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In 3 sorsiIl 4 marzo si è tenuto in Germania il referendum tra gli iscritti del partito socialdemocratico (SPD), la principale forza del centrosinistra, il cui esito è stato il voto favorevole per formare un governo insieme al centrodestra (CDU-CSU) di Angela Merkel. Nasce un esecutivo di grande coalizione, guidato ancora una volta dalla cancelliera, giunta al suo quarto mandato.
1. L’ACCORDO RAGGIUNTO
Il 24 settembre scorso la coalizione conservatrice di Angela Merkel è arrivata prima alle elezioni politiche, ma è stato un successo amaro: l’Unione Cristiano-Democratico (CDU) e gli alleati bavaresi dell’Unione Cristiano-Sociale (CSU) hanno infatti raggiunto uno dei risultati peggiori degli ultimi sessant’anni. Sorte migliore non ha avuto il Partito socialdemocratico (SPD), che ha perso molti seggi rispetto alla precedente legislatura. Il vero “vincitore” è stato Alternativa per la Germania (AfD), il partito di destra xenofobo ed euroscettico, che ha conquistato la posizione di terzo partito per numero di seggi nel Bundestag (il Parlamento federale tedesco). In questo scenario, nei giorni successivi alle elezioni, l’SPD guidato da Martin Schulz si è dimostrato non disponibile a formare un governo di coalizione. Così si è tentata la via dell’intesa tra CDU, Verdi e liberali, il cosiddetto Governo Giamaica. Le trattative per realizzare questa soluzione sono però fallite. A quasi cinque mesi dalle elezioni, l’intenzione di garantire alla Germania un governo stabile ha quindi convinto i due principali partiti tedeschi (CDU-CSU e SPD) a abbandonare le iniziali posizioni di intransigenza e a essere più aperti a un compromesso. Dopo diverse settimane di trattative, l’accordo tra i due schieramenti è infatti stato raggiunto: il 12 gennaio è stato stilato e approvato un documento determinante per l’approvazione della grande coalizione, ma la conferma definitiva è stata sancita il 4 marzo, quando, al congresso dell’SPD, gli elettori hanno espresso il loro voto favorevole. Il 14 marzo il Parlamento federale tedesco ha eletto Angela Merkel cancelliera, con il voto a scrutinio segreto. 364 membri del Bundestag su 709 hanno votato a favore della sua elezione. Embed from Getty Images Fig. 1 – Angela Merkel e i Ministri del nuovo Governo.
2. I PARTITI E IL NUOVO GOVERNO
I leader di entrambe le parti (CDU-CSU e SPD) hanno espresso sollievo per l’esito, tuttavia hanno poco da festeggiare. Entrambi gli schieramenti hanno infatti raggiunto un risultato deludente nelle elezioni di settembre. L’esito del voto di settembre ha innescato rivolgimenti interni ai partiti e la governo Il leader della CSU Horst Seehofer ha accettato di dimettersi come Primo Ministro bavarese e di trasferirsi a Berlino per diventare Ministro degli Interni nel nuovo governo. Anche Angela Merkel è stata costretta ad accettare una serie di cambiamenti: la sua nuova squadra dei Ministri include il trentasettenne Jens Spahn, il suo critico più forte all’interno del partito, che ricoprirà la carica di Ministro della Salute. Merkel ha anche promosso una potenziale successore, nominando Annegret Kramp-Karrenbauer nuovo segretario generale della CDU, una posizione chiave. Al fine di permettere la nascita della grande coalizione, la Cancelliera ha dovuto concedere all’SPD il portafoglio finanziario: Olaf Scholz, esponente dell’SPD, è stato nominato Ministro delle Finanze e vicecancelliere. Generalmente descritto come serio e sobrio, sostenitore delle controverse riforme economiche promosse dall’ex cancelliere Gerhard Schröder, Scholz ha la sua parte di nemici all’interno del partito. Tuttavia, è vicino ad Andrea Nahles, a capo del gruppo parlamentare dell’SPD, che dovrebbe diventare la leader del partito il prossimo mese. Invece a Peter Altmaier, esponente della CDU, è affidato il Ministero dell’Economia. Altro Ministero affidato all’SPD, nella persona di Heiko Maas (Ministro della Giustizia uscente e senza esperienza in politica estera) è stato quello degli Esteri. Uno dei due soli Ministri a mantenere un portafoglio dall’ultima grande coalizione è Ursula von der Leyen (CDU) che occupa il Ministero della Difesa. Molti analisti politici accusano la dinamica della Groko (Grande Coalizione), che rafforzerebbe le ali estreme della politica tedesca, in particolare AfD, che sarà il più grande partito di opposizione nel Bundestag. I tedeschi sono divisi sulla Große Koalition: secondo un sondaggio pubblicato prima del referendum solo il 46% ha dichiarato di appoggiarlo, con il 52% contrario. Embed from Getty Images Fig. 2 – Angela Merkel e Emmanuel Macron durante l’incontro a Parigi il 16 marzo.
3. LA GERMANIA E IL CONTESTO EUROPEO
A fronte di un consenso indebolito, un quarto mandato offre ad Angela Merkel un’ultima possibilità per assicurarsi la sua eredità. Sul fronte europeo, la cancelliera e il presidente francese Emmanuel Macron hanno ribadito la necessità di lavorare insieme e costruire un’Europa più forte. I due leader non hanno mai smesso di vedersi e parlarsi in questi lunghi mesi di trattative per formare la coalizione di governo tedesco, ma adesso l’asse franco-tedesco torna a essere pienamente operativo. Ed entrambi sono proiettati verso gli impegni futuri. Francia e Germania vogliono riaccendere il motore dell’Europa, lavorando alla road map promessa da tempo e che dovrebbe essere pronta entro giugno: si tratta di una tabella di marcia ben precisa, chiara e ambiziosa sui temi della zona euro, dei migranti, della politica di difesa, del commercio, della ricerca, dell’istruzione. Tra le priorità vi sono le riforme per migliorar[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””][/box]e le politiche di immigrazione e sicurezza. Parigi e Berlino vogliono impegnarsi per portare a termine la riforma degli accordi di Dublino, che riguardano le attuali regole per i richiedenti asilo, e riproporre un meccanismo di solidarietà per la suddivisione dei rifugiati. Inoltre, sono previste nuove tappe per rafforzare l’integrazione dell’eurozona: il contratto di coalizione firmato con l’SPD fa riferimento al rilancio europeo come primo obiettivo e parla della creazione di un generico fondo di investimento per l’eurozona, ma in realtà resta la riluttanza tedesca a fare alcuni passi importanti voluti da Macron come la nomina di un ministro delle Finanze dell’eurozona con un bilancio proprio. Non sono mancate le preoccupazioni per quanto succede in Europa, il successo dell’AFD in Germania e l’esito delle elezioni politiche del 4 marzo in Italia, con l’emergere dei populismi e delle forze antieuropeiste. Le posizioni di Berlino e Roma su questioni cruciali come l’unione bancaria o la riforma del fondo di salvataggio della zona euro sono lontane, come spesso accade. E la Francia, le cui posizioni sono nel mezzo, troverà difficile favorire il compromesso.

Marzia Notarnicola

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””]Un chicco in più La cosa più sorprendente riguardo la composizione di questo Governo è la mancanza di diversità etnica: il nome meno tedesco nel Gabinetto appartiene all’esponente dell’SPD Katarina Barley, il nuovo Ministro della Giustizia, il cui padre è britannico. Non ci sono ministri non bianchi, non ci sono musulmani o membri di nessun altro gruppo minoritario. La Germania non sembra essere così diversificata come alcuni Paesi europei, eppure questa composizione del Consiglio dei Ministri non sembra rispecchiare la molteplicità della società civile.[/box] Foto di copertina di More pictures and videos: connect@epp.eu Licenza: Attribution License
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