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RistrettoIn visita a Washington, il consigliere per la sicurezza nazionale sudcoreano Chung Eui-yong ha annunciato a sorpresa che Kim Jong-un e Donald Trump si incontreranno a fine maggio per discutere una “risoluzione pacifica” della crisi nella penisola coreana. La notizia è stata confermata successivamente da Sarah Sanders, portavoce della Casa Bianca, e dallo stesso Trump via Twitter.

Si tratta di uno sviluppo clamoroso e per certi versi impensabile sino a poche settimane fa. Il braccio di ferro tra Washington e Pyongyang sul programma nucleare di quest’ultima va infatti avanti ormai da mesi, tra minacce reciproche, voci di attacchi militari preventivi e dure sanzioni internazionali contro il regime nordcoreano. La stessa amministrazione Trump ha spesso lanciato messaggi contraddittori sul tema, alternando propositi bellicosi a spiragli diplomatici, e la Corea del Nord ha continuato imperterrita a perseguire lo sviluppo del proprio deterrente nucleare con nuovi test e nuove provocazioni missilistiche. Da gennaio, però, le cose sembrano essere cambiate: nel suo tradizionale discorso di inizio anno Kim ha infatti annunciato di voler riprendere il dialogo diplomatico con la Corea del Sud con l’obiettivo di allentare le tensioni e di arrivare in futuro a una riunificazione pacifica della penisola coreana. Una svolta accolta con cauto entusiasmo dal Presidente sudcoreano Moon Jae-in, che si è adoperato nelle settimane successive per garantire la partecipazione di Pyongyang alle Olimpiadi Invernali di Pyeongchang e per aprire ulteriori canali di comunicazione diplomatica con il regime nordcoreano. Durante le Olimpiadi la visita a Seul di una delegazione nordcoreana di alto livello, guidata dalla sorella di Kim, ha spianato la strada agli sviluppi odierni. Nei giorni scorsi Chung si è infatti recato in visita in Corea del Nord per discutere con Kim della questione nucleare e sembra avere ottenuto importanti concessioni dal leader nordcoreano. Kim si è detto pronto a discutere con gli USA di denuclearizzazione e ha promesso che non ci saranno ulteriori test missilistici. In cambio, ha chiesto garanzie per la sicurezza del proprio regime. Dopo aver riferito a Moon di tali aperture, Chung è volato a Washington per consultarsi direttamente con Trump e il risultato finale è l’annuncio del prossimo vertice tra i due leader.

La notizia è stata accolta positivamente dai mercati asiatici, che hanno chiuso tutti le contrattazioni col segno più. Ma diversi esperti della questione nordcoreana sono scettici sulla reale possibilità di un accordo pacifico tra Washington e Pyongyang. L’ex consigliere presidenziale statunitense Victor Cha, ad esempio, ritiene che Pyongyang non accetterà alcuna denuclearizzazione senza un sostanziale ridimensionamento dell’alleanza militare tra USA e Corea del Sud, condizione di fatto inaccettabile per Washington. Inoltre altri analisti fanno notare che simili aperture dei nordcoreani sono avvenute anche in passato e non hanno portato a nulla di concreto. Per Micah Zenko, Senior Fellow di Chatham House, il rischio fallimento del summit Trump-Kim è quindi alto e potrebbe portare addirittura a un disastroso conflitto armato nella penisola coreana.

Da questo punto di vista, sarà fondamentale il vertice di Panmunjom tra Kim e Moon del mese prossimo, negoziato anch’esso durante il viaggio di Chung a Pyongyang. Non è escluso che in tale occasione il leader nordcoreano chiarisca meglio le proprie intenzioni e fornisca indicazioni utili per l’avvio delle trattative con gli USA. Nel frattempo anche l’amministrazione Trump dovrà confermare la propria volontà di discutere con Pyongyang e sviluppare una strategia negoziale credibile e efficace. Insomma, la crisi nordcoreana è tutt’altro che terminata e la parte più difficile e pericolosa comincia proprio adesso.

Simone Pelizza

 

Foto di copertina di Clay Gilliland Licenza: Attribution-ShareAlike License