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In 3 sorsi – Il Canada è impegnato a difendere i suoi interessi commerciali nel corso dei lunghi negoziati per riformare il NAFTA, voluti da Trump. Il trattato è indispensabile per il Canada, e Trudeau sta attuato una strategia di lungo periodo per preservarlo

1. IL CANADA NON VUOLE FARE A MENO DEL NAFTA

Oltre a costituire la più grande area di libero scambio al mondo, il North America Free Trade Agreement rappresenta un pilastro per il Canada e per le sue politiche. Per il Canada infatti il commercio è sia una necessità che un punto di forza. In linea con ciò, la sua classe politica è compattamente a favore del libero commercio, fatto dovuto non solamente a una questione di tradizione o di immagine, quanto piuttosto a un interesse nazionale che poggia su un presupposto: un quinto dei posti di lavoro è stato creato dal commercio estero e la somma tra import e export equivale al 65% del suo PIL.
Se si parla di NAFTA e di Canada, è necessario partire da un dato: il 76% delle esportazioni canadesi sono dirette agli Stati Uniti, mentre solo il 18% delle esportazioni statunitensi sono dirette al Canada. Questo implica che il trattato non è indispensabile per Washington quanto lo è per Ottawa, che qualora il NAFTA dovesse crollare ne sarebbe pesantemente colpita. Il Canada non può più nemmeno vantare il ruolo di maggior partner commerciale degli USA, visto che è stato scavalcato nel 2015 dalla Cina.
In questo quadro, il Canada si trova sotto l’indesiderata pressione di Trump, che poco dopo il suo insediamento ha esortato all’avvio di negoziati, iniziati nell’agosto 2017, per riformare l’accordo. A fine gennaio si è concluso il sesto round negoziale e a inizio marzo si è tenuto il settimo, mentre per l’inizio di aprile è previsto che si tenga l’ottavo. Queste tempistiche così lunghe non devono sorprenderci, dato che rinegoziare – e negoziare – trattati multilaterali che coinvolgono una quantità enorme di materie è un processo estremamente laborioso che tocca un gran numero di interessi.

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Fig 1. – Il premier Justin Trudeau in visita alla Reagan Presidential Library, dove ha preso le difese dei rapporti commerciali tra Canada e USA

2. TRATTATO SOTTO ATTACCO: LA STRATEGIA DI TRUDEAU

Cosa vuole esattamente rivedere Trump del NAFTA? Innanzitutto, punta a modificare la cosiddetta “regola d’origine” per le auto, che attualmente prevede che il 62,5% del materiale di cui è fatta un’auto provenga dall’area nordamericana. Washington quindi non solo spinge per un innalzamento di questa percentuale – al fine di ridurre le importazioni di componenti da Stati al di fuori dell’area NAFTA, quali la Cina – ma propone anche una norma che imponga che il 50% di un’auto venga prodotto con materiali statunitensi. In aggiunta, gli USA richiedono una sunset clause, ovvero una norma che faccia decadere il trattato se le parti decidono di non prorogarlo entro cinque anni.
Di fronte a questa situazione, il Canada sta attuando una strategia di ampio respiro per la “difesa” del trattato, o meglio, per raggiungere con gli USA il compromesso migliore possibile per i suoi interessi, che permetta sostanzialmente di mantenere lo status quo. Si tratta di una strategia di lungo periodo e che coinvolge un’area geograficamente vasta. Da mesi infatti il governo Trudeau intrattiene relazioni non tanto e non solo con Washington, quanto piuttosto a livello statale e territoriale, dialogando con centinaia di personalità della politica statunitense, tra governatori, membri del congresso e funzionari. Tra i suoi negoziatori, il governo liberale di Trudeau ha anche nominato informalmente membri del Partito Conservatore particolarmente noti negli USA – altro segnale di bipartisanship. Così facendo, Ottawa punta a influire sui negoziati anche dal livello “micro”, e non solo in un dialogo tra i due governi. Il governo Trudeau sa inoltre che conviene tenere la tensione bassa, mostrandosi pacato e propositivo negli incontri tra i due governi, disciplinando alla stessa linea i colleghi del Partito Liberale.

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Fig 2. – Da sinistra, il segretario all’Economia messicano Ildefonso Guallardo Villarreal, il ministro degli Esteri canadese Chrystia Freeland e lo US Trade Representative Robert Lighthizer, protagonisti dei negoziati trilaterali

3. GLI ESITI DEGLI ULTIMI NEGOZIATI: IL SESTO E IL SETTIMO ROUND

Aveva fatto un certo scalpore un articolo di Reuters di gennaio, proprio poco prima del round di Montreal, secondo cui il Canada era praticamente certo che gli USA fossero sul punto di far crollare il NAFTA. Alla luce del sesto round di fine gennaio, questa visione appare estremizzata, ma le prospettive non sono nemmeno rosee. Lo US Trade Representative Robert Lighthizer – vertice della controparte statunitense alle trattative – aveva infatti dichiarato che, nonostante qualche progresso, rimaneva ancora molto lavoro da fare. Le questioni spinose restavano sostanzialmente le solite, soprattutto la rule of origin per le auto, dato che Lighthizer aveva nettamente bocciato le proposte canadesi.
Dal canto suo Trudeau, che a febbraio era in visita negli Stati Uniti, si è recato alla Ronald Reagan Presidential Library e, con una mossa di un certo impatto, ha mostrato al pubblico il documento originale del trattato di libero scambio tra USA e Canada, firmato dallo stesso Reagan nel 1988. In questo significativo palcoscenico, Trudeau ha dichiarato “se il commercio tra Canada e Stati Uniti è una cattiva idea, allora non esistono buone idee, in chiara contrapposizione con la nota frase di Trump – “il NAFTA è il peggior accordo mai fatto”.
La linea del premier di tenere bassa la tensione ha mostrato in effetti di avere delle limitazioni, quantomeno negli ultimi tempi. Recentemente, Trudeau ha infatti affermato che lascerebbe il NAFTA piuttosto che accettare un cattivo accordo. Una retorica – un po’ in “stile May” – diversa da quella cui il Canada ci ha abituato, ma d’altronde giustificata dall’importanza della posta in palio.
Soprattutto, Ottawa ha avviato una disputa in seno al WTO contro Washington, reclamando che quest’ultima stia violando le regole internazionali imponendo dazi. Tale reclamo era stato presentato già a dicembre, ma il governo canadese ha scelto di annunciarlo pubblicamente solo poco prima che iniziasse il round di fine gennaio, in modo da fare pressioni sugli Stati Uniti. D’altronde, anche questo fa parte del “gioco” della diplomazia. Anche per questo, quindi, l’atmosfera a Montreal non è stata delle migliori, con Lighthizer che ha definito la mossa del Canada un massiccio attacco” al regime commerciale statunitense. Gli Stati Uniti hanno invece dichiarato che i dialoghi stanno andando particolarmente bene con i messicani: che sia questa una tattica di divide et imperaIn tutto ciò, incombeva anche lo spettro dei dazi su acciaio e alluminio, da cui alla fine i partner del NAFTA sono stati esentati. Se imposti, sarebbero stati un danno notevole per il Canada che esporta il 90% del suo acciaio verso il vicino meridionale. Ad ogni modo, anche per via di queste pressioni da parte degli USA, il settimo round, tenutosi a inizio marzo a Città del Messico, si è concluso senza un comunicato congiunto delle tre parti. In conclusione, i sette round non sono finora andati molto bene e rimangono difficoltà sulle questioni più divisive; tuttavia, rispetto alle avvisaglie iniziali, gli osservatori sono più positivi sulle possibilità di sopravvivenza del trattato.

Antonio Pilati

[box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

Nel gennaio 2017 Stephane Dion, il cui scarso inglese rischiava di danneggiare gli incontri con il team di Trump, è stato rimpiazzato al Ministero degli esteri canadese con Chrystia Freeland, persona che ha maggiori legami con gli USA. Un altro segnale di quanto Trudeau non voglia lasciare nulla al caso, nel gestire i rapporti con il vicino meridionale.  [/box]

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Antonio Pilati

Da Brescia, classe 1995. Sono studente di Scienze politiche internazionali. Amo da sempre la storia, di qualsiasi periodo, e la geografia – soprattutto fare ricerche sui vari Paesi e le loro caratteristiche. Sono molto interessato agli Stati Uniti sotto ogni aspetto, in quanto Paese che ritengo avvincente e unico: non solo differente rispetto a qualsiasi altro, ma anche estremamente variegato al suo interno. Sono inoltre appassionato di calcio, di videogiochi strategici e di viaggi – specialmente per le grandi città -, che adoro preparare con la massima precisione.

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