea.

Marzia Notarnicola

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][Un chicco in più

Il Fondo sociale europeo (FSE) è il principale strumento di cui l’Europa si avvale per promuovere l’occupazione e l’integrazione sociale. Aiuta le persone a trovare un lavoro (o, se ne hanno già trovato uno migliore), favoriscono l’inserimento dei soggetti svantaggiati nella società, garantendo opportunità di vita più eque per tutti./box]

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