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In 3 sorsi – L’Ocse, ovvero l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, osserva con grande attenzione i risultati economici del Perù negli ultimi 5 anni

1. PERÙ ED OCSE, UN LUNGO CORTEGGIAMENTO

Economia in movimento, quella peruviana. Traguardi importanti raggiunti ed una accelerazione verso obiettivi sociali, di equità fiscale e di sviluppo socio economico, che stanno mettendo in buona luce il Paese andino, che mira a far parte del ristretto gruppo di stati aderenti all’Ocse, di cui  al momento solo il Messico, fra gli stati latino americani, fa parte. Un progetto ambizioso per il Perù, sempre più proiettato come il suo vicino Cile a una economia di mercato, globale e di libera circolazione di merci e persone.
Il Perù a ragione della sua storica capacità di mantenere stabile e positiva la propria economia, riuscendo a diversificarla in svariati settori, tanto da renderla paragonabile a quella di un paese Europeo fortemente industrializzato, tenta di dare lustro al suo nome con un impegno formale ad aderire a tutta quella miriade di standard spesso difficili da raggiungere.

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Fig. 1 – Il presidente Kuzynsky a colloquio con Trump

2. LA CRESCITA ECONOMICA DEL PERÙ

Non solo Ocse, però. Il successo del Perù viene da lontano. Dalle liberalizzazioni dei primi anni 2000, dalla stabilità politica, dall’apertura del mercato e di prospettiva verso il fronte del Pacifico. Risultati spesso difficilmente ottenibili, come una diversificazione pesante dalla propria economia, la indipendenza economica, monetaria, alimentare, energetica, una fiscalità umana e rivolta al sociale e soprattutto al sostegno delle fasce più povere ma senza essere di impedimento alla libera impresa, il sostegno agli investimenti stranieri, agli investimenti diretti , alla logistica, all’ammodernamento del sistema finanziario e bancario, la spinta nel conferire sempre maggiori prestiti, i meriti del paese andino nell’ultimo ventennio. E poi ancora, ricordiamo il programma vasto e fortemente impegnativo a cui il Perù ha deciso di rispondere di petto accettando la sfida. Il paese negli anni ha saputo ritagliarsi il suo spazio per la virtuosità con cui ha maneggiato la cosa pubblica, gli investimenti e la diversificazione dell’economia.

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Fig.2 – Kuzynsky ed il suo omologo colombiano Santos siglano accordi bilaterali lo scorso 18 febbraio 

3. IL POTENZIAMENTO DEI SETTORI STRATEGICI

Quando altri paesi come Venezuela , Ecuador, Bolivia e Brasile spendevano risorse in programmi sociali per via del prezzo del petrolio oltre i 100 dollari, il Perù, a sua volta produttore ed esportatore di greggio, ha investito sopratutto nell’industria petrolifera riammodernandola, nella diversificazione in altri settori strategici soprattutto per l’Export, ha creato una economia inclusiva attraverso la partecipazione nelle decisioni della cosa pubblica del settore privato ed ha investito nel fattore Marca Paese, creando un Brand del proprio paese internazionalmente riconosciuto e favorendone immagine e lustro. Ottenendo, in questo, un rafforzamento dell’immagine e attirando così, come naturale conseguenza, il settore turistico.
Ad oggi Perù e Messico sono gli unici due paesi dell’ America Latina che investono a livelli di paesi sviluppati nel fattore marca paese, seguono a ruota ma assai distanti Argentina e Panama. Il Perù ha portato le tasse di importazione su quasi ogni bene tra lo 0% e il 2 % , contro percentuali anche del 40% e 50% in Ecuador e Venezuela. E a differenza di Ecuador e Venezuela, che non hanno reinvestito nel proprio settore petrolifero in ammodernamento tecnologie estrattive, oggi il Perù è l ‘unico paese a poter garantire estrazioni in crescita costante di barili contro la decrescita incessante degli altri paesi del continente. Una economia che, aprendosi al mondo, ha saputo coglierne gli aspetti positivi, mitigando ove possibile gli effetti deleteri della massiccia globalizzazione. Il paese oggi risulta essere un esempio riuscito di integrazione di economie di mercato e ridotta politica protezionista (tipica dei paesi in via di sviluppo che, non potendo diversificare in quanto manca una cultura industriale, sono costretti a ridurre la fuoriuscita di valuta con dazi doganali assurdi). I passi da fare sono ancora molti, per uscire dal fardello di paese in via di sviluppo, ma la sostanza c’è tutta.

Ivan Memmolo

[box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

In America Latina altri paesi hanno iniziato una politica di rigore sui conti pubblici e di rammodernamento dell’industria petrolifera e aprendosi a i trattati di libero commercio. Ne è un esempio il socialista Ecuador di Lenin Moreno che ha appena firmato un Free Trade Agreement con l’ Europa e prossimi saranno quello con Giappone e USA. [/box]

Foto di copertina di Dragon781O Licenza: Attribution-ShareAlike License

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