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    Algeria – Marocco: quel gelido confine nel deserto

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    In 3 sorsi – La storia delle relazioni tra i due Paesi del Nord Africa si snoda nei decenni lungo la gelida frontiera nel deserto che li separa. Dalle dispute territoriali per la definizione dei confini all’annosa questione dello status del Sahara occidentale, ancora oggi i rapporti tra Marocco e Algeria rimangono tesi

    1. LA STORIA

    Da decenni Marocco e Algeria convivono, l’uno accanto all’altro, in un clima di tensione e conflitto che forse è poco conosciuto, ma sicuramente è uno dei più lunghi della storia recente. Ancor prima della loro indipendenza, infatti, i due Paesi si sono scontrati in dispute territoriali per la definizione dei confini e per il controllo strategico del più grande deserto del mondo, il Sahara, crocevia di rilevanti interessi economici e politici per la ricchezza del sottosuolo. Prima dell’avvio della colonizzazione francese, nessun confine preciso separava le due nazioni: solo i primi 165 chilometri di confine dal Mediterraneo alla cittadina di Teniet-Sassi furono chiaramente definiti, mentre in pieno deserto rimaneva una zona grigia senza alcun limite certo. Negli anni del protettorato, la Francia aveva tentato una mediazione con la definizione della linea Varnier nel 1912, poi della linea Trinquet nel 1938, ma le soluzioni non furono accettate ed ebbero vita breve. Negli anni successivi, la scoperta di vasti giacimenti di petrolio e minerali spinse la Francia a definire in maniera più precisa la linea di confine, fino al 1952, quando le zone di frontiera di Béchar e Tindouf furono annesse ufficialmente all’Algeria. Quando nel 1956 il Marocco conquistò l’indipendenza, il Governo marocchino pretese immediatamente e, invano, la restituzione dei due territori disputati, in particolar modo della zona di Tindouf, e dopo una parentesi in cui i due Paesi combatterono alleati la lotta anticoloniale, all’indomani dell’indipendenza algerina il conflitto, alimentato dall’irredentismo marocchino e mai veramente dimenticato, sfociò apertamente nella breve, ma violenta “Guerra delle Sabbie”, conclusasi in una tregua nell’ottobre del 1963.

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    Fig. 1 – Contrabbando di petrolio nella città marocchina di Oudja, al confine con l’Algeria.

    2. LO STATUS DEL SAHARA OCCIDENTALE

    Conclusosi in un sostanziale mantenimento dello status quo, il conflitto per le zone di frontiera contese si spostò su un altro, altrettanto sensibile, fronte: il Sahara occidentale. Colonia spagnola fino al 1975, contro un’opinione della Corte Internazionale di Giustizia che negava ogni legame di sovranità territoriale con il Sahara spagnolo, re Hassan II chiamò il popolo marocchino a una Marcia Verde per reclamarne il controllo. Il 6 novembre circa 350mila civili armati di Corano e bandiere e 25mila soldati marocchini si radunarono nei pressi della città di Tarfaya, in attesa che il re desse l’ordine di attraversare il confine. Il 14 novembre Spagna, Marocco e Mauritania annunciarono l’accordo su un’amministrazione tripartita del Sahara occidentale fino all’uscita formale della Spagna nel 1976, ma ben presto il Marocco si mosse per l’annessione di fatto della parte nord, come di quella sud assegnata alla Mauritania, e contro ogni istanza di indipendenza del Sahara occidentale, nel frattempo rivendicata dal Fronte Polisario. La reazione dell’Algeria alle mosse marocchine fu immediata: fin dalla sua fondazione, sostenne politicamente e militarmente il Fronte Polisario nella lotta per l’autodeterminazione del popolo sahrawi, facendo da retrovia, almeno fino al 1991, per le sue operazioni militari contro le forze marocchine e mauritane, e accogliendo le migliaia di profughi sahrawi in fuga dopo l’occupazione marocchina.

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    Fig. 2 – Campo profughi sahrawi in Algeria.

    3. LE RELAZIONI OGGI

    Da più di vent’anni la frontiera tra Marocco e Algeria rimane chiusa. Nel 1994, infatti, l’attentato all’hotel Atlas Ansi di Marrakech aggravò ulteriormente le già tese relazioni tra i due Paesi, spingendo il Marocco, che attribuì la responsabilità dell’accaduto ai servizi segreti dell’Algeria, a imporre l’obbligo del visto per i cittadini algerini che intendessero viaggiare nel Paese. La risposta algerina a queste misure fu la chiusura immediata e totale del confine con il Marocco, chiusura mantenuta ancora oggi nonostante l’evidente difficoltà di controllo di una frontiera permeabile come una linea nel deserto. Le storie delle sofferenze e delle atroci violenze subite dai migranti che cercano di raggiungere il Marocco dall’Algeria restituiscono l’immagine di una zona di frontiera terreno fertile per trafficanti di uomini e merci. Qualche pallido segnale di distensione diplomatica tra i due Paesi prima nel 2004 e nel 2006, quando rispettivamente Marocco e Algeria abolirono l’obbligo di visto, poi dopo lo scoppio delle Primavere arabe, di fatto non ha appianato una rivalità che si è raffreddata, ma non estinta: il confronto si è spostato infatti sul fronte economico, delle relazioni con l’Unione europea e con la Lega Araba, conservandosi per quello che in realtà è ed è sempre stato, una competizione tra due Paesi leader per le risorse e il prestigio.

    Maria di Martino

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

    Per un approfondimento sulla questione sahrawi e il Fronte Polisario si rinvia all’articolo “Fronte del Polisario, un risiko geopolitico”.

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    Foto di copertina di Western Sahara Licenza:Attribution-ShareAlike

    Maria Di Martino
    Maria Di Martino

    Classe 1991, coltivo la passione per il mondo arabo fin dagli studi triennali all’Orientale di Napoli, dove lo studio della lingua, della storia e delle istituzioni musulmane mi ha insegnato ad osservare le dinamiche mediorientali con lo sguardo di un vicino consapevole della loro importanza. Laureata magistrale in Relazioni Internazionali alla Sapienza di Roma, con una tesi in diritto internazionale dell’economia e dello sviluppo, all’interesse per l’analisi geopolitica accompagno una personale sensibilità per i diritti umani, sognando un futuro di ricerca e azione per la loro difesa, poiché ancora idealisticamente convinta che parlare di Stati possa significare, prima di tutto, parlare di persone.

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