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In 3 sorsi Con la scadenza del secondo mandato di Ernest Bai Koroma, la Sierra Leone è stata recentemente chiamata al voto per eleggere il nuovo Presidente, in una tornata elettorale controversa e combattuta.

1. IL CONTESTO

Lo scorso 23 novembre 2017 si è concluso il mandato presidenziale in Sierra Leone di Ernest Bai Koroma, eletto per la seconda volta lo stesso giorno di cinque anni prima. Il Paese è entrato a tutti gli effetti nella campagna elettorale che lo ha portato alle elezioni del 7 marzo, una tornata di cruciale importanza: sul tavolo le questioni riguardavano le difficoltà ad accedere ad acqua ed elettricità, l’alto tasso di disoccupazione giovanile accompagnato da un tasso di analfabetismo che tocca il 50%, oltre al crescente costo della vita. La situazione politica della Sierra Leone è relativamente stabile, con una lunga e consolidata tradizione bipartitica attorno ai due attori principali, All People’s Congress (APC) e Sierra Leone Peope’s Party (SLPP). L’elettorato sierraleonese si è dimostrato storicamente propenso al cambiamento e poco accondiscendente verso i candidati uscenti, tanto che APC e SLPP si sono alternati ininterrottamente al governo sin dall’indipendenza ottenuta dal Paese nel 1961, con l’unica eccezione degli 11 anni di guerra civile durante gli anni Novanta. Tuttavia il percorso di avvicinamento alle elezioni del 2018 è stato caratterizzato da una notevole incertezza sul potenziale vincitore. In primo luogo durante la campagna sono emersi due nuovi partiti che per la prima volta hanno dato la sensazione di poter rompere l’equilibrio, il National Grand Coalition (NGC) e il Coalition for Change (C4C), nati entrambi da contrasti all’interno delle due formazioni maggiori. Se da un lato ciò ha portato a una più ampia attenzione da parte dei candidati ai reali problemi del Paese, dall’altro lato ha frammentato l’opposizione a vantaggio del partito uscente, l’APC. A sfavore del Governo giocavano però un ultimo quinquennio di risultati poco soddisfacenti, in cui non solo l’esecutivo non aveva affrontato con successo i problemi economici del Paese, ma addirittura era stato accusato di aver mal gestito i fondi internazionali ricevuti per affrontare l’epidemia di ebola del 2014 e per aiutare le vittime delle frane di fango che nel 2017 avevano provocato oltre 400 morti nella capitale Freetown. In più si imputava al Governo uno scarso record democratico, dovuto al ricorso a intimidazioni e violenze e al tentativo di rimuovere il limite costituzionale di due mandati presidenziali.

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Fig.1 – Sobborghi periferici della capitale della Sierra Leone, Freetown, marzo 2018

2. CANDIDATI E RISULTATI

Al primo turno delle elezioni, tenutosi il 7 marzo 2018, tra i 16 candidati totali, quattro spiccavano quindi per le loro possibilità di vittoria. Per l’APC veniva candidato Samura Kamara, ex ministro degli Esteri del presidente uscente. Tra i partiti di opposizione, invece, la scelta ricadeva su Julius Maada Bio (SLPP), ex militare membro della giunta che aveva estromesso il Governo dell’APC nel 1992 dopo lo scoppio del conflitto civile, nonché già sconfitto da Bai Koroma nelle precedenti elezioni del 2012; Kandeh Yumkella (NGC), figlio di uno dei fondatori del SLPP, economista, ex capo della United Nations Industrial Development Organization; Samuel Sam-Sumana (C4C), ex vicepresidente dell’APC, da cui era stato licenziato nel 2015. Il risultato delle urne al primo turno però non è stato definitivo, poiché nessuno dei candidati ha raggiunto la soglia del 55% delle preferenze prevista dalla legge elettorale. Il secondo turno è stato quindi tenuto 31 marzo, dopo essere stato posticipato a causa di accuse di brogli e violenze tra gli schieramenti rivali, con un ballottaggio al quale sono stati ammessi solo Julius Maada Bio e Samura Kamara, senza che nessuno dei due ricevesse il supporto da parte dei candidati esclusi. Dalle urne è emerso vincitore con il 51,8% delle preferenze il candidato dell’opposizione Maada Bio, che è quindi stato nominato Presidente il successivo 3 aprile.

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Fig. 2 – Il neoeletto presidente Julius Maada Bio (sinistra) con il vicepresidente durante i ringraziamenti ai suoi elettori a Freetown, 7 aprile 2018

3. LE CONTROVERSIE

Ciononostante l’intero processo elettorale è stato molto criticato. Per prima cosa è stata largamente contestata la decisione da parte del Governo di escludere dalla competizione elettorale coloro in possesso di una seconda nazionalità oltre a quella sierraleonese, facendo leva sulla confusione di un contesto legislativo dove i dettami della Costituzione in materia sono stati emendati più volte nel corso degli anni. Questa decisione avrebbe dovuto avere lo scopo primario di escludere dalla corsa per la presidenza Kandeh Yumkella, ma si è poi rivelata controproducente per lo stesso APC, a causa del disappunto dei finanziatori esteri del partito e della presunta cittadinanza britannica degli stessi Bai Koroma e Kamara – pertanto è stata stralciata. C’è poi stato il problema della relazione tra social media e fake news, nonostante la maggior parte del territorio della Sierra Leone sia privo di copertura telefonica o linea internet. In particolare WhatsApp è diventato il principale veicolo di informazione tra i sierraleonesi, soppiantando radio e quotidiani, soprattutto nella zona urbana di Freetown, dove i risultati elettorali sono storicamente più incerti, e nel corso della campagna elettorale e nel periodo tra le due votazioni è anche diventato il mezzo di diffusione di una serie di notizie false che hanno influenzato il dibattito politico nazionale. Inoltre, come in molti altri casi in Africa, l’affiliazione partitica in Sierra Leone si mescola all’appartenenza etnica e tribale, e ogni elezione rischia di esacerbare quelle tensioni mai del tutto sopite dopo la fine della guerra civile nel 2002. Infine il risultato è stato contestato da alcuni costituzionalisti sierraleonesi a livello formale, perché le elezioni sarebbero state indette al di là dei limiti temporali imposti dalla costituzione, dato che il primo turno avrebbe dovuto tenersi al massimo entro il 23 febbraio, cioè entro tre mesi dalla scadenza del mandato presidenziale.

Andrea Rocco

 

[box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

Particolarmente singolare è stata la comprovata partecipazione diretta di soggetti cinesi nella campagna a favore del partito del Presidente uscente. La Cina è uno dei principali partner commerciali della Sierra Leone e ha interesse a mantenere lo status-quo, soprattutto per aver investito considerevolmente in infrastrutture durante il Governo di Bai Koroma (in particolare in strade e aeroporti), opere che hanno ricevuto forti critiche da parte delle Istituzioni economiche e finanziare occidentali per gli eccessivi costi e la scarsa utilità in uno Stato non ancora ripresosi dall’epidemia di ebola del 2014.

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Foto di copertina di UNMEER Licenza: Attribution-NoDerivs License

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Andrea Rocco
Classe 1990, laureato in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano con una tesi sulle relazioni tra Angola e Cina ho conseguito un Master in African Politics presso la School of Oriental and African Studies (SOAS) di Londra e sto attualmente frequentandone un altro in Chinese Studies presso la Universitat Pompeu Fabra di Barcellona dopo altre esperienze formative in ISPI e SIOI.
In questa oscillazione tra i miei due grandi interessi ho scoperto il mare: ad oggi mi occupo principalmente di pirateria e delle dinamiche geopolitiche dell’Oceano Indiano.