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Ristretto – Park Geun-hye, l’ex Presidente della Corea del Sud, è stata condannata ieri a 24 anni di reclusione da una corte distrettuale nella capitale Seul. Si è concluso così uno dei maggiori scandali della storia politica sudcoreana.

La sentenza, la prima di questo tipo a essere pronunciata in diretta televisiva, riguarda l’inchiesta che nel 2016 ha evidenziato le connessioni illecite, alimentate da tangenti, tra l’allora Presidente Park, la sua amica Choi Soon-sil e alcuni grandi chaebol come Samsung e Lotte. I giudici hanno riconosciuto Park Geun-hye come colpevole di 16 capi d’imputazione, tra cui corruzione e abuso di potere, sui 18 totali presentati dall’accusa. Come previsto, Park non si è presentata in aula per assistere alla pronuncia della sentenza, suggellando un atteggiamento di totale opposizione al lavoro della magistratura. L’ex Presidente, che si trova agli arresti dal marzo dell’anno scorso – alcuni giorni dopo la sua destituzione tramite impeachment– dovrà inoltre pagare l’equivalente di 17 milioni di dollari. Pur tenendo in considerazione la possibilità di un ricorso in appello, oramai è improbabile immaginare per Park Geun-hye, erede di una tra le più importanti (e controverse) dinastie politiche della Corea del Sud, un cambiamento significativo dell’attuale situazione.

Simone Munzittu

 

 

Simone Munzittu

Sono nato in Sardegna nel 1996, a Cagliari. Presso l’ateneo di questa città ho conseguito con lode una laurea in Scienze Politiche, con una tesi sull’ascesa della partisanship nel Congresso degli Stati Uniti. La mia più grande passione è la politica, in ogni suo senso, con una predilezione verso ciò che concerne gli Stati Uniti e i Paesi dell’Asia-Pacifico, seppur non disdegno il continente europeo. La Cina è il Paese di cui mi sto innamorando, e che tanto mi piacerebbe visitare. Inoltre, amo la storia, la musica, i giochi di strategia, la Formula 1 (da ferrarista convinto)… e anche il caffè.