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In 3 sorsi – La cumbre, l’’evento politico più atteso della regione latinoamericana, tenutosi a Lima fra il 13 ed il 14 aprile di quest’anno, ha visto l’assenza di personaggi illustri come il Presidente degli Stati Uniti e tante questioni irrisolte. Vediamo nel dettaglio. 

1. LA CUMBRE, UN EVENTO SULLA SCIA DELLA CORRUZIONE

L’ottava Cumbre de las Americas, annunciata il 20 giugno 2017 dal Ministro degli Esteri peruviano Ricardo Luna all’interno della 47sima Assemblea Generale dell’Organizzazione degli Stati Americani (OAS), venne da subito inquadrata come un evento focalizzato sul tema della “Governabilità democratica rispetto alla corruzione”. Il ministro ha inoltre aggiunto che la preparazione per tale riunione sarebbe stata un’opportunità per “riflettere sulla governabilità democratica e come essa sia colpita dalla corruzione”, consentendo anche di “valutare mezzi concreti per combattere l’impunità attraverso la cooperazione regionale”.

A tal proposito, il ministro peruviano ha rievocato nella Cumbre gli strumenti del sistema interamericano già disponibili al fine di contenere il fenomeno, come la Convenzione Interamericana contro la Corruzione (CICC)e il MESISIC (Mechanism for Follow-Up on the Implementation of the Inter-American Convention against Corruption).

Le speranze che ruotavano attorno alla Cumbre erano chiaramente legate agli sviluppi dei casi di corruzione che vedono partecipe la corporation Odebrecht – la quale avrebbe pagato 780 milioni di dollari in tangenti secondo il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti – e che hanno avuto un impatto drammatico sulla vita politica dei Paesi del Cono Sur. Tale fenomeno va a minare persino i risultati positivi raggiunti in un momento storico in cui la maggioranza delle nazioni latinoamericane manifesta un trend di crescita positivo. La corruzione, infatti, frena pesantemente l’iniziativa economica, soprattutto la creazione di nuove imprese, oltre a determinare l’insoddisfazione dei cittadini e ad inficiare sulla debolezza delle istituzioni. Attualmente il 45% dei cittadini latinoamericani pensa di vivere in una “democrazia con problemi gravi” e i 12% definisce il proprio Paese come non democratico, segnando un’insoddisfazione diffusa che cresce dal 2009.

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Fig. 1 – L’ex presidente brasiliano Lula, anch’egli coinvolto all’interno dello scandalo Pedrobas.

2. LA CUMBRE E LA “QUESTIONE MADURO”

L’unico tema che ha visto un consenso prossimo all’unanimità fra i leader presenti alla Cumbre è stata la condanna al regime venezuelano di Nicolas Maduro, espressa di sabato e preceduta dall’annullamento, da parte dell’allora presidente peruviano Kuczsynski, dell’invito da lui stesso rivolto a Maduro, con la motivazione della violazione dei principi democratici. Fra tutti i presenti, solamente Evo Morales ed il ministro degli Esteri cubano si sono discostati dal coro manifestando sostegno all’erede di una rivoluzione bolivariana sempre più isolata.

Dure sono state le parole del presidente cileno Sebastián Piñera, il quale ha dichiarato che “In Venezuela non c’è democrazia […] le elezioni con partiti dichiarati fuorilegge sono illegittime”. È un chiaro riferimento alle elezioni che si terranno in Venezuela il 20 maggio, le quali rappresentano un banco di prova estremamente importante per il Governo e che si prospettano già come non riconosciute dai Paesi confinanti. È il caso del presidente colombiano Juan Manuel Santos, il quale ha annunciato che “Non riconosceremo i risultati di un’elezione disegnata per mascherare una dittatura. È incredibile che Maduro continui a negare tutto mentre il mondo vede come il popolo venezuelano muoia di fame”. La situazione è resa ancor più esplicita dalla firma della “Dichiarazione sul Venezuela” da parte di 16 Paesi – fra cui Brasile, Argentina, Canada, Cile, Colombia, Stati uniti, Messico, Perù –.

D’altra parte, il presidente venezuelano Maduro ha dichiarato che si opporrà fortemente all’azione dei Governi antagonisti e ha richiamato i bassi tassi di consensi nei confronti dei principali leader del consenso antichavista. “Sono tre dei presidenti più disprezzati ed impopolari del Sudamerica” ha detto a proposito di Macri, Santos e Temer.

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Fig. 2 – Il presidente venezuelano Maduro impegnato nella campagna elettorale per il voto di maggio.

3. IL GRANDE  ASSENTE ALLA CUMBRE: DONALD TRUMP

Fra i capi di Stato e di Governo presenti alla Cumbre si è notata con reazioni differenti la mancanza del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il quale ha deciso di cancellare il viaggio che lo avrebbe portato a Lima e in Colombia con la motivazione ufficiale dell’imminente attacco contro il regime siriano. Sarebbe stato il primo viaggio di Trump in America Latina, regione per cui non sembra aver elaborato una dottrina organica e che in generale suscita in lui uno scarso interesse.

Sebbene la spiegazione sembri essere piuttosto giustificata e condivisibile, anche alla luce dell’effettivo attacco condotto contro il regime di Assad, esistono anche alcune teorie alternative come quella espressa da Francesco Tucci per El Informativo. Quest’ultimo sostiene che Trump non sia stato trattenuto a Washington dalle necessità belliche. Alla base della sua mossa ci sarebbe un motivo legato alla politica interna, nello specifico legato agli ultimi sviluppi del RussiaGate: lunedì 9 aprile l’FBI ha condotto un blitz presso l’ufficio dell’avvocato di Trump Michael D. Cohen – come confermato dall’avvocato di Cohen stesso –, fatto che secondo Tucci avrebbe spinto il presidente ad annullare il proprio viaggio in America Latina il martedì successivo – al suo posto è giunto il vicepresidente Mike Pence –. La tesi di Tucci è sostenuta anche da CNN.

La sola presenza del vicepresidente degli Stati Uniti non ha impedito che avvenisse l’incontro con il presidente uscente messicano Peña Nieto. A detta di Pence non si sarebbe discusso del tema del pagamento del famoso muro promesso da Trump, mentre sarebbero state esaminate le divergenze alla base della decisione degli USA di inviare la Guardia Nazionale lungo il confine. “Quando si incontrano due persone con personalità forti, a volte ci sono grandi differenze”, ha dichiarato Mike Pence, il quale ha però aggiunto che senta il proprio Governo e quello messicano particolarmente vicini sul tema dell’immigrazione, del contrasto al narcotraffico e sulla rinegoziazione del NAFTA, su cui si è dimostrato ottimista. Riguardo allo stesso tema si è espresso anche Wilbur Ross, segretario del Commercio degli Stati Uniti, il quale ha dichiarato a Lima venerdì di essere fiducioso del fatto che un accordo sul NAFTA verrà preso per “la terza settimana di maggio”.

Riccardo Antonucci

[box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]  Un chicco in più – Segnali incoraggianti sul tema della corruzione vengono da Panama, che ha già annunciato tramite una nota ufficiale della Presidenza attualmente retta da Juan Carlos Varela la propria intenzione di convertire in legge i compromessi raggiunti. Per saperne di più, clicca qui.

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Foto di copertina di jareed Licenza: Attribution License

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Sono nato a Roma il  29 gennaio 1996.Ho studiato presso la LUISS Guido Carli Scienze Politiche indirizzo Politics, Philosophy and Economics. Attualmente studio Energy Security Studies presso la Masaryk University. Ho diretto il giornale universitario Globe Trotter presso la LUISS e svolto l’attività di speaker per The International Newsroom (programma di approfondimento di geopolitica su RadioLuiss). Alla passione per la geopolitica unisco la mia personale mania per la scrittura (nel 2016 è stato pubblicato il mio primo saggio E – Politics. Riflessioni per una nuova dialettica politica), nonché il desiderio di intraprendere la carriera accademica o comunque legata alla ricerca.