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La Francia sta vivendo un periodo di rinnovato interesse verso la tecnologia e le scienze sotto la Presidenza di Emmanuel Macron, che fa dell’innovazione e dell’intelligenza artificiale una delle proprie bandiere, e che si mostra sicuro che il Paese potrà diventare il capofila europeo dell’innovazione, capace di attrarre capitali e investimenti da tutto il mondo.

LA STRATEGIA FRANCESE

È passato ormai un anno dalla vittoria alle elezioni che ha portato Emmanuel Macron a diventare Presidente della Repubblica francese nel maggio 2017. Dopo aver speso gli anni dal 2014 al 2016 come ministro dell’Economia, dell’Industria e del Digitale, oggi ha più che mai a cuore questi temi e ha fatto dell’innovazione uno dei propri cavalli di battaglia per rilanciare l’economia francese, che sta vivendo una ripresa all’insegna della scienza e della tecnologia. Il suo obiettivo è rendere il proprio Paese all’avanguardia, fino a diventare leader in Europa e nel mondo nel campo dell’intelligenza artificiale. È certamente un piano ambizioso, ma che ben si addice al più giovane Presidente della Repubblica della storia francese. Per il piano di investimenti per la creazione di un ecosistema di startup avviato nel 2012 dall’ex ministro per l’Economia digitale Fleur Pellerin, e proseguito da Macron come suo successore durante la Presidenza Hollande, il Governo ha stanziato 1,5 miliardi di euro da spendere nei prossimi 5 anni, a sostegno della ricerca nel campo della cosiddetta scienza dei dati, in particolare nella branca dell’intelligenza artificiale, sempre più protagonista dei discorsi di scienziati e informatici in ogni angolo del mondo. Il Presidente ha avuto modo di comprendere a fondo il potenziale di questa tecnologia nel corso del suo mandato da ministro, e si mostra quindi ben preparato sull’argomento e consapevole dei grandi benefici che l’AI (Artificial Intelligence) potrebbe portare alla Francia se venisse adottata in modo pervasivo e coordinata a livello centrale da un piano di governo ben strutturato. Infatti, tra i possibili campi di applicazione dell’AI c’è la sanità: l’intelligenza artificiale consente di fare passi avanti importanti nella medicina preventiva e nella capacità di offrire servizi e cure molto più personalizzati per il paziente. Un’altra possibile applicazione è la mobilità, con le ormai famose auto a guida autonoma che potrebbero diventare il nuovo standard nelle smart city di un futuro non troppo lontano. Nella visione di Macron le applicazioni dell’AI hanno ampie ricadute su tutti i settori che sono tradizionalmente governati a livello statale e per questo ha affidato a Cedric Villani, matematico nonché vincitore della prestigiosa Medaglia Fields (il Nobel della matematica), il compito di dirigere e portare avanti la ricerca sull’intelligenza artificiale insieme a una task force composta da un ricercatore specializzato in machine learning (altra branca della scienza dei dati fortemente in auge), un ingegnere del ministero della Difesa e quattro membri del comitato consultivo francese per la tecnologia e il digitale.

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Fig. 1 – Il Presidente Emmanuel Macron durante un discorso tenuto a Sydney lo scorso 2 maggio  

IL CONFRONTO CON L’EUROPA E CON IL MONDO

La strategia di innovazione promossa da Macron non vuole limitarsi ai confini nazionali, quanto piuttosto mira ad essere riconosciuta e accettata a livello europeo. Da qui nasce la proposta di creare un’agenzia europea per il finanziamento dell’innovazione, che appoggia così l’idea di Carlos Moedas, il commissario europeo per la Ricerca, la Scienza e l’Innovazione, fautore dell’istituzione di un Consiglio per l’innovazione, volto a legittimare e rendere prioritari i progetti di investimento europei nella ricerca. Oggi l’Europa necessita più che mai della presenza di persone nei Governi che riconoscano l’importanza di investire in modo massiccio in tutte quelle aree della scienza, della tecnologia e più in generale dell’innovazione determinanti per diventare campioni digitali a livello internazionale. Attualmente, infatti, il Vecchio continente si trova in mezzo a due fuochi. Da un lato gli Stati Uniti, storicamente il Paese con il primato tecnologico globale che, con la sua Silicon Valley, è stato in grado nell’ultimo decennio di attrarre investimenti e capitali da tutto il mondo, diventando così terra fertile per la nascita di innumerevoli startup che contribuiscono a creare un potente ecosistema di innovazione per le grandi aziende del Paese. Dall’altro lato il dinamismo dell’Oriente, con la Cina che, con i suoi colossi come Tencent e Alibaba, sa reggere bene il confronto con i fratelli d’oltreoceano Amazon e Facebook, oppure Singapore, ormai considerato a pieno titolo l’hub di innovazione del Sudest asiatico. Gli investimenti in questa area del mondo sono iniziati circa 10 anni fa e i frutti che si stanno raccogliendo oggi destano non poche preoccupazioni per la Presidenza Trump. Per questo, dietro ai colpi della guerra commerciale scoppiata negli ultimi mesi si potrebbero nascondere motivazioni più profonde e una strategia di contrattacco rispetto alla Cina, che nel tempo ha fatto tesoro delle conoscenze tecnologiche americane, per poi metterle in atto in casa propria, come un allievo che emula il maestro. In questa sfida che vede gli antagonisti schierati ai capi opposti del mondo, l’Europa non può più restare a guardare.

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Fig. 2 – Macron e il Primo Ministro belga Charles Michel (R) dopo il One Planet Summit a Parigi, nel dicembre 2017

LE PROTESTE CONTRO IL GOVERNO

Per rendere la Francia un vero e proprio hub di innovazione europeo, il Governo ha stilato un pacchetto di riforme che mettono in luce il lato neo-liberista dell’ideologia del Presidente francese e del suo partito En Marche!: proprio come viene teorizzato dalla letteratura accademica, nelle intenzioni di Macron un’economia caratterizzata da un mercato concorrenziale e con un mercato del lavoro flessibile, in cui le istanze portate dai sindacati vengono, se non eliminate, quantomeno ridotte il più possibile, dovrebbe diventare più proattiva e capace di stimolare l’innovazione e gli investimenti da parte delle imprese. Perciò appare chiaro in questa ottica il filo rosso che congiunge le riforme proposte e già in parte attuate dalla Francia: la riforma del mercato del lavoro mira a rendere più facile la possibilità di licenziamento, e di conseguenza di assunzione, mentre la riforma del settore dei trasporti apre il mercato a una maggiore concorrenza e deregolamentazione. Infine quella del sistema pensionistico rende più pesanti i contributi dei pensionati francesi a vantaggio dei lavoratori che dovranno sopportare oneri sociali minori. In questo quadro, sebbene le intenzioni di Macron sembrino le migliori, non risulta semplice conquistare il favore del popolo, che si sta mostrando contrariato dalle misure prese dal Governo. Le crescenti preoccupazioni sono sfociate nelle proteste dello scorso aprile: il malcontento si è diffuso soprattutto per le riforme attuate dal Presidente francese nel mercato del lavoro e nel settore dei trasporti. In particolare sono stati i ferrovieri i capi dei cortei che hanno sfilato per le strade francesi contro l’abolizione dello statuto speciale della loro categoria e contro l’apertura del servizio dei trasporti ferroviari alla concorrenza. Chiaramente i lavoratori hanno ottenuto l’appoggio dei sindacati ed è stato annunciato un prolungamento delle manifestazioni e degli scioperi fino a giugno. In una Francia che ancora forse non si dimostra pronta a quei cambiamenti radicali che il Presidente ha in mente, Macron deve saper scendere a compromessi e deve saper attuare con gradualità quelle riforme di apertura ai mercati che sembrano un presupposto fondamentale per creare un ecosistema di imprese, startup e centri di ricerca accademici che sappiano collaborare per rendere davvero innovativo uno dei Paesi più importanti del Vecchio continente.

Chiara Bellucci

Un chicco in più

L’intelligenza artificiale viene definita come l’abilità di un sistema tecnologico di una macchina, hardware o software, di risolvere problemi e fare attività che sono tipiche della mente dell’uomo. Sebbene oggi si stia assistendo al boom di questa tecnologia che sembra promettere innovazioni radicali per la società futura, in realtà questo ambito di ricerca affonda le sue radici anche nella mente di Alan Turing, il matematico e crittografo che durante la Seconda guerra mondiale ha collaborato col Governo britannico per decifrare i messaggi in codice della macchina Enigma.