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In 3 sorsiLe relazioni tra Madrid e Rabat sono da tempo influenzate dagli andamenti migratori provenienti dall’Africa centro-meridionale e ciò è dovuto, in gran parte, alla presenza di aree a sovranità spagnola sul territorio marocchino 

1. CEUTA, MELILLA E IL PROBLEMA DELL’IMMIGRAZIONE VERSO LA SPAGNA

Le relazioni tra Spagna e Marocco hanno una storia assai remota e si spingono sino all’VIII secolo e alla Reconquista cristiana della penisola iberica. Tuttavia, nonostante esse siano variegate e spesso proficue, negli ultimi decenni hanno in gran parte gravitato intorno al problema dell’immigrazione irregolare. Infatti, secondo il Centro Studi e Ricerche IDOS, tra il 2006 e il 2013 sono giunte in Spagna in modo irregolare 93.979 persone, in gran parte provenienti dall’Africa centrale e subsahariana. La quasi totalità di tali immigrati è arrivata attraverso le città di Ceuta e Melilla, vere e proprie enclaves spagnole in terra d’Africa. Inoltre il fenomeno crescente del transito di persone dalle aree del Sahel e dell’Africa centrale e meridionale in direzione dell’Europa sta creando numerosi problemi anche ai Paesi di transito come, per l’appunto, il Marocco.

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Fig.1 – La linea di separazione nella città di Ceuta che rappresenta il confine terrestre tra Spagna e Marocco

2. LE RELAZIONI TRA I DUE PAESI E L’IMMIGRAZIONE

Bisogna sottolineare che l’immigrazione verso la Spagna è un elemento che si somma ad altri, più datati, che contraddistinguono i rapporti altalenanti tra i due Paesi mediterranei. Vi è a tal proposito da ricordare un incidente diplomatico che si presentò nell’estate del 2002, quando un gruppo di gendarmi marocchini occupò l’isolotto di Perejil, conteso da Spagna e Marocco.
A ben vedere, anche in quella situazione, nonostante la motivazione ufficiale fosse la rivendicazione territoriale, furono il tema dell’immigrazione irregolare e del traffico di droga attraverso lo stretto di Gibilterra le ragioni principali. A tal proposito bisogna ricordare che le politiche spagnole sull’immigrazione si sono andate sviluppando a un livello molto più ampio, soprattutto attraverso accordi bilaterali con i Paesi africani di origine dei migranti. Gli avvenimenti connessi alla cosiddetta “Primavera Araba” hanno influenzato profondamente anche il Marocco che, tuttavia, è riuscito a veicolare le tensioni per vie istituzionali, aprendo il governo del Paese al Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (PJD), che si ispira all’Islam politico moderato. Questo ha portato a un miglioramento delle relazioni con Madrid, seppur permangano ancora numerosi nodi irrisolti tra cui, su tutti, l’appoggio spagnolo all’indipendenza del Sahara Occidentale, considerato da Rabat parte integrante del territorio nazionale.

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Fig.2 – Immigrati tentano di superare il confine nei pressi della città spagnola di Melilla

 3. PROSPETTIVE FUTURE

L’improvviso sbarco sulle spiagge di Cadice, in Andalusia, di decine di migranti nell’estate del 2017 ha posto all’attenzione di tutti un fenomeno piuttosto nuovo: il fatto che i migranti non tentino di attraversare il confine soltanto via terra, ma che affrontino il lungo e pericoloso transito nello stretto di Gibilterra su piccole imbarcazioni di fortuna (conosciute come pateras). Questo avvenimento può essere spiegato soprattutto con l’aumento generalizzato della pressione migratoria degli ultimi anni, un tema che coinvolge tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Ciò si deve al fatto che, con l’eccezione dei Paesi arabi, il resto dell’Africa è soggetto a una crescita demografica senza precedenti. Tale fenomeno va di pari passo con una crescita economica non proporzionale: basti pensare che gran parte dei Paesi africani ha ritmi di crescita più contenuti rispetto agli anni Sessanta del secolo scorso, nonostante i massicci aiuti internazionali, come sottolineato dallo stesso Fondo monetario internazionale. In questo quadro, la Spagna sembra inoltre non vedere di buon occhio il Regolamento di Dublino III del 2013, che sancisce che il primo Stato di arrivo del migrante debba necessariamente essere anche il responsabile della sua accoglienza, qualora sussista il diritto alla protezione internazionale. Rispetto a Paesi rivieraschi come l’Italia, infatti, la Spagna ha accolto un numero esiguo di rifugiati e non accetterebbe nuove redistribuzioni. Per questi motivi è assai probabile che gli sviluppi futuri delle relazioni tra Spagna e Marocco si giocheranno in gran parte sull’argomento dell’immigrazione irregolare e sul suo utilizzo come veicolo di pressione politica.

Michele Cenci

[box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

Il nord del Marocco fu possedimento coloniale spagnolo dal 1912 al 1956. Inoltre la Spagna ha occupato militarmente la città di Sidi Ifni fino al 1969 e il Sahara Occidentale fino al 1975.

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