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Miscela Dark 48 anni, algerino, con un talento per gli esplosivi ed animato da un convincente mix ideologico di fondamentalismo islamico e rivendicazioni anti-imperialiste, Abdel Malek Drukdel, nella lista nera del terrorismo internazionale dal 2007 e ancora latitante è il carismatico emiro di AQMI, il ramo di Al Qaeda che imperversa nel Maghreb.

INIZI, MILITANZA E LEADERSHIP

Abdel Malek Drukdel bin Rabeh bin Al Wamas, conosciuto anche con il nome di battaglia Abu Musab Abdel Wadoud, è l’emiro di Al Qaeda nel Magreb Islamico. Nato il 20 aprile 1970 a Zayan Al Baleeda, presso Algeri è cresciuto in una famiglia musulmana osservante che lo ha istruito sin da giovanissimo ai formalismi del Corano. Proseguendo gli studi nella vicina città di Miftah per la sua educazione primaria si era fatto notare già nella preadolescenza per la sua dimestichezza con l’elettronica. Infatti, un aneddoto che Drukdel ama raccontare sia per motivare il suo precoce talento che la sua devozione religiosa, è quello che narra di come sottrasse il microfono rotto della sua madrasa per ripararlo di nascosto con il risultato che tutti, alunni e insegnanti, credettero che si fosse riparato da solo per volere divino. Già in questo aneddoto sull’ingenuità malandrina del piccolo Drukdel, che egli stesso racconta orgogliosamente alla rivista Inspire, lascia intuire come al leader di AQMI piaccia dipingersi come uno strumento del volere di Allah. Se non spetta a questa rubrica diagnosticare tratti megalomani, si può comunque volgere lo sguardo all’efficace e per nulla neutra forma di propaganda che si cela sotto questa innocua parabola.

Fonte: El Andalous Media, comunicato di settembre 2017 sulla guerra in Siria

Tenendo fede al suo talento per l’elettronica , Drukdel prosegue i suoi studi nella città di Miftah e si laurea in tecnologia (sic) all’università di Al Baleeda nel 1993. E tra gli anni del liceo e dell’università che si forma la coscienza politica di Drukdel. Per capirlo è utile guardare il contesto, poiché tra gli anni ottanta e novanta il mondo arabo e musulmano sono ispirati da valorosi esempi di resistenza anti-imperiale, che come vedremo in seguito è un pilastro importante della retorica da ideologo di Drukdel. Infatti, è in questo periodo che si svolgono quasi in contemporanea la prima Intifada e la sanguinosa resistenza ai sovietici in Afghanistan. Negli anni 80 si celebra anche il definitivo funerale di quel secolarismo pan-arabo che aveva animato il mondo arabo dall’inizio del Novecento fino al suo declino negli anni 70, quando l’islamismo radicale riprendeva piede dopo decenni di ostracismo. Sono questi episodi che colpiscono l’immaginazione di Drukdel e il suo senso di ingiustizia, nutrito di anti-colonialismo e fondamentalismo religioso. Il suo pensiero si consolida ulteriormente nei primi anni 90 con l’intervento americano nella prima Guerra del Golfo e con il colpo di stato in Algeria nel 92, atto ad impedire al partito islamista, il Front Islamiste du Salut, di prendere il potere. È questo deprimente stato generale dell’Ummah, attaccata dai sionisti, dagli empi sovietici, dagli americani infedeli e dalle marionette imperialiste (leggi: leader arabi laici) in Algeria che spinge Drukdel ad affiliarsi alle cellule jihadiste in Algeria, avvicinandosi al Movimento per lo Stato Islamico presso Miftah sotto la guida dello sceicco Saeed Makhloofi, leader del jihad algerino che Drukdel riconosce come suo mentore. Non ci mise molto Drukdel, operando all’inizio nella zona di Miftah, a farsi apprezzare per le sue doti tecniche e conoscenza della chimica, che gli permisero di diventare prima costruttore di ordigni esplosivi e di affermarsi successivamente come istruttore per le nuove reclute. Dotato per la leadership, venne assegnato alla supervisione della divisione Al Qud anche dal punto di vista militare ed organizzativo. La sua ascesa tra i ranghi del jihad internazionale avvenne in fretta e nel 2001 gli viene assegnato il comando delle operazioni su un’intera zona, in forza al Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento, un gruppo comandato dall’ex comandante del GIA Hassan Qattab. È nel GSPC che la carriera di Drukdel prende una piega fulminea. A Qattab succede Abu Ibrahim Mustafa Nabeel As-Sahrawi nel 2003 che nominato Emiro designa proprio Drukdel come suo erede per poi morire nel 2004. Drukdel si ritrova quindi proiettato nel giro di pochi anni ai vertici dell’internazionale jihadista e tra il 2005 e il 2006 negozia internamente la possibilità di cementare proprio questa internazionale jihadista alleandosi con Al Qaeda. Sotto gli auspici di Al Zarkawi e Bin Laden il GSPC algerino diventa a tutti gli effetti una filiale della “base” e cambia il suo nome in Al Qaeda al Maghreb Islamico.

Drukdel è apparso sui radar dell’ONU e del dipartimento del Tesoro americano (che stila la lista dei terroristi internazionali) nel 2007 e da allora è latitante ma non inattivo. Il GSPC prima e AQMI poi, si sono contraddistinti per la loro capacità di portare a termine operazioni su larga scala in Algeria, in Mauritania e in Mali. Alcune teorie vedono AQMI invischiato in un’oscura connivenza con i servizi algerini, che lascerebbero le mani relativamente libere al gruppo terrorista, usandolo per fare leva sugli interlocutori internazionali e accreditarsi ai loro occhi come un alleato nella lotta al terrorismo. Questo potrebbe inoltre permettere al governo di Algeri di ribattere con il tema della sicurezza alle inarrestabili raccomandazioni degli osservatori internazionali sugli abusi di diritti umani nel paese. Attualmente si sospetta che Drukdel sia riuscito a fuggire dall’Algeria e si nasconda in Tunisia.

Fonte: El Andalous Media, febbraio 2018, copertina del messaggio audio nel quale commenta la situazione in Siria

IDEOLOGIA

Per concludere è interessante fare una rapida analisi dell’ideologia di Drukdel, quella che traspare dalle sue parole nell’intervista ad Inspire. Per sua stessa ammissione, il contesto algerino è stato determinante nello sviluppare una visione politica del mondo dove il posto dello jihad è più di tutto una lotta di liberazione dall’imperialismo. Dalle sue analisi, talvolta acute, del panorama internazionale non emana un desiderio suprematista di imporre l’Islam e il califfato sul mondo, quanto una spiccata indignazione nei confronti della sudditanza all’Occidente che i paese arabi e musulmani ancora patiscono dopo la decolonizzazione. Lo jihad, in linea con le sue interpretazioni letterali è quindi uno sforzo di difesa dell’Ummah, umiliata e calpestata dall’Occidente ovunque si trovi. La violenza ne è una parte integrante, perché la democrazia è un ideale vuoto di contenuti e inapplicabile ai musulmani, questa amara riflessione deriva dalla constatazione di come ogni volta che i partiti islamisti hanno tentato di emergere pacificamente in un processo elettorale sono stati “truffati” dalle forze militari laiche, da regimi iniqui e autoritari che godono del sostegno occidentale. Questa riflessione è sicuramente frutto degli eventi occorsi in Algeria durante la gioventù di Drukdel che ci mette poco a tracciare un parallelo con il fallimento delle primavere arabe. L’ideologia di Drukdel è una mistura esplosiva -il gioco di parole è di cattivo gusto ma pertinente- di anti-imperialismo e fedeltà quasi rassegnata ai metodi dello jihad. La sua costernata analisi dei patimenti dei popoli musulmani, sia in Occidente che nei loro paesi, specie in relazione al bilancio sconfortante delle primavere arabe, trabocca di sincera preoccupazione per il destino dei suoi correligionari. In questo scenario, solo la combattiva resilienza del suo popolo e di tutta l’Ummah apre uno spiraglio di ottimismo per Drukdel. E indubbio che le sue analisi “dal basso”, in difesa dei più deboli siano suggestive e non si stenta a credere che proprio questa retorica risulti più convincente in contesti sociali fragili e digiuni di mezzi di riscatto. Tuttavia, nelle sue parole echeggiano moniti anche per l’Occidente, che nelle parole di Drukdel, si sta scavando la fossa da solo con il suo interventismo nei paesi islamici e l’intolleranza nei confronti dei musulmani. Per l’Emiro, sono proprio le minoranze musulmane, esasperate e maltrattate in Occidente che serviranno un giorno da testa di ponte dello jihad.

Nel leggere le opinioni di un noto terrorista è interessante vedere come la retorica dell’invasione che serpeggia in Europa rispecchi le esortazioni di Drukdel, che vede nell’intolleranza e nel razzismo un punto cardine della radicalizzazione dei musulmani emigrati. Se non fosse sinistro, sarebbe da dargli del buonista.

Mario Casonato

CURSUS “HORRORUM”

1990 – Drukdel copre il ruolo di esperto di esplosivi per un gruppo armato affiliato al GIA

1993 – si laurea in Ingegneria

2003/4 – Si affilia ufficialmente al Gruppo Salafista di Predicazione e Combattimento

2004 – Diventa il Leader del GPSC dopo la morte di Nabeel Sahrawi

Settembre 2006 – Drukdel annuncia la fusione tra GSPC e Al Qaeda, giurando fedeltà ad Osama Bin Laden

Ottobre 2006 Drukdel orchestra una serie di attentati a mezzo di autobombe ai commissariati di Dergana e Reghaia nell’Est di Algeri

Dicembre 2006 – il GSPC assalta due autobus che trasportano gli impiegati della compagnia petrolifera Brown & Root Condor

Gennaio 2007 Drukdel annuncia formalmente il cambio di nome in Al Qaeda nel Maghreb Islamico

Aprile 2007 – AQMI porta a termine degli attentati kamikaze agli uffici del governo ad Algeri facendo 33 vittime

Dicembre 2007 – Miliziani di AQMI attaccano gli uffici dell’ONU uccidendo 26 persone di cui 11 funzionari dell’ONU

Agosto 2008 – Drukdel dirige tre attentatori suicidi in un attacco nelle regioni di Boumerdes, Bouira e Tizi Ouzou provocando svariate vittime civili

Marzo 2012 – Drukdel è condannato a morte in absentia da un tribunale algerino

Ottobre 2016 – viene riportata la sua supposta fuga in Tunisia

Mario Casonato

Mario Casonato è nato a Vicenza ed è laureato in Relazioni Internazionali e Diritti Umani all’Università di Padova. Dal 2014 vive a Bruxelles dove ha conseguito la laurea magistrale in Relazioni Internazionali, Pace, Conflitti e Sicurezza all’Université Libre de Bruxelles (ULB) e dove attualmente, oltre a prendersi la pioggia, prosegue i suoi studi all’Institut d’Etudes Européennes. Appassionato di Politica Internazionale, Storia e Filosofia,  coltiva il suo interesse per le teorie critiche e per le prospettive poco ortodosse soprattutto nell’ambito della sicurezza. Nostalgico ex-giocatore di rugby, Mario si è convertito ad attività che si possono svolgere da seduti, come il consumo compulsivo di libri, film e serie TV. Produttore instancabile di teorie socio-politiche astruse sulla cultura pop non esiterà ad esporle anche quando nessuno glielo chiede. Collabora con il Caffé Geopolitico sui temi del terrorismo e dell’antiterrorismo.