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In 3 sorsi – Per la prima volta da 60 anni in Malesia ha vinto l’opposizione, guidata dal 92enne Mahathir Mohamad. Si apre una nuova fase storica per un Paese in cui la voglia di cambiamento sembra aver sconfitto gli scandali e la corruzione.

1. UNA VITTORIA STORICA

Le elezioni dello scorso 9 maggio saranno ricordate a lungo in Malesia. Per la prima volta negli ultimi 60 anni ha vinto il partito di opposizione guidato dall’ex premier Mahathir Mohamad, che a 92 anni si appresta a battere anche il record di Primo Ministro più vecchio al mondo.
Mahathir è il leader del partito Pakatan Harapan (Alleanza della Speranza), che ha conquistato i 112 seggi necessari a ottenere la maggioranza in Parlamento. Il grande sconfitto è Najib Razak, Primo Ministro uscente e leader della coalizione Barisan Nasional (BN). Razak è stato eletto nel 2009, ma la sua reputazione è stata travolta da uno scandalo per appropriazione indebita che, oltre a mettere a nudo corruzione e malgoverno, ha aizzato l’opinione pubblica contro il suo esecutivo.
Si è realizzato quello che molti ritenevano impossibile. «Abbiamo aspettato questo momento per 60 anni. Questo risultato per noi è un miracolo», ha detto Sukumira Sekhar, che come tanti è sceso in strada a festeggiare dopo l’annuncio ufficiale.
L’affluenza alle urne è stata del 76% (più bassa delle ultime elezioni del 2013), ma il Pakatan Harapan è riuscito a vincere in storiche roccaforti del premier uscente Razak, come Malacca, Johor e Negeri Sembilan. Anche i giovani, per la prima volta, hanno partecipato attivamente al dibattito politico sostenendo Mahathir sui social.

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Fig. 1 – Mahathir Mohamad (al centro) festeggia insieme agli altri leader dell’opposizione dopo la vittoria elettorale, 10 maggio 2018

2. LO ‘TSUNAMI MALAY’

Per le strade di Kuala Lumpur è esplosa quella voglia di cambiamento che già si respirava negli ultimi anni. Si è verificato lo “Tsunami Malay”, termine con cui i giornalisti locali descrivono il voto per l’opposizione da parte dei cittadini di etnia Malay che erano soliti votare per la coalizione di centro-destra del BN.
La Malesia è composta da tre principali gruppi etnici: i Malay autoctoni, anche detti Bumiputra (60% della popolazione), i cinesi (22%) e gli indiani (7%).
Durante le elezioni del 2013 si era parlato di “Tsunami Cinese”, dopo che la minoranza aveva votato in massa per il partito di opposizione Pakatan Rakyat (PR) guidato da Anwar Ibrahim. Il BN aveva poi vinto, ma l’opposizione aveva conquistato ben 89 seggi facendo traballare il potere di Najib Razak. Anwar Ibrahim oggi è in carcere, in seguito a uno dei processi più controversi della storia malese, che lo vedeva accusato di sodomia nei confronti di un ragazzo.
È a questo punto che entra in scena Mahathir, la cui storia è quasi un romanzo. Mahathir Mohamad faceva parte del partito che oggi ha perso (il BN), con il quale ha ricoperto la carica di Primo Ministro per la prima volta nel 1981.
È proprio lui a fare da mentore a Najib Razak, sponsorizzandone la candidatura a premier nel 2009. I rapporti tra maestro e allievo si incrinano nel 2015 con lo scandalo
1MDB, quando Razak è accusato di appropriazione indebita di fondi pubblici per 4,5 miliardi di dollari.
La candidatura di Mahathir con l’opposizione e il malcontento per la corruzione dilagante pongono le basi per la futura sconfitta di Najib Razak, i cui provvedimenti diventano sempre più impopolari. Da ultimo è stata emanata una legge sulle fake news che molti hanno criticato per il suo utilizzo improprio nello screditare gli oppositori del Governo, tra cui lo stesso Mahathir.

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Fig. 2 – Un mesto Najib Razak al termine della conferenza stampa in cui ha riconosciuto la sconfitta alle elezioni, 10 maggio 2018

3. I PROGRAMMI DEL NUOVO GOVERNO

Parte degli accordi sottoscritti dal premier 92enne prevedono che governerà per un periodo transitorio di due anni, prima di lasciare il potere a Anwar Ibrahim, per il quale intende chiedere la grazia. «Verrà rilasciato a giugno, – ha detto Mahathir. – Una volta concessagli la grazia, sarà di nuovo eleggibile a Primo Ministro».
Il ruolo di Mahathir come nuovo premier sarà però tutt’altro che facile, viste le grandi aspettative e il difficile compito di tenere unita la sua coalizione.
Il Pakatan Harapan ha promesso nel programma elettorale una serie di importanti riforme, quali ridurre la corruzione, riformare le Istituzioni, introdurre il congedo di maternità obbligatorio e fissare l’età minima per contrarre matrimonio a 18 anni.
Gli elettori si aspettano inoltre che il nuovo premier elimini la Good and Services Tax (GST), una pesante tassazione introdotta tra le grandi proteste della popolazione da Najib Razak per ridurre il deficit fiscale. Secondo l’economista Gareth Leather eliminare la GST potrebbe penalizzare la Malesia nel breve periodo, ma il nuovo esecutivo apre alla possibilità di implementare finalmente le riforme istituzionali di cui il Paese ha un disperato bisogno.
In definitiva, sempre secondo Leather, «Mahathir ha ora la possibilità di compiere il suo proposito di ripulire il Governo».

Emanuel Garavello

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Fig. 3 – Anwar Ibrahim durante una fase del suo controverso processo per sodomia nel 2015. Dopo la vittoria di Mahathir l’ex leader dell’opposizione potrebbe essere graziato e riprendere la carriera politica

Un chicco in più

Diversi Paesi del Sudest asiatico si sono congratulati con Mahathir all’indomani della sua vittoria. Secondo l’ex Premier thailandese Thaksin Shinawatra «gli ideali e la visione di Mahathir contribuiranno a rinvigorire l’intera AESEAN e i suoi membri». L’Indonesia ha anche parlato di una vittoria «straordinaria», che non potrà che giovare anche alle politiche di Giacarta. La Cina rimane invece cauta: Pechino aveva in Najib Razak un solido alleato per i propri investimenti nella regione, che ora potrebbero essere rimessi in discussione.
Intanto lo stesso Najib potrebbe presto affrontare le conseguenze giudiziarie della sconfitta elettorale. Alla sua famiglia è stato infatti proibito di lasciare il Paese e la polizia ha condotto nuove perquisizioni legate all’indagine sullo scandalo 1MDB. Alcuni commentatori non escludono quindi un possibile arresto dell’ex Primo Ministro nel prossimo futuro.

 

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