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Siamo abituati a sentir parlare del nostro Paese dai nostri giornali, dalla gente nei nostri caffè, dai nostri politici e qualche volta dai nostri analisti, ma di rado ci fermiamo a leggere cosa all’estero scrivono di noi. Come ci vedono? Quali sono i fattori politici che gli specialisti all’estero analizzano del nostro Paese? Eccovi un’indicazione politica molto attuale, che viene da fuori ma è tutta per noi.

 

 

SOTTO LA LENTE – Vi proponiamo un breve estratto da un’analisi pubblicata oggi dalla autorevole agenzia privata americana Stratfor, dal titolo inequivocabile: Explaining Italy’s Fragmented Politics.

 

L’Italia ha avuto 61 governi e 25 primi ministri nel corso degli ultimi 67 anni, e il paese sembra sempre sull’orlo del collasso politico. Questo perché il governo centrale di fatto esercita una semplice gestione degli interessi locali. La funzione del governo di Roma è principalmente quella di cercare un equilibrio tra le esigenze generali del paese e gli interessi dei poteri locali, che vanno da leader politici locali, regionali e nazionali, ai sindacati, alla chiesa cattolica e alle varie organizzazioni criminali che operano nel paese.

Non è certo quello che si spera per il proprio Paese, sebbene ci teniamo a sottolineare che pensiamo sia un’analisi molto semplificata e parziale. La percezione messa in evidenza è che ognuno pensa ai fatti propri, insomma. Ognuno per sé e Dio per tutti… Infatti continua Stratfor:

Principale imperativo geopolitico in Italia è quello di raggiungere un livello minimo di unità politica per impedire la disgregazione del paese, cercando anche di bilanciare la pressione degli attori nazionali ed esteri. I politici italiani ritengono che, grazie alle dimensioni dell’economia italiana e alla sua posizione centrale rispetto alla crisi della zona euro, le autorità dell’UE alla fine forniranno comunque assistenza finanziaria al paese, se necessario. Tuttavia, con l’aggravarsi della crisi, il disagio sociale si allarga, il rifiuto verso i partiti tradizionali si espande, l’integrità politica in Italia si fa più tenue, rendendo la strategia di Roma sempre più rischiosa.

Lo ripetiamo, pensiamo che sia un riassunto un po’ troppo ristretto e solo parzialmente consapevole della nostra realtà, ma se questo è ciò che risulta dall’analisi politica straniera c’è poco da rallegrarsi. D’altro canto, fare comprendere agli altri quello che è l’Italia è anzitutto compito nostro.

Come in ogni analisi politica che si rispetti, proviamo quindi ad analizzare noi stessi, ponendoci quattro semplici “domande geopolitiche”: chi vuole cosa? Come? Con chi? Perchè?

Soprattutto adesso, a valle di una tornata elettorale inconcludente e con in ballo l’elezione del nostro Presidente della Repubblica, pensare con una visione più ampia è doveroso, e potrebbe illuminare la via.

 

LA PAROLA A NOI: CHI VUOLE COSA? – Partire dalla base non sarebbe male, come scriveva qualche giorno fa Alberto Rossi nel suo editoriale Cercando una visione:

Eppure, noi siamo convinti che buona parte di questo stallo politico e dell’insoddisfazione crescente per questa classe politica risieda, oltre ad una naturale crescente insoddisfazione per vizi e privilegi della cosiddetta casta, anche nell’incapacità da parte di tutte le parti politiche di proporre una visione. Abbiamo parlato di conti, cifre, tagli, sacrifici. Abbiamo parlato di presente, e non di futuro. Non abbiamo mai ragionato su un’idea condivisa di Paese: chi siamo, che posto abbiamo nel mondo, cosa aspiriamo ad essere. Probabilmente (e questo è il dramma) non abbiamo nemmeno questa idea di base condivisa. E senza un progetto, senza un’aspirazione, non si va lontano […]

Queste riflessioni vale la pena applicarle ad ampio raggio, a partire da queste ore di fermento in Parlamento, la sede più opportuna dove trovare quegli accordi che possano sbloccare lo stallo e cominciare a liberare un po’ di energie.

Certo la politica estera non sarà al centro della scena, ma è comunque un punto di attenzione che non si può e non si deve trascurare, e può concorrere a costruire accordi. Noi, nel piccolo della nostra associazione culturale, abbiamo messo sul tavolo dieci punti di discussione nel recente articolo Italia non sei sola, di Lorenzo Nannetti, proprio perchè

I risultati delle recenti elezioni politiche italiane stanno giustamente avendo un’importante risonanza nel nostro paese e all’estero. Ma l’Italia non è sola nel mondo e i suoi interessi non si fermano ai confini dello stivale. Anzi, mai come oggi i destini del nostro paese sono legati a ciò che succede al di fuori.

Niente di più vero. Limitarci ai fatti di casa nostra, rimanere ai margini di ciò che ci accade e che si decide intorno a noi, a partire dall’Europa, non può che portarci a essere pedine del gioco e quindi a subire misure e decisioni anche molto lontane dai nostri interessi. La crisi economica in corso ne è un esempio a tratti evidente.

 

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha spesso saputo mostrare gli aspetti migliori del Paese
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha spesso saputo mostrare gli aspetti migliori del Paese

ALLORA COME, CON CHI, PERCHÈ? – De Gasperi disse che “un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione”, forse però al momento è più concreta una citazione meno aulica e certo non della medesima portata politica, ma più prossima ai giorni nostri: “Se ci fosse un Croce, un De Gasperi o un Salvemini me ne andrei anche, ma non li vedo, e non vedo neanche un Van Basten in panchina” (S. Berlusconi).

Forse è vero, ecco allora che avremmo proprio bisogno del calcistico “modello Barcellona”: facciamo crescere la nostra cantera, i giovani del nostro Paese, perchè siamo certi che coltivando la nostra classe dirigente troveremo più di un futuro Pallone d’oro. Nel frattempo, almeno, teniamoci in allenamento e proviamo a non mandare in campo soltanto pedine sin troppo rodate, che sono necessarie, ma da sole perdenti.

 

Voi, che ne pensate?

 

Pietro Costanzo

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