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In 3 sorsiUno dei maggiori produttori di petrolio al mondo guarda al suo futuro anche in un’altra direzione: in Kuwait il nucleare potrebbe essere la prossima fonte energetica da affiancare all’oro nero

1. VERSO IL NUCLEARE?

Il Kuwait è un Emirato fondato sul petrolio. Situato nella Penisola arabica tra l’Arabia Saudita e l’Iraq, la sua economia si basa principalmente sulla produzione – per il 60% – e sull’esportazione – per il 95% – di petrolio e gas naturale, che sono anche le fonti primarie di energia per il Paese. L’oro nero è, dunque, la forza trainante dell’economia nazionale, dal momento che il Kuwait esporta più di 2 milioni di barili al giorno, numeri destinati ad aumentare nei prossimi vent’anni, stando alle recenti affermazioni della Kuwait Petroleum Corp, la compagnia petrolifera nazionale. Tuttavia il petrolio è anche una risorsa vulnerabile, soggetta ai mercati internazionali, che ne fanno oscillare il prezzo, e dal notevole impatto ambientale. Il futuro energetico globale, infatti, sarà sempre più caratterizzato dall’utilizzo di fonti rinnovabili e di gas naturale sia per soddisfare la richiesta di energia – che secondo le stime di un rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) aumenterà del 30% entro il 2040, – sia per ridurre l’inquinamento ambientale legato alle emissioni di CO2, in parte prodotte dalle industrie petrolchimiche (per il 20%) e dall’uso del petrolio come fonte energetica. Di conseguenza si prevede una riduzione dell’utilizzo del greggio, con un conseguente calo delle vendite e una stabilizzazione del suo prezzo tra i 50 e i 75 dollari al barile entro il 2040 (AIE). Questo scenario coinvolge anche il Kuwait, che dovrà far fronte all’aumento della domanda energetica (stimato del 7% annuo), ai problemi di inquinamento e a una probabile riduzione dei proventi ricavati dall’esportazione del petrolio. Come altri Paesi dell’area del Golfo, dunque, l’Emirato sembra volere guadagnare dal petrolio quasi esclusivamente attraverso la sua esportazione – relegandone solo il 20% alla produzione di energia (AIE), – e trovare altre fonti di energia per il fabbisogno energetico nazionale, come il gas naturale, le fonti alternative e il nucleare.

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Fig. 1 – Impianti per l’estrazione di petrolio dal giacimento di Burgan, in Kuwait

2. NUCLEARE PACIFICO

Già intorno agli anni Settanta ci fu il primo tentativo di mettere a punto un programma nucleare in collaborazione con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) e con lo United Kingdom Atomic Energy Authority. Il programma fu cancellato agli inizi degli anni Ottanta per lo scoppio della guerra tra Iran e Iraq e a seguito dell’incidente nucleare delle Three Miles Island (Stati Uniti, 1979). Sempre un incidente nucleare, quello di Fukushima Daichii (Giappone, 2011), è stata la causa della cancellazione di un secondo programma lanciato nel 2009, in accordo con Francia, Stati Uniti, Giappone e Giordania, per far fronte all’aumento del prezzo del petrolio e della richiesta di energia. Nel corso degli anni l’avvio di un programma nucleare è stato circondato dall’incertezza della classe politica e dirigenziale a causa del rischio di incidenti e delle previsioni economiche. Tuttavia il 22 gennaio 2018 il ministro degli Esteri di Mosca ha annunciato alla televisione russa che l’impresa statale Rosatom, fornitrice di prodotti e servizi del settore industriale nucleare, ha avviato, dopo l’Arabia Saudita, dei negoziati anche con il Kuwait per la creazione di un impianto nucleare nel territorio dell’Emirato. Quest’ultimo, inoltre, guarda allo sfruttamento dell’energia nucleare anche in un altro ambito: quello medico-scientifico. Nel settembre del 2016 ha siglato un accordo con l’AIEA, di cui è membro dal 1964, ai fini di una cooperazione sull’utilizzo del nucleare per la ricerca scientifica. Il Kuwait Institute for Scientific Research (KISR) guida molto progetti per la formazione di esperti e per lo sviluppo di tecnologie nucleari utilizzabili in diversi settori, dalla medicina e alla produzione di acqua potabile attraverso il processo di desalinizzazione. Sul territorio sono già presenti dodici centri di medicina nucleare, dotati di tecnologia SPECT e PET (due tipi di tecniche diagnostiche che, utilizzando l’emissione di singoli fotoni, permettono di acquisire immagini dettagliate sulla parte di corpo da osservare), e 10,3 Gamma Camere per milione di abitanti. Questa collaborazione contribuirebbe a migliorare il livello di vita della popolazione che, stando ai dati del 2015 forniti dall’Agenzia internazionale dell’energia atomica, detiene già il più basso tasso di mortalità adulta (52 persone ogni 1.000 abitanti) nell’area geografica mediorientale.

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Fig. 2 – Kuwait City, 5 dicembre 2017: foto di gruppo durante il 38° Consiglio per la Cooperazione nel Golfo tenutosi in Kuwait

3. PER UN MEDIO ORIENTE LIBERO DA ARMI NUCLEARI

La collaborazione con l’AIEA e le attività del KISR testimoniano anche l’impegno del Kuwait a favore di un uso puramente pacifico dell’energia nucleare. A tal proposito, infatti, lo Stato ha sempre partecipato alle conferenze mondiali dell’ONU e dell’AIEA contro l’utilizzo delle armi nucleari, stipulando l’accordo per l’applicazione delle tutele relative al Trattato di non proliferazione delle armi nucleari e accogliendo con favore l’impegno della Repubblica islamica dell’Iran di ridurre l’arsenale nucleare dopo la firma del Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) del 2015. Il Kuwait, infatti, è stato – ed è tuttora – uno dei promotori della Risoluzione, adottata nel 1995 in occasione della Review and Extension Conference dei membri firmatari del Trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari, per la creazione di un Medio Oriente libero dalle armi nucleari. Un progetto, quest’ultimo, che si scontra con una realtà ben diversa: quella dell’Arabia Saudita che ha avviato un programma nucleare, rifiutando di accettare le restrizioni volte a prevenire la proliferazione delle armi nucleari (Accordo 123). La linea dura del Kuwait contro le armi nucleari, però, è stata ribadita con l’espulsione dell’ambasciatore nordcoreano So Chang Sik agli inizi di settembre 2017, a seguito dei continui test nucleari e missilistici di Kim Jong-un. Un gesto molto significativo, dato che era l’unico territorio in cui l’ambasciata nordcoreana era presente, facendo quindi da punto di riferimento per le relazioni diplomatiche, ora a rischio, tra Pyongyang e tutti gli Stati della regione.

Roberta Maddalena

 

Un chicco in più

Nel 2017 il Premio Nobel per la Pace è andato a ICAN (International campaign to abolish nuclear weapon), una coalizione globale di ONG che da anni si batte per l’eliminazione delle armi nucleari. Dopo un decennio di campagne, ICAN è riuscita a far promuovere in sede ONU a cinquanta Paesi un Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (non ancora in vigore). Tra gli Stati partecipanti alla negoziazione del Trattato era presente anche il Kuwait, che ha sostenuto l’iniziativa, pur non avendo ancora firmato il documento.

 

Foto di copertina di xiquinhosilva Licenza: Attribution-ShareAlike License

 

Roberta Maddalena

Sono nata nella provincia di Benevento nel 1992. Mi sono laureata In Mediazione Linguistica e culturale presso l’Università per stranieri di Siena e attualmente sono iscritta al corso di laurea magistrale in Scienze Internazionali dell’Università di Torino. Ho svolto un Erasmus alla Durham University (Inghilterra), un tirocinio presso un’ONG a Pechino e al momento mi trovo a Budapest per un Erasmus Traineeship. Durante i miei viaggi all’estero ho scoperto la mia passione per le relazioni internazionali e in particolare per i diritti umani, nel cui ambito mi piacerebbe lavorare. In attesa di concludere gli studi e trovare un lavoro, darò voce a questa mia passione con qualche articolo.